The Testaments
INTERPRETI: Chase Infiniti, Lucy Halliday, Elisabeth Moss, Ann Dowd, Mabel Li, Mattea Conforti, Brad Alexander.
SCENEGGIATURA: Bruce Miller, Stuti Malhotra, Bayan Wolcott, Maya Goldsmith, Gianna Sobol, Sam Rubinek, Nate Burke, Elise Brown.
PRODUZIONE: MGM Television, 20th Century Television
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (10x40-52’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Hulu
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Disney+
GENERE: drama, distopico
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: violenza, immagini disturbanti, amputazione, omicidio, turpiloquio, scene di tensione, riferimenti sessuali e ad abusi sessuali.
Serie spin-off di The Handmaid’s Tale e anch’essa tratta dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood, The Testaments torna nell’universo distopico di Gilead – uno stato totalitario teocratico formatosi dopo un golpe avvenuto negli Stati Uniti –, per raccontarlo attraverso nuove prospettive femminili. La storia è ambientata alcuni anni dopo le vicende principali della serie originale e, tra i personaggi secondari, lo spettatore ritrova anche June Osborne (Elisabeth Moss), ora libera in Canada, ma sempre impegnata a distanza nella lotta per abbattere il regime.
Questa volta il racconto si concentra su un gruppo di giovani donne cresciute da sempre dentro Gilead: le cosiddette ragazze “prugna” (dal colore dei loro abiti), addestrate per diventare mogli di uomini potenti e madri. In particolare, al centro della storia ci sono due ragazze: Agnes (Chase Infiniti), ragazza “prugna” gentile e sensibile, e Daisy (Lucy Halliday), nata e cresciuta in Canada nel mondo reale, ma ora a Gilead come ragazza “perla”, cioè convertita e desiderosa, almeno in apparenza, di cambiare vita e tornare alla purezza candida dell’abito che indossa.
Agnes dovrà farle da mentore nella scuola femminile controllata e gestita da Zia Lydia, altro personaggio centrale in The Handmaid’s Tale e interpretata ancora una volta da Ann Dowd. Proprio lo spazio educativo diventa uno dei luoghi più inquietanti del racconto: non un ambiente per crescere liberamente, ma uno strumento di controllo ideologico, dove le ragazze vengono formate all’obbedienza, alla sottomissione e all’accettazione del ruolo che il regime ha imposto per loro.
The Testaments, proprio come The Handmaid’s Tale, sfrutta la vicenda distopica per trasformarla in una riflessione attuale sul potere, sul fine che giustifica i mezzi (o forse no?) e sulla necessità di conservare uno sguardo critico di fronte a ogni forma di autoritarismo.
Approfondimento
Il legame con The Handmaid’s Tale
Per comprendere la forza del racconto è utile tornare al legame che unisce The Testaments alla serie madre. Non è un caso che compaia di nuovo June, quasi come una presenza dietro le quinte, che muove i fili da lontano. A Gilead è rimasta infatti Hannah, la sua prima figlia, che le era stata strappata ai tempi del golpe, quand’era molto piccola, e che è stata cresciuta all’interno della famiglia di un Comandante, una delle massime cariche della teocrazia. Non ci vorrà molto, allo spettatore, per capire chi sia Hannah in questo nuovo racconto.
Il mondo di Gilead, però, non è più esattamente quello conosciuto da June: le Ancelle, le donne costrette alla procreazione con i Comandanti, sono rimaste ormai poche, perché la fertilità generale è migliorata e più ragazze destinate a essere Mogli hanno il ciclo mestruale, interpretato come una benedizione divina. Questo non significa che il regime sia cambiato davvero: terrore, controllo e repressione continuano a dominarlo.
Agnes e Daisy: due sguardi su Gilead
Uno degli aspetti più interessanti della serie è il doppio punto di vista offerto dalle protagoniste Agnes e Daisy. Agnes rappresenta lo sguardo di chi è cresciuto dentro Gilead e comincia progressivamente a riconoscerne le contraddizioni; Daisy, invece, incarna lo sguardo esterno di chi si ritrova catapultato nella brutalità di quel mondo e ne rimane scioccato, condividendo così la reazione dello spettatore.
Mentre Daisy ha conosciuto un mondo libero, dove è possibile amare chi si vuole e scegliere per sé stesse non solo un partner, ma una carriera di studi o una professione, l’unica realtà conosciuta da Agnes è quella di Gilead e il suo più grande desiderio è essere promossa a Moglie e soddisfare le aspettative che la famiglia e la società hanno su di lei.
Educazione, matrimonio e controllo
Nella scuola guidata da Zia Lydia, le ragazze non vengono soltanto educate al ricamo o alle buone maniere, ma a diventare mogli e padrone di casa perfette. Per raggiungere quest’obiettivo, le Zie, sadiche paramilitari addette a insegnare la disciplina e i rituali, non esitano a ricorrere a punizioni crudeli ed esemplari.
Abuso, colpa e ipocrisia morale
Dentro questo sistema emerge con forza il tema dell’abuso. La serie mostra l’ipocrisia di una società teocratica che invoca continuamente Dio, purezza e moralità, ma che di fronte agli abusi sessuali subiti da alcune giovani, preferisce insabbiare, dubitare delle parole delle ragazze, o attribuire loro la colpa di essersi rese troppo desiderabili e di avere quindi peccato per prime. La violenza maschile viene invece nascosta, soprattutto quando rischia di incrinare l’immagine pubblica del potere.
Le donne dentro al sistema
Interessante è anche la varietà dei personaggi femminili che popolano la serie. The Testaments non costruisce un universo femminile compatto o automaticamente solidale. Accanto alle ragazze che iniziano a dubitare della moralità del sistema, troviamo donne perfettamente integrate al suo interno, come la matrigna di Agnes, incapace di mostrarle vera empatia e interessata soprattutto a garantirle un buon matrimonio.
Allo stesso tempo, la serie lascia emergere anche relazioni femminili più autentiche e positive, soprattutto tra le ragazze che frequentano la scuola. Dentro un sistema che vuole controllare ogni sentimento, anche l’amicizia può diventare una forma silenziosa di resistenza.
In questo quadro si intuisce anche l’esistenza di un sentimento romantico non ricambiato di una ragazza per la sua migliore amica, che culmina in un bacio sulle labbra. Non è però il sentimento in sé a essere presentato come problematico, quanto l’impossibilità di comprenderlo, nominarlo e viverlo dentro un sistema che controlla ogni forma di affettività. Proprio questo amore non corrisposto, represso e senza spazio di elaborazione, diventa il catalizzatore di un evento tragico destinato a cambiare per sempre la vita di alcune di loro.
Tono, estetica e impatto emotivo
La visione è molto dura e non adatta a un pubblico sensibile. Sono presenti immagini violente e disturbanti, tra cui corpi appesi, amputazioni e dettagli macabri. Flashback sul passato dei personaggi principali, voice over e cambi di punto di vista vengono usati per stratificare l’opera e allargare lo sguardo sull’universo narrativo.
Pur muovendosi in una cornice distopica, The Testaments resta ancorato a un immaginario vicino alla contemporaneità, non così distante o irrealistico per lo spettatore e proprio per questo, forse, così impattante.
Dal punto di vista visivo, la serie riprende l’estetica cupa, controllata e claustrofobica già caratteristica di The Handmaid’s Tale. Ambienti, costumi e ritualità contribuiscono a costruire un’atmosfera oppressiva, in cui ogni dettaglio sembra rimandare all’idea di sorveglianza, disciplina e perdita della libertà individuale.
Il cuore del racconto resta però il percorso di consapevolezza delle protagoniste: Agnes scopre progressivamente la forza di dubitare e mettere in discussione, mentre Daisy abbandona il pregiudizio iniziale per farsi paladina delle sue nuove amiche.
Anche se la presenza di protagoniste giovani potrebbe far pensare a una storia per adolescenti, The Testaments è ben lontana dalle atmosfere leggere e superficiali di molti teen drama: qui l’età giovane delle protagoniste non alleggerisce il racconto, ma lo rende, se possibile, ancora più disturbante.
Eleonora Fornasari
Tematiche educative:
- Controllo dei corpi femminili e repressione della libertà individuale
- Il fine giustifica i mezzi?
- Abusi sessuali, colpevolizzazione delle vittime e difficoltà a denunciare
- Ipocrisia morale nei regimi autoritari
- Rapporto tra obbedienza, paura e costruzione del consenso
- Educazione, indottrinamento e manipolazione delle giovani generazioni
- Amicizie, rapporti solidali e proibiti come forma di resistenza femminile
- Responsabilità delle figure adulte nei contesti educativi e familiari
- Violenza pubblica come strumento di disciplina e intimidazione
- Matrimoni combinati e d’interesse vs sentimenti d’amore spontanei ma “proibiti”.