Un professore 3
INTERPRETI: Alessandro Gassman, Claudia Pandolfi, Nicolas Maupas, Damiano Gavino
SCENEGGIATURA: Sandro Petraglia, Valentina Gaddi, Sebastiano Melloni, Fidel Signorile
PRODUZIONE: Rai Fiction, Banijay Studios Italy
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 3 (36x50-60')
PRIMA MESSA IN ONDA: Rai1
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: RaiPlay, Netflix
GENERE: commedia drammatica, sentimentale, teen drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: turpiloquio, scene sensuali, threesome
Trovate la recensione delle stagioni precedenti qui.
La terza stagione di Un professore riparte da una frattura ormai strutturale: Anita e Dante non sono più insieme, ma continuano a perdersi in relazioni parallele, rimandando un confronto autentico. Il microcosmo narrativo si restringe ulteriormente quando Anita inizia a lavorare nella stessa scuola di Dante (e del figlio) come insegnante di inglese, rendendo inevitabile una vicinanza emotiva mai davvero risolta. L’arrivo di una nuova preside e di un giovane professore di fisica legato al passato di Dante – suo ex studente – contribuisce a spostare rapidamente il racconto dalla complessità relazionale a una proliferazione di intrecci sentimentali, sempre più centrali nella costruzione della stagione.
Il liceo, già nelle stagioni precedenti fortemente idealizzato, diventa qui uno spazio iperconnesso e poco plausibile anche all’interno del proprio universo narrativo. Nonostante l’introduzione di nuovi personaggi, nella stessa classe continuano a convergere figli, parenti e figure adulte coinvolte direttamente nelle dinamiche personali dei protagonisti, accentuando una sensazione di chiusura e di artificio che avvicina la serie a una dimensione sempre più soap, a scapito della credibilità complessiva.
Nel tentativo di intercettare la contemporaneità, la stagione introduce il tema della fluidità affettiva, mostrando studenti coinvolti in relazioni omosessuali, bisessuali o non esclusive, spesso guidati più dall’impulso e dalla curiosità che da un reale percorso di consapevolezza. Si tratta però di spunti trattati in modo superficiale, rapidamente assorbiti in dinamiche sempre più “soap”, che finiscono per spostare l’attenzione dal racconto formativo alla ricerca dell’effetto. Emblematico in questo senso è il suggerimento di un rapporto a tre – poi non realmente sviluppato – tra due ragazze, da sempre amiche, che si scoprono improvvisamente attratte l’una dall’altra senza una costruzione narrativa precedente, e un ragazzo legato sentimentalmente a una di loro. Una scelta che sembra più orientata a spingere i confini del prime time della televisione pubblica che a offrire una riflessione articolata sulle relazioni.
Gli adulti, forse ancora più degli adolescenti, risultano intrappolati in una cronica incapacità comunicativa: partner che si alternano, relazioni fugaci, sensi di colpa e solitudini che si accumulano senza trovare una vera elaborazione. Persino temi estremamente delicati, come il suicidio giovanile, vengono toccati solo lateralmente, rischiando di apparire strumentali all’economia del racconto.
Il percorso si chiude comunque con un lieto fine e con la maturità – almeno scolastica – dei ragazzi. Dante resta il cuore morale della serie, ma anche questa centralità appare indebolita: la sua crisi personale e professionale non trova uno sviluppo pienamente convincente, e il dispositivo delle lezioni filosofiche, pur restando riconoscibile, inizia a mostrare segni di stanchezza. Ne risulta una stagione carica di temi e situazioni, ma meno equilibrata e meno incisiva delle precedenti, soprattutto per un pubblico in cerca di un racconto educativo e coerente.
Eleonora Fornasari
Temi di discussione:
- Prime relazioni, scoperta di sé e bisogno di appartenenza nel percorso di crescita adolescenziale;
- Il tema del suicidio e del tentato suicidio in età giovanile, come segnale di fragilità profonda;
- L’uso di sostanze non solo come scelta individuale, ma come comportamento che può generare ricatti, pericoli e ripercussioni su terzi;
- Il confronto tra istruzione domestica e scuola tradizionale, con attenzione al ruolo di insegnanti e compagni nel percorso di crescita;
- La necessità, per i personaggi adulti, di fare i conti con scelte irrisolte, errori e fragilità che continuano a influenzare il presente e le relazioni educative;
- Le difficoltà emotive degli adolescenti e l’importanza di riconoscere i segnali di sofferenza, sottolineando il ruolo di adulti e istituzioni nel supporto e nella prevenzione;
- La rappresentazione di diverse configurazioni familiari, dalle famiglie monogenitoriali a quelle allargate, e il loro impatto sulla crescita dei giovani.