The Madison
INTERPRETI: Michelle Pfeiffer, Kurt Russell, Beau Garrett, Patrick J. Adams, Elle Chapman, Amiah Miller, Alaina Pollack, Ben Schnetzer, Kevin Zegers, Rebecca Spence, Matthew Fox
SCENEGGIATURA: Taylor Sheridan
PRODUZIONE: Linson Entertainment Bosque Ranch Productions, 101 Studios, Paramount Television Studios
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (6x46-68') – rinnovata per altre due stagioni
PRIMA MESSA IN ONDA: Paramount Network
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Paramount Network
GENERE: drammatico, dramma familiare, sentimentale, western
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: qualche scena a contenuto sessuale non esplicita, occasionale turpiloquio con allusioni esplicite, occasionali sequenze di nudo, scene sessuali, una scena di un violento litigio tra sorelle.
Il matrimonio tra Stacey e Preston Clyburn resiste alla routine, alla fatica, all’inesorabile scorrere del tempo nella lussuosa Manhattan e dura da 39 anni. La solida unione della coppia contrasta tuttavia con l’insicurezza delle figlie: Abby, la maggiore, è divorziata, vive sulle spalle dei genitori e cresce da sola due ragazzine viziate; Paige, la minore, è una ventiseienne lagnosa ed egocentrica, sposata con Russell e lavora per un’agenzia di eventi. Cresciute in città, tra comfort e comodità, Stacey e le sue figlie sono abituate a standard alti che mal si sposano con la passione di Preston per il Montana e la pesca. Tutte le volte che può, Preston ama fare ritorno nella Madison River Valley per concedersi dei giorni con il fratello Paul e riconnettersi con la natura. Ma quando la tragedia colpisce la famiglia Clyburn, Stacey è costretta a recarsi in Montana insieme alle figlie, scoprendo per la prima volta quei luoghi tanto cari al marito. È qui che inizia davvero The Madison, una tra le ultime serie di Taylor Sheridan. Lontano dalle classiche dinamiche d’azione e violenza presenti in Yellowstone o in altre serie dell’autore, The Madison è un racconto più intimo e personale, incentrato per lo più su un universo femminile intergenerazionale. Il tema del lutto viene esplorato attraverso dinamiche relazionali e di contrasto dove a emergere sono le psicologie dei personaggi, i complessi legami familiari, ma soprattutto le differenze tra due mondi in netta contrapposizione. Sheridan ricorre ai flashback per sottolineare la complicità tra i coniugi, raccontando un amore autentico, raro e spiazzante e contestualizzando un dolore profondo e universale. Allo stesso tempo, i meravigliosi dialoghi tra Stacey e Preston, lasciano emergere la contrapposizione tra due diversi stili di vita, mettendo in evidenza un tema caro all’autore: il confronto tra l’anima progressista di città e quella più conservatrice del Montana. Nonostante uno sviluppo prevedibile, la serie è intensa e toccante, visivamente meravigliosa in ogni inquadratura, arricchita da una colonna sonora emotivamente coinvolgente – i più attenti coglieranno anche “La goccia” di Chopin- e da tocchi di leggerezza e poggia sulla profonda performance emotiva di una Michelle Pfeiffer in gran forma, che non fa rimpiangere la mancanza di particolari colpi di scena.
Approfondimento
Pur indagando temi comuni ad altre serie dell’autore – l’eredità, la terra, la responsabilità nelle relazioni familiari e personali –The Madison imbocca una strada più intima ed emotiva, dove il vero centro riflessivo risiede nella dimensione del contrasto. Che la direzione sia questa lo chiarisce il titolo: The Madison, difatti, fa riferimento alla Madison River Valley da un lato e alla Madison Avenue di New York dall’altro, due scenari che, seppur condividendo lo stesso nome, non potrebbero essere più lontani.
Dalla Big Apple al Big Sky Country: il primo livello
Al centro del dramma ci sono i Clyburn: viziati “topolini di città”. Stacey, la sola a essere profondamente segnata dal lutto, lascia la Big Apple per scoprire i vasti orizzonti del Big Sky Country, affacciandosi a questi luoghi tanto amati dal marito con rispetto e umiltà. The Madison gioca così sul primo livello del contrasto: quello tra New York e il Montana. New York è pericolosa e caotica, una città dove non è più possibile passeggiare neanche sulla Fifth Avenue, abitata da anime superficiali e nevrotiche, ossessionate dall’apparenza. Il Montana è un toccasana per l’anima, ti accoglie con i suoi spazi incontaminati, rigenera il corpo e ti culla nel silenzio. In questa oasi di pace, gli elementi di disturbo o di pericolo sono insiti nella natura stessa del luogo – il rumore del vento, lo scrosciare dell’acqua, i serpenti o i calabroni…
È questa totale libertà a favorire la rinascita di Stacey. Lei, che si era sempre rifiutata di accompagnare il marito, scopre la bellezza di questi luoghi attraverso il ricordo dei suoi racconti, le loro intime conversazioni e la lettura dei suoi diari, che aiutano la protagonista a orientarsi nel Montana e a rivalutare il suo altolocato stile di vita cittadino. Con questo espediente narrativo, Sheridan evidenzia il senso di vuoto, isolamento ed egoismo presente nelle grandi metropoli. Una posizione pungente ma poco apprezzata da molti critici che non hanno perso l’occasione per sminuire la serie.
Tra egocentrismo e solidarietà
Il contrasto gioca poi su un secondo livello: la caratterizzazione dei personaggi e il loro stile di vita. L’egocentrismo delle figlie di Stacey, cresciute nel lusso e sprovviste di obiettivi si contrappone alla genuina cordialità dei residenti. Se le giovani figlie e le nipoti si accostano all’esperienza in Montana lamentandosi in continuazione, i residenti locali, ancorati a solidi valori, accolgono i nuovi arrivati con premura e solidarietà. La contrapposizione lascia emergere un’altra evidente critica alla società moderna e alle nuove generazioni segnate da un individualismo esasperante, dalla dipendenza da cellulari, dall’ossessione per le diete e dal rifiuto di tutto ciò che non è politicamente corretto.
Nuovi necessari gesti d’amore per ripartire
The Madison ha un passo lento, lunghi scambi verbali e riflessioni filosofiche per esplorare il tema del dolore, della perdita e della riconciliazione. Tutti i personaggi fanno i conti con l’assenza della figura paterna e scoprono qualcosa di nuovo stando a contatto con i luoghi e con i residenti. Tuttavia, il terzo livello del contrasto si gioca proprio sulla sostanziale differenza tra Stacey e le altre figure femminili. In questo spazio, Stacey comprende di aver cresciuto due figlie troppo viziate e irrispettose, caratteristiche ereditate anche dalle sue nipoti. Mentre lei cerca un senso al dolore, le sue figlie sono incapaci di abbracciare un cambiamento. Un’amara consapevolezza che le imporrà un decisivo cambio di rotta e nuovi incomprensibili gesti d’amore. Perché c’è una bella differenza tra vivere pienamente e limitarsi a esistere, soprattutto in una New York dove l’esistenza suona ormai solo troppo vuota e desolante.
Marianna Ninni
Tematiche educative:
- L’evidente contrasto tra la vita a New York e la vita nel Montana;
- La famiglia come roccaforte per superare difficoltà e dolore;
- La bellezza di un matrimonio solido che resiste nonostante le intemperie della quotidianità;
- La difficoltà della genitorialità e delle relazioni con i figli e la consapevolezza che si può sempre rimediare agli errori.