The Crown – stagione 6


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: Peter Morgan
INTERPRETI: Imelda Staunton, Jonathan Pryce, Lesley Manville, Dominic West, Elizabeth Debicki, Olivia Wilson, Bertie Carvel, Khalid Abdalla, Salim Daw
SCENEGGIATURA: Peter Morgan, Jonathan Wilson, Daniel Marc Janes, Meriel Sheibani-Clare
PRODUZIONE: Left Bank Pictures, Sony Pictures Television, Netflix
ANNO DI USCITA: 2016-2023
STAGIONI: 6 (60x47-61')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: dramma storico-biografico

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: alcune scene di malattia e sofferenza, nell’episodio 8, possono impressionare i più sensibili.

CONSIGLIATA DA ORIENTASERIE

Ultima stagione di The Crown, ultima decade raccontata dalla serie biografica che si è guadagnata un posto tra le produzioni più belle di sempre. Gli anni dal 1997 al 2005 sono affrontati in due parti. La prima (quattro episodi) è dedicata alla relazione tra Diana e il rampollo miliardario egiziano Dodi Al-Fayed, fino all’incidente in cui i due trovano la morte e alle esequie in mondovisione. La seconda parte (i restanti sei episodi) è sugli assestamenti nella Royal Family: Charles e Camilla verso nozze che, tanto per cambiare, creano grattacapi a corte, il principe William elabora il lutto e all’università conosce Kate. Intanto Elisabetta resta compresa in un ruolo che la espone all’incomprensione dei familiari e della gente. E appare sempre più sola (neppure questa è una novità). Anche perché i sudditi sono ammaliati da Tony Blair, abilissimo a valorizzare la propria immagine.

Approfondimento 

Il tema della relazione e del conflitto tra due parti di sé

Lo sceneggiatore Peter Morgan aveva già affrontato la fine di Diana nell’apprezzato film The Queen (2006). Nella serie adotta un taglio diverso, lasciando ai margini la regina, concentrandosi sulla relazione tra due anime alla ricerca di sé. Finito il suo matrimonio, Lady D fronteggia intime insicurezze e una popolarità planetaria che la minaccia, ma che è anche una risorsa. Dodi dovrebbe emanciparsi dalla ingombrante personalità del padre (il magnate orchestra l’incontro con Diana e sogna le nozze del figlio, massima consacrazione della sua ascesa nella società britannica, poco disponibile ad accoglierlo).
Se The Crown aveva sempre prediletto puntate chiuse, gli episodi di questa prima parte di stagione si sviluppano in continuità. Sono, però, quelli più deboli. Probabilmente perché lasciano nel subconscio dello spettatore il dubbio che il dilemma della Principessa del popolo tra il dedicarsi ai figli e tutto il resto (amore, jet set, filantropia) sia un po’ autoprocurato (la scelta di essere innanzitutto madre era alla portata, i mezzi non mancavano…).

Il dramma della caducità

Superiore la seconda parte di stagione. Offre alcune puntate di prim’ordine. Ricordiamo quella (la cinque) dell’attrito tra William e Charles, che si conclude con una svolta dalla psicologia perspicace, con note umanissime. Anche l’ottava è di livello, regalando degno scioglimento ad un conflitto centrale, quello tra Elisabetta e la sorella Margaret, opposti che hanno bisogno l’uno dell’altro.
Ad alcuni non è piaciuta la soluzione, usata in più punti da Morgan, dei dialoghi con un personaggio che ritorna dopo la sua morte. “Il fantasma è un espediente da soap opera” (vedi Taylor e Stephanie in Beautiful). Obiettiamo: vero, ma The Crown, con la sua grande disfunzionale famiglia dal sangue blu, ha sempre avuto anche un lato soap. Cui però unisce pennellate di gusto shakespeariano (e in Shakespeare i fantasmi ci sono). Inoltre, secondo Morgan, non si tratta di fantasmi, ma del confronto con il ricordo di qualcuno che si è appena perduto per sempre, e che si sente ancora vicinissimo. Osserviamo, concordando con lui, che tutto ciò è anche perfettamente in linea con il tema generale della stagione: il dramma della caducità (degli umani, delle loro istituzioni, del potere), il dramma degli addii. Motivo che ha sempre interessato Morgan (non solo già in The Queen, ma anche in Rush e in Frost/Nixon). Motivo magistralmente affrontato nell’ultimo episodio della stagione, epilogo definitivo della serie.
Il finale fa tutto quello che deve, al meglio. Sorprende. Conferma una formula (accrescendo di significato le scelte di recasting). Tira le fila, chiudendo l’intima lacerazione di Elisabetta (vincerà il dovere, o il desiderio? L’istituzione, o la persona?). Omaggia il personaggio di finzione per cui abbiamo trepidato, e quello storico, alla luce della cui morte l’episodio è stato scritto. Di rara bellezza.

Paolo Braga

 

Temi di discussione

  • La caducità;
  • lo star system e i mass media;
  • il confronto tra culture.