Parenthood
INTERPRETI: Peter Krause, Lauren Graham, Monica Potter, Dax Shepard, Mae Whitman, Max Burkholder, Sarah Ramos, Miles Heizer, Sam Jaeger, Erika Christensen, Craig T. Nelson, Bonnie Bedelia, Joy Bryant, Tyree Brown
SCENEGGIATURA: Jason Katims e altri
PRODUZIONE: Imagine Television, Universal Media Studios
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 6 (103x41')
PRIMA MESSA IN ONDA: NBC
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: family drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: qualche scena a contenuto sessuale, presenza di alcune tematiche forti (alcolismo, droga, malattia, gravidanza, aborto), ma trattate con delicatezza e sensibilità
CONSIGLIATA DA ORIENTASERIE
Berkeley, California. Qui vivono i Braverman: i nonni Zeek e Camille, i loro figli – Adam, Sarah, Julia, Crosby – e i nipoti- Haddie, Max, Amber, Drew, Jabbar e Sydney. Tre diverse generazioni che si barcamenano con i problemi di tutti i giorni e la difficoltà di essere figli e genitori, ma tutti legati da un profondo senso di appartenenza alla famiglia.
Parenthood esplora con realismo e sincerità le dinamiche familiari, il complesso rapporto genitore-figlio di una famiglia bianca, progressista e di classe medio-alta dell’America moderna. Nel corso delle sei stagioni seguiamo con trasporto le vicende di ciascun personaggio, esplorando attraverso le diverse linee narrative, le gioie e i dolori dell’essere famiglia. Numerose le tematiche affrontate: il matrimonio e l’impegno a lavorare su una progettualità di crescita comune nonostante insidie come infedeltà e tradimento, la scoperta dell’autismo, la genitorialità single, l’infertilità, la malattia…Tematiche delicate, impegnative, che nel loro essere affrontate lasciano emergere la forza e i valori presenti in questa famiglia. In Parenthood ogni questione è una questione di famiglia. Quest’ultima è il prezioso rifugio dove tornare sempre per cercare riparo, imparare una nuova lezione, trarre nuovi consigli. Anche i temi più controversi, come la sessualità adolescenziale e l’aborto, sono affrontati con delicatezza, spesso con uno sguardo speranzoso e ottimista, altre volte con un’attitudine decisamene più liberal. I Braverman non sono perfetti: litigano, si giudicano, commettono errori enormi, ma riescono sempre a trovare, tutti insieme, la forza per ricominciare e andare oltre. Tutto questo appoggiandosi l’uno all’altro e mettendo sempre e solo la famiglia al primo posto. Ideata da Jason Katims, che attinge anche a molte delle sue esperienze autobiografiche, la serie è tratta dal film “Parenti, amici e tanti guai” diretto da Ron Howard, qui nelle vesti di produttore, ma se ne discosta per qualità e per la capacità di conciliare con cura il dramma e la commedia in un family drama assolutamente solido e credibile.
Approfondimento
Parenthood porta gli spettatori tra le mura domestiche dei Braverman e lo coinvolge con i confronti quotidiani di ciascuno di loro. Attraverso una narrazione corale, con molti personaggi tutti con caratteri e punti di vista diversi, prendono vita storie e tematiche universali, esplorate con attenzione, eludendo il rischio di scivolare nelle classiche trappole di luoghi comuni e stereotipi che spesso popolano questo genere. In Parenthood, i Braverman affrontano drammi anche molto complessi, ma ogni personaggio vive sulla sua pelle i problemi o i successi di tutti gli altri. In questo senso, ci trasmettono un profondo desiderio e bisogno di legami famigliari.
Un racconto corale, sul rapporto genitori-figli
Zeek e Camille, capifamiglia, seguono le vite dei loro figli adulti e dei nipoti con la viva preoccupazione di chi resta genitore per sempre, anche se ormai nonno, e si approcciano a ciascuno di loro, spesso in qualità di preziosi consiglieri, altre volte con un pizzico di invadenza. Intorno a loro gravitano tutti gli altri, a cominciare dai figli: il padre perfetto Adam con la moglie Kristina, alle prese con le turbolente relazioni sentimentali della figlia adolescente Haddie (che dopo cinque stagioni di complicate relazioni eterosessuali, farà persino coming out), ma soprattutto con la complessa forma di autismo del figlio Max, affetto da Sindrome di Asperger, una condizione che impone loro un percorso che è scoperta continua, scalata quotidiana per raggiungere un mondo interiore sconosciuto da esplorare piano piano e con delicatezza, giorno dopo giorno; la disordinata Sarah, madre di Amber e Drew, che torna dai genitori per allontanarsi da un ex marito musicista e alcolizzata e per far fronte ai problemi finanziari; l’eterno Peter Pan Crosby che si scopre inaspettatamente padre di un ragazzino di cinque anni; l’avvocato in carriera Julia, in balìa della fatica di conciliare la sua vita professionale con il suo ruolo di moglie e madre. Alla radice di questo già forbito albero genealogico ci sono i nipoti, specchio dei genitori ma con delle loro ben definite identità e con il carico emotivo di chi deve affrontare relazioni sentimentali impegnative, ambientarsi in una nuova realtà, contrastare il pregiudizio sull’autismo, fare i conti con una gravidanza inattesa e con il dolore dell’aborto.
Tematiche delicate affrontate con coraggio
In Parenthood la genitorialità non viene mai idealizzata, i disaccordi e gli scontri sono intensi e spesso il dramma viene alleggerito dall’inserimento di momenti comici e conviviali e dialoghi ironici. Lo spettatore si immedesima e prova empatia, riconoscendosi in molti dei conflitti affrontati dai Braverman e ammirando la loro capacità di ambire sempre a un cambiamento e a un miglioramento. Seppure meno commovente di This is Us, la serie è un family drama ben riuscito con un tono generale che trasmette speranza e ottimismo. Come già specificato, Parenthood non teme il confronto né con tematiche delicate, ma già viste in altre serie, come il cancro, l’infertilità, l’adozione, l’infedeltà, questioni che mettono a dura prova il matrimonio, né con temi più controversi, come la gravidanza di Amy, fidanzata di Drew, e l’aborto. La storyline in questione sottolinea due posizioni molto diverse: Amy, con la sua scelta, rispecchia ancora una volta l’ideale più progressista degli autori; Drew, seppur proveniente da una famiglia che non è religiosa, è cresciuto con un padre assente ma con un nonno amorevole e una famiglia presente, e il suo desiderio di paternità così come la convinzione che “un’altra soluzione è auspicabile” fa emergere il profondo senso di isolamento di chi non vorrebbe rinunciare… Il vero errore, spesso, è di rivolgersi a un genitore quando ormai è troppo tardi, quando il peso e il dolore sono troppo grandi da sopportare da soli.
Essere famiglia vuol dire intraprendere un cammino comune
Parenthood è una serie decisamente interessante. Il racconto ha sempre un buon ritmo, il cast è eccezionale, i personaggi tutti funzionali alla narrazione e accomunati da una grande certezza: essere famiglia vuol dire essere presenti, apprezzare il tempo, che scorre veloce, fare tesoro di questo dono, essere compassionevoli, avere il coraggio di perdonare e a crescere sempre, continuano a muovere i propri passi verso un cammino comune. E tutto questo smuove, commuove, ispira.
Marianna Ninni
Tematiche educative:
- La famiglia come punto di riferimento e prezioso rifugio dove fare sempre ritorno;
- La difficoltà della genitorialità e delle relazioni padri-figli;
- La difficoltà del matrimonio in tutte le sue fasi e con tutte le sue complicazioni quotidiane e la capacità di lavorare su una progettualità comune, superando anche gli errori più dolorosi;
- La capacità di essere famiglia e aprirsi agli altri nei momenti di gioia, ma soprattutto nei momenti più complessi, con la consapevolezza che insieme è tutto meno pesante.