Untamed
INTERPRETI: Eric Bana, Lily Santiago, Rosemary DeWitt, Sam Neill, William Smillie, Wilson Bethel
SCENEGGIATURA: Mark L. Smith, Elle Smith
PRODUZIONE: Bee Holder Productions, Escape Artists, John Wells Productions, Warner Bros. Television
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (6x47-51')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: thriller
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: qualche scena cruenta
Kyle Turner è uno scontroso ranger del maestoso e silente Parco Nazionale di Yosemite. Quando una giovane sconosciuta precipita dalla sommità della vertiginosa rupe di El Capitan, Turner indaga sulla sua morte. Con lui, la giovane Naya Vasquez, appena giunta da Los Angeles nelle tacite lande dello Yosemite. Ma lo strano caso dell’El Capitan è solo l’ultimo di una sinistra catena di eventi che funestano il parco da anni.
La particolarità di Untamed, la cui incalzante trama è quella di un classico thriller, è l’aver ambientato la sua tenebrosa vicenda nel sublime scenario di una natura selvaggia ma dorata: una terra ai confini della civiltà, con le sembianze di un incanto fuori dal tempo. Un lembo di paradiso, le cui viscere sembrano tuttavia incubare un germe maligno: un germe che non ha a che fare soltanto con la violenza, ma con l’ombroso mondo interiore di certi suoi abitanti. Primo fra tutti Kyle Turner.
Approfondimento
Il corpo che cade in picchiata dalla rupe è come una meteora che si schianta dal cielo. Un «evento celeste» (così viene definito), col sapore di un sinistro presagio di morte. È questo il messaggio che gli astri hanno voluto inviare agli esseri umani? Siamo al cospetto di una natura benevola o alla mercé di una presenza maligna? Infatti, nonostante la magia del paesaggio, un retropensiero pensoso e dolente grava su Untamed fin dai primi minuti: una riflessione sulla trascendenza, che la storia innesta sul caso poliziesco della giovane morta. Forse un suicidio, forse no.
Comunque sia, l’Eden è stato infranto: il male è riuscito a strisciarvi dentro. Per la verità, la sua malaugurata intromissione risale a tempo prima: infatti non è la prima volta che qualcuno, nello Yosemite, muore in circostanze sospette. E non è da qualche giorno – il perché ci viene svelato in seguito – che Kyle Turner è preda di un logorante, visibile, tormento: anche se il suo fido cavallo gli conferisce le sembianze del cowboy di un tempo, si tratta di un cowboy senza baldanza. Qualcosa nel suo rapporto col mondo circostante si è da tempo incrinato: la sua fiducia nell’esistenza si è spenta.
Al cospetto della natura
Untamed mostra infatti la variegata gamma di atteggiamenti che l’imponenza della natura incontaminata infonde in chi si trova a tu per tu con lei, lontano dall’ambiente artificiale creato dall’uomo. C’è chi contempla una mandria di cervi come fosse un miracolo raro, l’apparizione di creature fatate. Altri cercano di fondare società estranee al consesso umano, o di agire al riparo dall’autorità civile, alla cui legge subentra quella personale (o quella della giungla), fino al punto di credersi liberi di uccidere impunemente. Vi sono poi i discendenti degli indiani Miwok, per i quali ogni fruscio di foglie al vento è l’alitare di un’anima vivente, ogni stella una profezia.
È chiaro che il parco di Yosemite non è solo un paesaggio fisico, ma una regione dello spirito: spirito che per Turner fa rima con l’ignoto. Solo la millenaria saggezza degli indigeni sembra fornirgli una chiave d’accesso all’enigma della realtà intorno.
Minaccia e colpa
E forse anche all’enigma di sé stesso. Difatti, a dilaniare il cupo ranger (e non lui solo) non sono soltanto le minacce esteriori: è un annoso senso di colpa che non riesce a trovare pace. Ed entrambi i flagelli, violenze o castighi autoinflitti, hanno spesso a che fare con i propri figli, con l’(auto)accusa di non averli protetti o cresciuti a dovere: qui sembra annidarsi il peccato originale che ha rotto l’armonia primigenia del mondo. La natura saprà anche essere un’incantevole poesia a cielo aperto: ma le relazioni umane, a partire da quelle intrafamiliari, possono essere teatro di disastri infernali. Anche se, come ci viene detto, attribuirsi la responsabilità di ogni fallimento o misfatto non è la soluzione: anzi, è un veleno che non fa che raddoppiare ed esasperare il dolore.
Due forze indomite
«Untamed» significa «non addomesticato», «indomito». Chiaramente, il primo riferimento è alle cime, alle cascate, alla fauna e alle foreste non toccate da mano d’uomo: indomite non solo nella loro potenza, ma anche nella loro bellezza. Ma c’è un’altra forza, in guerra con la prima, altrettanto refrattaria a farsi governare: una forza che può assumere i tratti di un feroce demone interiore. Purtroppo, la serie non è del tutto univoca e trasparente nell’identificare quest’ultimo; più in generale, nel descrivere la radice del male che cala la sua ombra sul terreno di scontro di Yosemite.
Grosso modo, i sentieri tracciati dai sei episodi conducono qui: il vero problema non sono i guai che sembrano piovere dal cielo. Il vero caos che è urgente affrontare è quello che si agita nell’uomo.
Marco Maderna
Tematiche educative:
- La benevolenza o meno della natura nei confronti dell’uomo;
- La guarigione dal senso di colpa;
- La vera origine del caos nel mondo: nell’accadere degli eventi o nel modo di reagire dell’uomo?