Task
INTERPRETI: Mark Ruffalo, Tom Pelphrey, Emilia Jones, Fabien Frankel, Thuso Mbedu, Raul Castillo, Alison Oliver, Sam Keeley
SCENEGGIATURA: Brad Ingelsby
PRODUZIONE: Low Dweller Productions, Public Record, wiip, HBO Entertainment
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (7x58-65')
PRIMA MESSA IN ONDA: HBO
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: NowTV
GENERE: crime
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: violenza diffusa, anche cruenta; sporadiche sequenze sessuali; abuso di alcool; turpiloquio.
Tom Brandis è un ex-sacerdote cattolico, ora al servizio del FBI. Gli vengono affidati tre giovani agenti, riuniti in una speciale task force: l’incarico è quello di fermare Robbie Prendergrast, anonimo netturbino, responsabile di una catena di furti presso abitazioni adibite a deposito di carichi di droga. Abitazioni controllate dai Dark Hearts, gang di motociclisti capitanata da Jayson Wilkes. Lo scontro tra i contendenti si fa una serrata lotta senza quartiere. Fronti di guerra vengono ad aprirsi anche all’interno delle rispettive famiglie; gli schieramenti si fanno sempre più instabili ed incerti.
Task è un’avvincente miniserie, dotata di una composita ma ben profilata galleria di personaggi, ognuno portatore di una storia personalissima ed unica, ciascuna delle quali meriterebbe una trattazione tutta sua. Tuttavia, certe sottotrame non sono troppo inerenti al racconto complessivo; e i sette episodi stentano ad estrarre un tema unitario dalle vicende dei singoli. Fortunatamente, pur nella parziale dispersione, Task ha un evidente bersaglio da colpire: la fede in Dio ha ancora qualcosa da dire al mondo?
Approfondimento
Da cappellano del FBI a suo agente. Da sacerdote a padre di tre figli, di cui due adottivi: il passato di Tom Brandis non potrebbe essere più singolare. Né più eloquente: se c’è qualcosa che lo accomuna al suo rivale Robbie Prendergrast (e non solo) è l’ombroso retropensiero di un Dio Padre lontano nel tempo, di cui a lungo si è parlato nei secoli e di cui qualcuno parla ancora. Ma quanti possono dire di avervi mai avuto un rapporto personale? In fondo, Dio non sembra altro che una diceria. Eppure è una diceria che non demorde, una nostalgia che non trova riposo.
La serie non fa che tornare con insistenza su questo strano convitato assente, tanto invisibile eppure tanto ingombrante; così familiare – l’America lo ha da sempre nel proprio DNA – eppure diventato così sconosciuto. Per i personaggi di Task, Dio ormai è soltanto un’idea, tanto si è svelato incapace di fare qualunque differenza nella vita reale, specialmente di fronte alla violenza e alla morte. Uno scetticismo che racchiude un’evidente e amara delusione: Dio è una vecchia storia d’amore, finita nel peggiore dei modi. Ma è davvero finita?
«È facile parlare di perdono, quando il lutto non è il tuo»: sono le parole con cui Tom Brandis traccia la differenza tra la sua trascorsa predicazione e la sua successiva, dolente esperienza. In fondo, quand’era prete, le sue erano soltanto parole. È qualcosa che Task dice senza dirlo: è inutile illudersi che il mondo possa credere alla paternità di Dio, se chi lo annuncia non è disposto a farsi padre delle persone che incontra, a far loro intima compagnia, specialmente nella sofferenza.
Tornare a casa
E Tom Brandis deve senz’altro tornare padre: non soltanto in casa propria, ma anche, in parte, nei confronti della sua task force.
Più in generale, per molti si tratta di ricomporre una famiglia: non per nulla, oltre ai figli adottivi di Tom, non mancano altri casi di affido o presa in custodia. È il caso di Robbie Prendergrast, solo con due figli, perlopiù accuditi dalla nipote ventenne Maeve, rimasta orfana. Tra genitori sofferenti e figli (inosservatamente) infelici, cui talora accade di dover fare da tutore all’adulto, le relazioni domestiche sono quantomai fragili. C’è chi trova una sorta di famiglia sul luogo di lavoro; chi credeva di averla trovata, ma ora se ne sente tradito; chi invece, contro ogni previsione, riconosce nell’avversario un proprio simile, un potenziale fratello.
Diffuso è il bisogno di avere una dimora: difatti, Robbie Prendergrast viene paragonato ad un volatile noto come «vagabondo. Si tratta di un uccello che si allontana talmente tanto dal suo habitat naturale da dimenticare il tragitto per tornare a casa. La maggior parte non sopravvive». E non a caso Task è disseminato di immagini di laghi incastonati nel verde, oasi di pace in cui ritorno a Dio e ritrovamento della famiglia non sono in fondo disgiunti. Gli effetti prodotti dall’assenza del primo sono socialmente riconoscibili.
Perdono
Così socialmente riconoscibili che la grande battaglia tra FBI e bande criminali tende a tradursi in un implacabile scontro senza schieramenti: se, da un lato, è possibile che s’instaurino solidarietà impreviste perfino tra avversari, dall’altro è elevato il pericolo di approdare al tutti contro tutti. Un caos in cui bene e male divengono indistinguibili, in cui non è più possibile stabilire cosa significhi essere una persona buona. E anche chi volesse diventarne una, non è per nulla certo della possibilità di domandare e ricevere il perdono, senza il quale tornare uomini resta un sogno impossibile.
Nonostante tutto, al deludente cristianesimo di un tempo si riconosce un vantaggio: proprio quello di offrire perdono, perciò la possibilità di riedificare una comunità umana altrimenti in frantumi, un contributo a cancellare l’esilio sociale ed interiore.
È anche a questo che servono i padri: non c’è persona al mondo, credente o meno, che possa fare a meno del perdono. Questo – sembra dire Task – il mondo non lo deve assolutamente perdere.
Marco Maderna
Tematiche educative:
- Il posto di Dio – se ancora ne ha uno – nel mondo contemporaneo;
- L’alternativa tra la famiglia ed una vita vissuta come eterno vagabondaggio;
- L’indispensabilità del perdono.