Poster della serie TV Squid Game 3

Squid Game 3

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Hwang Dong-hyuk
INTERPRETI: Lee Jung-jae, Jo Yu-ri, Lee Byung-Hun, Park Sung-hoon, Kang Ae-shim
SCENEGGIATURA: Hwang Dong-hyuk
PRODUZIONE: Siren Pictures Inc.
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 3 (22x32/76’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: 3 (22x32/76’)
GENERE: azione, thriller, K-drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: numerosissime scene di violenza esplicita, alcune anche splatter; una scena di suicidio; utilizzo di droghe.

Trovate le recensioni delle stagioni precedenti qui e qui.

 

Mentre la prima stagione di Squid Game, ad eccezione dei rilanci finali che lasciavano aperta la possibilità di un continuo, era a tutti gli effetti una serie stand-alone, la seconda e la terza possono essere considerate come la prima e la seconda parte di un’unica stagione. Nelle otto puntate che chiudono la serie continuano a intrecciarsi la trama principale relativa alle vicende di Gi-hun e degli altri giocatori e le due secondarie già avviate in stagione 2 (quella in cui la guardia in rosa No-eul lotta per portare in salvo il giocatore numero 246 Gyeong-Seok e quella in cui Hwang Jun-ho, insieme altri membri della sua squadra, è alla ricerca dell’isola per trovare suo fratello e mettere fine una volta per tutte ai giochi).
La storyline più interessante e avvincente è sicuramente quella principale (le altre due risultano, a tratti, un po’ noiose). In questa, i giochi a cui il Front-Man sottopone i partecipanti allo scopo di intrattenere i VIP che assistono al di là di un vetro e scommettono sulla loro vita e la loro morte, si fanno sempre più violenti. Non solo: le ultime manche, infatti, spingono i giocatori sempre più al limite, cancellando qualsiasi forma di pietà o solidarietà e facendo affiorare i loro lati più feroci e meschini. Non sono più le guardie i veri assassini, ma i giocatori stessi, che si uccidono l’un l’altro pur di sopravvivere e mettere le mani sul montepremi finale.
In questo clima di desolazione generale, in cui i personaggi finiscono ancora di più per essere nient’altro che numeri, gli unici elementi di calore sono dati dalle relazioni tra i personaggi: l’amicizia tra le giocatrici 222, 120 e 149 e il senso di protezione che Gi-hun avverte nei confronti della bambina appena nata di 222, unica innocente in un mondo dove ogni sprazzo di umanità è ormai svanito del tutto. L’evoluzione di Gi-Hun è il vero cuore del racconto: dopo aver assistito alle conseguenze terribili delle sue scelte e aver visto fallire il suo piano di rivolta, deve riuscire a riscuotersi e a trovare un nuovo obiettivo che lo guidi. Il tutto in un confronto costante con il Front-Man, che continua a mostrargli quanto il vero orrore non siano i giochi in sé, quanto quello che essi rivelano delle persone.

 

Cassandra Albani

 

 

Trailer Squid Game 3