Uno Sbirro in Appennino
INTERPRETI: Claudio Bisio, Valentina Lodovini, Chiara Celotto, Elisa Di Eusanio e Michele Savoia
SCENEGGIATURA: Fabio Bonifacci, Valentina Gaddi
PRODUZIONE: PICOMEDIA, RAIFiction
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (8x50’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Rai1
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: RaiPlay
GENERE: giallo, sentimentale, commedia
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >12
Presenza di scene sensibili: linguaggio volgare, sostanze stupefacenti, immagini macabre (episodi 5 - 6 - 7), nudo.
Tra le valli e le vette dell’Appennino bolognese, nell’immaginario paesino di Muntagò, viene spedito per motivi disciplinari il simpatico commissario Vasco Benassi, che aspirava a guidare “la omicidi” di Bologna e invece si ritrova in un commissariato di provincia, invischiato nelle sabbie mobili, fatte di dolori sepolti e ferite mai rimarginate, della sua terra natale. Sì perché il caso vuole che il provvedimento punitivo riconsegni l’esuberante sbirro proprio ai suoi luoghi d’origine, dove ha un passato da dongiovanni e un lutto famigliare da elaborare, in cui è coinvolto in prima persona e del quale, nonostante siano passati tanti lunghi anni, si sente ancora responsabile: un incidente automobilistico, una sorella deceduta, una famiglia disgregata. La casa vuota in cui Vasco torna ad abitare è il luogo del dolore, anche se in questa serie c’è davvero poco spazio per patemi d’animo, a vantaggio dei casi gialli che si mischiano con tanta commedia (Claudio Bisio non ha bisogno di presentazioni, il regista Bonifacci è anche e soprattutto uno sceneggiature di commedie, alcune di grande successo).
In questo contesto ameno ma selvaggio, incantato e quasi fuori dal tempo, tra furti di legname e assassini seriali, vanno in scena le disavventure di un manipolo di simpatici personaggi, connotati regionalmente (come nella migliore tradizione della fiction italiana).
Approfondimento
Uno Sbirro in Appennino è quindi una serie immersa nel verde e vagamente nostalgica, un po’ decadente come le scenografie, autentiche e sgarrupate, che raccontano un mondo sospeso tra presente e passato, tra civiltà e natura selvaggia.
L’ambientazione è il luogo della memoria, con una storia (anzi, più di una) da scoprire e da raccontare, tanti legami da riallacciare, amici da riabbracciare, conti in sospeso da saldare.
La struttura narrativa non può prescindere, dato il genere giallo, dalla verticalità dei casi che si sviluppano sui 100 minuti e su cui il protagonista indaga coadiuvato da una serie di aiutanti – autoctoni e non, ciascuno con il suo ruolo – mentre le linee orizzontali sono abbastanza esili ma sempre presenti, senza appesantire la narrazione: in particolare raccontano la ricomposizione di un nuovo nucleo famigliare, un po’ strampalato, attorno proprio allo sbirro solitario, chiamato ad un percorso di guarigione e maturazione che lo porti a riscoprire legami sentimentali e famigliari. Infatti se da una parte, per contingenze materiali, accetta di mettersi in casa la giovane ed ambiziosa Amaranta, collega napoletana – che per età potrebbe essere sua figlia ma più che altro fa pensare a quella sorella minore che ha perso tragicamente tanti anni prima – dall’altra fa tira e molla con la sua ex (Valentina Lodovini) che ha mollato tanti anni prima per l’incapacità di impegnarsi in relazioni serie, e che adesso è diventata la sindaca di Bologna, spaventata, ferita ma anche pronta a tornare alla carica con il suo vecchio amore, mai dimenticato.
Ad ogni modo, i sentimenti in gioco sono decisamente tutti molto positivi, così come il messaggio e la visione sulle relazioni, il tutto condito da una persistente ironia che viene esaltata dalla centralità e dalla caratterizzazione della provincia italiana. Per certi versi ricorda il commissario Montalbano ma un po’ più a nord, senza mare e con tante montagne.
Gabriele Cheli
Tematiche educative:
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