Stranger Things 5
INTERPRETI: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown
SCENEGGIATURA: Matt e Ross Duffer, altri
PRODUZIONE: Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 5 (44x50-140')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: fantascienza, drammatico, commedia, horror
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: diverse scene paurose e di violenza, utilizzo di un lessico talvolta volgare
Trovate la recensione delle stagioni precedenti qui.
EPISODI 1-4
Il 26 novembre 2025, dopo oltre tre anni dall’uscita della quarta stagione, Netflix ha reso disponibili i primi quattro episodi della quinta stagione di Stranger Things. Preceduto da un notevole battage pubblicitario e da svariate iniziative di marketing (dalle sorprese degli ovetti Kinder con le sembianze dei protagonisti alle luminarie in via Dante a Milano, che rievocano l’escamotage delle lucine di Natale usate nella prima stagione da Joyce Byers per comunicare con il figlio Will, prigioniero del Sottosopra), il rilascio della serie promette di essere l’“evento” televisivo non soltanto del periodo delle feste, ma di tutto il 2025/2026.
Nonostante, come anticipato dal trailer, siamo ormai giunti alla resa dei conti e ci troviamo davanti a una vera e propria guerra tra il mondo “normale” e il Sottosopra, il primo episodio si apre (dopo un flashback ambientato ai tempi della sparizione di Will) con un registro sorprendentemente quotidiano: una tranquilla colazione a casa Wheeler, dove Mike, Nancy, la sorellina Holly, i loro genitori e i Byers (ospiti da loro) sono impegnati nelle solite dinamiche domestiche. È un momento quasi straniante, una parentesi di normalità usata con abilità per illudere lo spettatore. Perché in realtà – e lo scopriamo già nelle sequenze successive – Hawkins è in quarantena, isolata dal resto dell’Indiana e del mondo da un cordone sanitario che il governo finge di giustificare con motivazioni biochimiche.
Dietro questa apparente normalità, i nostri lavorano alacremente: da una parte, cercando di rintracciare Vecna nel Sottosopra e di sconfiggerlo una volta per tutte; dall’altra, affrontando un nemico solo apparentemente meno minaccioso, l’Esercito, convinto che Undici sia la causa e non la soluzione del caos che affligge Hawkins.
Questa doppia minaccia permette ai primi quattro episodi di costruire un ritmo serrato e costante. Ma il vero colpo di scena arriva con il rapimento di Holly Wheeler. È un evento inatteso, che segna definitivamente il punto di non ritorno per i nostri e dà inizio al nuovo piano di Vecna e a tentativi più mirati, da parte dei protagonisti, di opporvisi.
Tra tutte le storyline, una delle più riuscite in questo avvio di stagione è quella dii Will, finalmente al centro di un percorso più intimo e maturo. Il tema dominante è quello dell’accettazione di sé, declinato non soltanto in relazione alla sua identità, ma anche al ruolo che scopre di avere nello scontro finale con le forze oscure. Will è tormentato da sensazioni e visioni che sembrano ricordargli che il legame con il Sottosopra non è affatto reciso: con lui tutto ha avuto inizio, ed è lecito pensare che avrà un ruolo chiave nella battaglia finale. Ma la stagione sceglie di non ridurlo alla funzione di mero espediente narrativo: i suoi conflitti interiori sono trattati con delicatezza, mostrando un adolescente che cerca di capire chi è e non accetta più passivamente quanto gli accade, ma rivendica appieno il ruolo di protagonista della sua storia.
Nel complesso, questi primi quattro episodi costruiscono un avvio di stagione compatto e intenso, capace di portare avanti la trama, ma anche di mantenere quel tono così particolare che ha sempre rappresentato la cifra distintiva della serie. Consapevole di essere arrivata al capitolo finale, Stranger Things gioca tutte le sue carte migliori. Nonostante il tono generale sia complessivamente molto più drammatico e cupo delle prime stagioni – proseguendo un trend che aveva raggiunto l’apice con la quarta stagione, particolarmente horror e violenta – la serie non rinuncia alla sua cifra distintiva, che mescola tensione, dramma, nostalgia e una spruzzata di comedy, presente soprattutto a livello di interazioni verbali tra i personaggi. Se il resto della stagione manterrà questo livello, la serie creata dai Duffer Brothers sembra destinata a confermarsi a pieno titolo come uno dei cult degli ultimi anni.
EPISODI 5-8
Gli ultimi quattro episodi della quinta stagione di Stranger Things rappresentano una chiusura ambiziosa e stratificata, che sceglie di non puntare tanto sul puro spettacolo quanto piuttosto sulla ricomposizione tematica e narrativa di un universo costruito nell’arco di quasi dieci anni. È una scelta che ha diviso il pubblico, ma che si rivela coerente con l’anima profonda della serie.
In questi episodi finali, facciamo finalmente luce sul piano definitivo di Vecna. Scopriamo che il rapimento dei bambini, iniziato con quello di Holly Wheeler, è funzionale alla ricerca di menti ancora “aperte”, incorrotte e, allo stesso tempo, più fragili e malleabili. I bambini – esseri liminali, sospesi tra innocenza e consapevolezza – rappresentano per Vecna la base su cui costruire un nuovo mondo.
A questa rivelazione si lega una delle scoperte più affascinanti di questi episodi: la vera natura del Sottosopra. Non è semplicemente un mondo speculare o una dimensione oscura, ma un wormhole instabile, un tunnel di passaggio tra la realtà e l’Abisso in cui Vecna è confinato. Il Sottosopra diventa così uno spazio di transito, un luogo malato perché nato da una ferita cosmica, alimentato dall’odio e dal desiderio di controllo di Vecna. Questa interpretazione arricchisce retroattivamente tutta la mitologia della serie, dando un senso più profondo alle crepe, ai portali e alla costante contaminazione tra i due mondi.
La quinta stagione si prende il tempo di approfondire ulteriormente il villain Vecna (alias Henry Creel). La messa in scena di un breve episodio relativo al suo passato riesce nel difficile compito non di giustificarlo, ma di renderlo tragicamente umano. Questo sguardo sul suo passato apre però nuove domande: qual era la forza oscura primaria? Come mai ha preso di mira proprio Henry? La serie non risponde apertamente, lasciando intuire che questi interrogativi troveranno spazio negli spin-off già annunciati per i prossimi anni, che espanderanno ulteriormente l’universo di Stranger Things.
L’ultimo episodio, rilasciato simbolicamente la notte di Capodanno, chiude il racconto. Ed è proprio su questo che si concentra la maggiore divisione tra gli spettatori. Molti, probabilmente influenzati da un trailer che prometteva scontri epici e battaglie travolgenti, hanno percepito il finale come meno incisivo e spettacolare del previsto, criticando anche molto i punti lasciati aperti dalla trama.
Ma Stranger Things non è mai stata solo una serie di mostri e battaglie sovrannaturali. Il suo vero punto di forza è sempre stato altro. Il finale funziona perché torna all’essenza della serie, mettendo nuovamente in luce alcuni dei suoi temi cardine: cosa significa crescere, accettare il cambiamento ed essere finalmente liberi di scegliere chi vogliamo diventare. La seconda metà dell’ultimo episodio è una riflessione agrodolce sulla nostalgia per l’infanzia, su quel tempo sospeso in cui tutto sembrava possibile, e sul valore dell’amicizia come ancora di salvezza nei momenti più bui.
Gli ultimi minuti della serie sono, in questo senso, profondamente commoventi. Non cercano il colpo di scena, ma giocano sul silenzio, sugli sguardi, sui ricordi condivisi. Sono un vero e proprio inno all’amicizia e alla ciclicità del tempo, perché per ogni bambino che muove i suoi primi passi nel mondo adulto ce ne sono altri pronti a prendere il suo posto e a meravigliarsi per le medesime cose.
Stranger Things si congeda così dal suo pubblico: non con un’esplosione, ma con un abbraccio. E forse non poteva esserci addio più sincero.
Cassandra Albani
Temi di discussione:
- Diventare grandi: fare le proprie scelte in modo autonomo e avere la libertà di sbagliare;
- Amare significa lasciar andare l’altro, anche se non ne condividiamo le scelte;
- Avere fede negli altri e nel futuro;
- L’amicizia come base sicura per affrontare ogni difficoltà.