Poster della serie TV The Pitt

The Pitt

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: R. Scott Gemmill, John Wells, Noah Wyle
INTERPRETI: Noah Wyle, Tracy Ifeachor, Patrick Ball, Katherine LaNasa, Shawn Hatosy
SCENEGGIATURA: R. Scott Gemmill
PRODUZIONE: John Wells Productions, Warner Bros. Television (Usa)
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (15x50')
PRIMA MESSA IN ONDA: HBO Max
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Sky
GENERE: medical drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: frequenti riprese esplicite di operazioni e interventi chirurgici che possono impressionare i più sensibili, al pari delle situazioni ansiogene raccontate.

CONSIGLIATA DA ORIENTASERIE

La serie è stata recensita in anteprima. Sarà disponibile su Sky Atlantic a partire dal 24 settembre.

 

Mattina. Il pronto soccorso di un immaginario grande ospedale pubblico di Pittsburgh. Il reparto – “the Pitt” – è stabilmente in crisi di organico. La sua sala d’attesa gremita fotografa bene il problema del “boarding” (le interminabili code per essere visitati) che affligge la sanità Usa, e non solo quella. Il dottor Robinavitch (Wyle), caporeparto, entra in servizio. È l’anniversario di un trauma subito durante il Covid. Se per quattro anni aveva evitato di lavorare in questo giorno, oggi ha deciso di reagire. Staremo con lui, con i suoi colleghi, con gli acerbi specializzandi, per le successive 15 ore della giornata, una per puntata (un turno ne durerebbe 12, ma la piattaforma voleva più episodi. Di qui la dirompente emergenza, apoteosi stagionale, che costringe tutti agli straordinari).
Casi a raffica, un vortice di interventi con zero margine di errore, diagnosi complicate, dettagli crudi e situazioni difficili da accettare, la vasta umanità dei pazienti e dei loro problemi non solo fisici, le dure lezioni imparate da chi è al suo battesimo “al fronte”, la resilienza di chi fa da anni questa vita. Come un odierno Sisifo, il dottore si fa carico di uno sforzo inesausto, senza fine. La serie è un inno all’altruismo che lo anima.

 

 

 

Approfondimento 

 

The Pitt è un viaggio sulle vie del dramma. Non teme di mostrarti quello che hai paura di pensare e di vedere. Ti porta per mano lungo le curve tragiche dell’esistenza.
Accetti di inoltrarti in questa direzione, convinto dalla bontà del protagonista (e, con sfumature diverse, a scendere, di coloro che gli obbediscono). Robinavitch è encomiabile nel fare di tutto e di più per salvare vite, nella competenza superiore, nel prendersi rischi, nell’assumersi il fardello della sofferenza morale dei pazienti (la struggente storyline dei due fratelli al capezzale dell’anziano padre, posti di fronte alla tentazione dell’accanimento terapeutico). Trepidi per lui mentre, in segreto, lotta contro il burnout.

 

Un medical “puro”, in cui rimaniamo bloccati nel pronto soccorso a fianco dei protagonisti

Poi, è vero, ci sono anche i momenti di alleggerimento comico distribuiti e dosati con parsimonia. C’è l’understatement e la brillantezza dei dialoghi in cui l’ironia sdrammatizzante punteggia l’abbondante gergo medico. C’è la simpatia per chi è novizio del mestiere e l’interesse per i conflitti tra colleghi. E c’è il coinvolgimento nelle vite private dei dottori. Che, però, conta su pochi e spesso brevi momenti: qualche confidenza, l’imprevisto arrivo in reparto di un familiare, un commento fugace. Perché la serie sceglie di essere un medical duro e puro, senza fasi esterne all’ospedale che diano respiro romantico o melodrammatico. Siamo assorbiti lì, su quella che gli sceneggiatori intendono – il pronto soccorso – come una linea di frontiera esposta ai vecchi e ai nuovi problemi della nostra società. A questo effetto immersivo, intrinseco al concept di The Pitt che ci lega al tempo lavorativo del reparto, contribuisce l’assenza di colonna sonora.

 

Volontà pedagogica di orientamento liberal

Non di rado traspare la volontà pedagogica. Nella scelta dei casi, nell’azione dei medici e nelle loro parole. Impariamo che l’abuso di oppioidi è una piaga, ma anche che non dobbiamo cader vittima di pregiudizi, perché ci sono malati che necessitano di tali analgesici. Veniamo persuasi che donare gli organi è nobile. Impariamo quanto è frequente la violenza sul personale sanitario.
La valenza “educativa”, come da atavica tradizione della serialità Usa, rispecchia le posizioni progressiste degli sceneggiatori quando i casi medici danno loro modo di esprimerle. The Pitt ha un orientamento liberal su temi come l’interruzione di gravidanza (Rabinovich disposto a violare le norme per aiutare un’adolescente ad abortire) o il confronto tra sanità pubblica e privata (l’ospedale che non ha risorse e potrebbe esser venduto, trasformato in un centro senza reparto d’urgenza).

 

Un prodotto non del tutto innovativo, ma ben fatto e coinvolgente

Una delle migliori serie in circolazione. Certo, nulla di radicalmente nuovo. La filiazione dalla gloriosa ER – Medici in prima linea (gli autori e l’attore principale sono gli stessi) è innegabile. Anche in The Pitt, il pronto soccorso è ritratto come un ospedale da campo durante una guerra quotidiana. Ma il racconto è più asciutto, con più ritmo (senza perdere in fluidità) e più realismo (che implica maggior mostra di incisioni, parti interne e liquidi corporei).
Tipico di ER, e delle produzioni in cui è coinvolto lo showrunner John Wells, il casting straordinario: perfetti gli attori, dal principale all’ultima delle comparse. Tanti volti nuovi, mai un’espressione che non sia quella ideale in quel secondo di inquadratura.
Una macchina spettacolare impressionante. A tratti ideologica. A tratti bellissima.

Paolo Braga

 

Tematiche educative:

  • Il ruolo e le responsabilità del medico;
  • La precarietà delle nostre vite, che spesso dimentichiamo;
  • Il lavoro di squadra e il senso ultimo dell’impegno professionale.

Trailer The Pitt