Poster della serie TV The Night Agent 3

The Night Agent 3

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Shawn Ryan
INTERPRETI: Gabriel Basso, Louis Hertham, Genesis Rodriguez, Fola Evans-Akingbola, Ward Horton, Jennifer Morrison, Stephen Moyer, David Lyons
SCENEGGIATURA: Munis Rashid, Anayat Fakhraie, Seth Fisher, Eileen Myers, Corey Deshon, Imogen Browder, Andres Smith, Aiyana K. White
PRODUZIONE: MiddKid Productions, Exhibit A, Project X Entertainment, Sony Pictures Television
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 3 (30x45-56')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: azione, thriller
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: violenza diffusa; una sequenza sessuale appena accennata; turpiloquio.

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Dopo i rivolgimenti della seconda stagione, Peter Sutherland è ora coinvolto in un audace doppio gioco, stretto tra «Night Action» (programma segreto di controspionaggio di cui è membro) e l’infido Jacob Monroe, eminenza grigia i cui traffici illeciti coinvolgono nientemeno che il neopresidente Richard Hagan. La nuova missione di Peter è come trovarsi sotto serrato assedio: assedio che ne mette sempre più a dura e dilemmatica prova la rettitudine (e la reputazione) che vorrebbe preservare.
Oltre a intrappolare il suo protagonista in test morali sempre più insidiosi, la terza stagione di The Night Agent lo circonda di avversari particolarmente potenti, scaltri e subdoli: ragion per cui l’ultimo ciclo di episodi offre uno spettacolo superiore a quello precedente. E restituisce un Peter più simile a quello della stagione inaugurale, recuperandone un risvolto che sembrava essersi smarrito.

 

 

Approfondimento 

 

Nella prima stagione, il tormento fondamentale di Peter Sutherland era quello di riconquistare un nome immeritatamente infangato, a causa dell’infausto e pubblicamente noto tradimento commesso un tempo da suo padre, l’agente Peter Sutherland Sr. Nel corso della seconda, si trattava di non ripeterne l’errore. Il Peter di oggi racchiude in sé entrambe le sfide: per quanto meno incline a volersi conquistare il consenso del mondo, resta intatta in lui l’ansia non soltanto di non essere un traditore, ma neppure di apparire tale.
E la terza stagione dischiude uno strato ulteriore nel sempre più articolato rapporto tra Peter e l’ossessivo fantasma di suo padre. Un fantasma che è un vero e proprio fardello: l’obbligo autoimposto di dimostrarsi all’altezza delle aspettative del mondo – aspettative che suo padre ha deluso –, mentre in lui si dimena il recondito timore che, forse, nessuna dimostrazione potrà mai bastare. Questo e altro viene portato in luce da uno scavo che promette ulteriori rivelazioni in futuro; e che, per la prima volta, introduce inediti retroscena riguardo la madre.

 

Il tribunale della storia

L’insistenza di The Night Agent sulla differenza tra l’essere eroici e l’essere considerati tali non è nuova. Non c’è combattimento che non imponga rinunce; non c’è bene da raggiungere che non preveda un prezzo da pagare. E lo specifico sacrificio – anche se non l’unico – cui la serie ha scelto di dedicarsi è quello dell’incomprensione: il coraggio autentico deve accettare il rischio della disapprovazione, di non essere riconosciuto come tale. Non soltanto che il suo merito rimanga invisibile e dunque sconosciuto, ma che venga perfino frainteso.
Tuttavia, The Night Agent riconosce quanto precipitosi possano essere i giudizi altrui sull’operato di una persona, le valutazioni della sua condotta. Il racconto si serve della segretezza e del doppiogiochismo tipici di ogni spy story per evidenziare quanta difficoltà si può incontrare nel decifrare le reali intenzioni o preoccupazioni di una persona, il vero oggetto del suo amore.  Soprattutto quando si tratta di trarre un bilancio del suo impatto sulla vita di un popolo, sull’intera storia umana. La proverbiale sentenza dei posteri non è immune agli errori: grande può essere il divario tra giudizio storico e persona reale. La storia conoscerà mai Peter Sutherland – padre e figlio – per davvero?

 

Rispondere alla chiamata

Di giudizio storico si tratta quando si definisce Peter «la reliquia di un’altra epoca», mettendone a confronto il tacito codice d’onore – un sotterraneo riferimento all’antica cavalleria – con il diffuso disinteresse all’etica proprio del mondo contemporaneo. Una distinzione – per quanto eccessivamente semplicistica – che evidenzia quanto Peter sia un pesce fuor d’acqua. E che si domanda se e quanto una persona simile possa mai (ri)ottenere cittadinanza nell’era odierna: un sottotesto che sembra attraversare il racconto da sempre. Senza tuttavia dimenticare che l’inflessibilità morale di Peter è almeno in parte figlia di una severità punitivamente autoinflitta.
Tutto ha avuto inizio con una chiamata: letteralmente. A trascinare Peter Sutherland in trenta episodi di battagliera missione è stato l’anomalo squillo notturno di un telefono, posato su una spoglia scrivania nei sotterranei della Casa Bianca. Un riferimento al fatto che la vita, prima ancora che un’iniziativa personale, ha i tratti della risposta a un’inattesa convocazione, l’accettazione di un incarico non preventivato.
Sottotraccia, The Night Agent sembra interrogarsi sul significato stesso di «chiamata»: come riconoscerla? Come affrontare il sacrificio che richiede? Cosa significa davvero «sacrificio»?

Marco Maderna

 

Temi di discussione

  • La non necessaria coincidenza tra l’essere e l’apparire meritevoli;
  • La differenza tra la persona reale e il giudizio storico che la riguarda;
  • Cosa significa rispondere ad una chiamata.

Trailer The Night Agent 3