Ted Lasso – Aggiornamento terza stagione


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: Jason Sudeikis, Bill Lawrence, Brendan Hunt, Joe Kelly
INTERPRETI: Jason Sudeikis, Juno Temple, Hannah Waddingham
SCENEGGIATURA: Brendan Hunt, Joe Kelly, Bill Lawrence, Jason Sudeikis e altri
PRODUZIONE: Ruby’s Tuna Inc., Doozer, Universal Television, Warner Bros. Television Studios
ANNO DI USCITA: 2020 - in corso
STAGIONI: 3 (22x29-33’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Apple TV+
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Apple TV+
GENERE: commedia

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >15
Presenza di scene sensibili: battute a sfondo sessuale o con uso di linguaggio scurrile

(trovate la recensione delle stagioni precedenti qui)

 

Dopo un secondo capitolo più intimo e focalizzato sulla salute mentale, la terza stagione di Ted Lasso si apre su toni più leggeri: viene rimesso al centro il bisogno di vincere, o almeno di provarci davvero (piuttosto comprensibile data la serie di sconfitte quasi ininterrotte subite dall’AFC Richmond) e viene inserito un nuovo calciatore, Zava, in grado di scompaginare gli equilibri raggiunti dalla squadra. Ma così come Zava è un personaggio dal respiro corto, perché incapace di farsi toccare profondamente da Ted, la sensazione generale di questa stagione è che tutti i personaggi abbiano già preso dall’allenatore quello che potevano e, raggiunta la loro “maturitá”, siano pronti a intraprendere la loro strada nel mondo.
Questo fa sì che, nel corso della stagione, si perda un po’ lo spirito del team e a dominare siano le storylines personali. Di conseguenza gli episodi, nell’affanno di seguire tutti, raramente riescono a durare meno di un’ora, e si soffre lo sbilanciamento fra alcune linee più riuscite (non a caso proprio quelle in cui i personaggi interagiscono di più fra loro, come accade per lo splendido duo rappresentato da Roy Kent e Jamie Tartt) ed altre che virano in maniera troppo repentina o che pagano qualche scotto in termini di credibilità. Nella terza stagione è molto presente la tematica delle relazioni omosessuali, a volte inserite in modo pretestuoso nella narrazione. Nel complesso, è difficile liberarsi dalla sensazione che questa stagione rappresenti un collage di spin-off o un lunghissimo epilogo, ben prima di arrivare al finale.
Ma anche questa scelta, in fin dei conti, rimane coerente con le premesse di una serie che ha sempre affermato, attraverso il suo protagonista, la possibilità di cambiare per il meglio. La presenza di Ted è stato il motore che ha innescato la crescita degli altri personaggi e, in un panorama seriale spesso dominato dai infiniti rilanci e dilazioni, è rasserenante sapere che dopo tre stagioni ci si può fare da parte con la certezza di avere adempiuto al proprio compito. Perché, come Ted annota sulla bozza del libro scritto dal giornalista Trent Crimm e provvisoriamente intitolato Il metodo Lasso… “It’s not about me. It never was” (“Non si tratta di me. Non si è mai trattato di me”).

Giulia Cavazza