Un uomo vero (A Man in Full)


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: David E. Kelley (basata sul romanzo di Tom Wolfe)
INTERPRETI: Jeff Daniels, Diane Lane. Lucy Liu
SCENEGGIATURA: David E Kelley
PRODUZIONE: David E. Kelley Productions, Royal Ties Productions
ANNO DI USCITA: 2024
STAGIONI: 1 (6x38-48')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: drammatico

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >18
Presenza di scene sensibili: uso di alcol e droga, scene a contenuto sessuale e di nudo.

A Man in Full – questo il titolo originale della miniserie in sei episodi – è anche il titolo del romanzo di Tom Wolfe da cui la serie è tratta. Al centro della vicenda troviamo Charlie Croker (il sempre bravo Jeff Daniels), che interpreta un magnate dell’edilizia nella città di Atlanta. Ha costruito un impero finanziario partendo dall’essere una star del football della sua squadra universitaria. Ora però tutto quanto ha costruito sta per andare in frantumi poiché la sua banca di riferimento gli chiede di rientrare dal suo debito miliardario. Croker, corredato da giovane moglie trofeo, battute di caccia nel weekend e ville sfarzose, si affida ad un giovane avvocato afroamericano – Roger White – ricco e con una bella famiglia, che prova a salvare la pelle a Charlie. Nel frattempo, l’avvocato deve difendere anche il marito della segretaria di Crocker, anche lui afroamericano, che è stato arrestato per aver aggredito un poliziotto in seguito ad una multa in un parcheggio. White rappresenta in un certo qual modo il doppio lato della legge: da un lato gli ostacoli che incontra nel difendere un giovane afroamericano incensurato e dall’altro il piano di ascolto ben diverso che ha quando l’imputato è un ricco magnate bianco. Attorno a questo asse portante gravitano una serie di altri personaggi in un racconto che è insieme parabola umana, critica sociale e indagine di una società – quella americana – che deve fare i conti con le grandi contraddizioni che corrono al proprio interno.

 

 

 

 

 

 

Approfondimento 

La serie indaga, in modo molto preciso e verticale, lo spaccato di un personaggio larger than life, eccessivo, raccontandolo nel suo momento di baratro. Mentre tutto gli frana da sotto i piedi, Croker cerca in tutti i modi di trovare una via di fuga dai suoi guai finanziari ma la sua caduta pare inarrestabile. È infatti un uomo che non ha più lo stesso passo del suo tempo, le cui battaglie sono antistoriche o comunque non sentite. Rappresenta una nicchia che non interessa. Anzi, peggio: che è ritenuta a tratti detestabile. La sua parabola – tragica e dal finale inaspettato – mette a tema la divaricazione tra il proprio percepito personale e l’immagine pubblica che gli altri hanno. È questa discrepanza uno degli assi tematici del racconto ma diversi sono gli argomenti trattati nella serie (non da ultimo il razzismo e il ruolo del denaro nella società contemporanea).

 

Un legal finanziario in cui manca un po’ di approfondimento

 

Un legal finanziario non così ostico nell’approccio come alcune serie parenti – tipo Billions o Succession – ma nemmeno così sofisticato e sottile. Predomina infatti un certo senso di compressione, come se troppi fatti fossero raccontati in troppo poco spazio. Questa approssimazione emerge anche nella definizione di alcuni personaggi, o tagliati con l’accetta o poco graduali (e quindi naturali) nei loro cambiamenti interiori. L’affresco sociale – acuto e a tratti impietoso – che era presente nel romanzo di Wolfe, viene ridotto nella sua trasposizione audiovisiva a un susseguirsi di accadimenti ma quello che si perde è l’atmosfera, la resa del dettaglio (efficace letterariamente, meno visivamente). C’è una vocazione chiara all’intrattenimento (cosa che sta perfettamente nelle corte del creatore della serie, David E Kelley, che ha realizzato prodotti come Ally McBeal o Big Little Lies) ma manca l’aspetto dell’approfondimento, del mostrare più strati che stanno sotto la superficie degli eventi. La parabola di Crocker, umanamente interessante, è in parte ricondotta a degli stereotipi sociali mentre appare deficitaria la definizione dei chiaroscuri. La critica sociale del libro di Wolfe si è persa e, se si toglie quella, si ottiene un racconto solido (poiché c’è il mestiere) ma poco incisivo. Ergo, purtroppo, non così indimenticabile. Rimane in ogni caso una serie con dei pregi, un prodotto solido e di qualità media. Forse, date le premesse, promette più di quanto mantenga.

 

Gaia Montanaro

Temi di discussione:

  • La dicotomia tra la propria immagine pubblica e la propria identità personale e privata.
  • Il razzismo e le differenze sociali nell’ America progressista.
  • La messa in discussione della centralità del profitto come fonte di felicità personale.