Lupin


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: George Kay, François Uzan
INTERPRETI: Omar Sy, Vincent Londez, Ludivine Sagnier, Clotilde Hesme
SCENEGGIATURA: George Kay, Francois Uzan
PRODUZIONE: Gaumont
ANNO DI USCITA: 2021 – in corso
STAGIONI: 1 (15x45’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: azione, drammatico, poliziesco

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): per tutti
Presenza di scene sensibili: scene di violenza nei limiti del genere

CONSIGLIATA DA ORIENTASERIE

Lupin è senza dubbio un nome che suona familiare alla maggior parte del pubblico: i francesi (e i lettori più accaniti) pensano subito ai romanzi scritti da Maurice Leblanc all’inizio del ‘900, il resto del mondo più probabilmente ai numerosi adattamenti che si sono susseguiti nel corso degli anni, fra cui il famosissimo manga Lupin III. Ma gli uni e gli altri sono rimasti alquanto stupiti a vederlo associato al noto volto di Omar Sy, l’attore di origine senegalese che ha incantato il mondo in Quasi amici.
Netflix ha infatti voluto tentare un adattamento estremamente libero nella forma ma fedele allo spirito del personaggio, attraverso la storia di Assane Diop. Figlio di un immigrato accusato di furto dalla ricca famiglia per cui lavorava, Assane si aggrappa al romanzo di Lupin come a un ultimo ricordo del padre, e finisce con identificarsi con lui e imitarne le gesta. Soprattutto quando, a distanza di venticinque anni, gli si presenta l’occasione di vendicarsi.
Pur non trattandosi di un prodotto con particolari fini educativi, Lupin è una bella serie di intrattenimento a target familiare, con protagonista il ladro gentiluomo che ha già fatto sognare tante generazioni e che viene qui ripresentato in chiave moderna. Le sequenze di azione reggono bene il confronto con le serie americane, ma non è tanto il lato poliziesco (tutto sommato abbastanza prevedibile) a giustificare la visione, quando piuttosto la graduale scoperta di un personaggio sempre in bilico fra il letterario e il reale, fra un cuore caldo e una mente calcolatrice, goffo con la sua famiglia quanto sfacciato con i suoi nemici.

 

 

Approfondimento

Lupin è un adattamento atipico, che porta ai nostri giorni il protagonista di un classico letterario non in maniera diretta (come era stato fatto, ad esempio, nello Sherlock di Cumberbatch), ma attraverso la storia di un nuovo personaggio, Assane Diop, che ha costruito la sua identità a immagine e somiglianza di quella di Arsène. Nonostante il ricchissimo gioco di rimandi e citazioni letterarie, che possono divertire i conoscitori dei romanzi, fra i due personaggi non c’è mai una totale identificazione e questo permette di inserire nella storia temi contemporanei senza per questo dover forzare la mano all’originale.

Le mille identità di Lupin

Un esempio di questo è l’efficace declinazione che viene data al tema dei travestimenti. Arsène è un trasformista, capace di cambiare il suo aspetto per interpretare i personaggi più svariati. L’Assane interpretato da Omar Sy ha invece un volto estremamente riconoscibile e una mole imponente, ma gioca sul fatto che spesso le persone di colore non vengono nemmeno guardate in faccia, siano essi gli addetti di pulizia della galleria del Louvre o un rider che attraversa in bici i giardini di Lussemburgo. La sua vera abilità non riguarda quindi il trucco o i costumi, ma la sua capacità di cambiare classe sociale e di saperne prendere, di volta in volta, le movenze e il linguaggio.

Una delle serie più viste a livello mondiale

L’idea di interpretare Lupin sembra sia venuta allo stesso Omar Sy, a cui la popolarità ottenuta dopo Quasi amici ha dato un’invidiabile possibilità di scelta, ma che non era riuscito, fino ad ora, a replicare il successo di dieci anni fa.
In ogni caso, unire la quintessenza della “francesità” rappresentata da Arsène Lupin al calore della recitazione di Omar Sy, valorizzato molto bene dai numerosi flashback e dalle vicende familiari (Assane ha una ex-moglie e un figlio quattordicenne a cui tenta incessantemente di riavvicinarsi), si è rivelata una scelta a dir poco vincente. Secondo i pochi dati lasciati trapelare da Netflix, sembra infatti che nel primo periodo le visualizzazioni abbiano superato quelle di Bridgerton e della Regina deglli Scacchi, rendendolo una delle serie più viste a livello mondiale. Gli amanti delle serie classiche e confortanti, si sono ben presto affezionati alla nuova versione del ladro gentiluomo: “un uomo a cui non interessa nulla, tranne le cose importanti. Un uomo che gioca, ma che rispetta le regole”.

Ritmo serrato

Verso la fine della stagione (che è stata suddivisa in due parti, visto che le riprese hanno avuto un’interruzione causa Covid), il ritmo diventa più serrato, il giallo si complica e le puntate acquisiscono una compattezza maggiore, a mano a mano che gli avversari di Assane Diop giocano le loro carte e cercano di intrappolarlo in un piano più grande di quelli che lui stesso riesce a escogitare. Ma nonostante il conflitto cresca d’intensità, il tono della serie rimane fedele ai suoi presupposti, senza incupirsi eccessivamente o rendere problematica la visione in famiglia.
Questo è dovuto in buona parte alla incrollabile positività del protagonista e l’unico rimpianto sono le molte occasioni sprecate che avrebbero consentito di approfondire la sua interiorità e le sue relazioni. Il prezzo di questa superficialità è una certa monotonia che inizia a farsi sentire nell’arco degli episodi, quando gli espedienti usati da Assane e dai suoi avversari diventano facilmente riconoscibili. Forse la serie avrebbe giovato di qualche puntata in meno, ma nell’insieme rimane un prodotto godibile, soprattutto se disposti a entrare nel gioco d’astuzia che ne costituisce il tratto caratteristico.

                                                                                                                                                                                                                                    Giulia Cavazza

 

Temi di discussione:

  • L’influenza della letteratura sulla vita, con un personaggio letterario che diventa un modello di comportamento;
  • Ingiustizia, razzismo e possibilità di riscatto sociale, grazie alle proprie doti (più o meno) nascoste.