Lovely Sara


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: Frances Hodgson Burnett
INTERPRETI: /
SCENEGGIATURA: Nakanishi Ryuzo, Mokuroji Keiko (Ep. 16-17-23)
PRODUZIONE: Nippon Animation
ANNO DI USCITA: 1985
STAGIONI: 1 (46x24’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Fuji TV
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: YouTube
GENERE: drammatico, avventura

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): per tutti
Presenza di scene sensibili: ricorrenti episodi di violenza, fisica ma soprattutto psicologica, nei confronti della protagonista

CONSIGLIATO DA ORIENTASERIE

Nippon Animation, storico studio giapponese, è  specializzato nella produzione di serie animate ispirate a libri per ragazzi, provenienti da tutto il mondo: quei classici capaci di parlare al cuore dell’uomo di ogni tempo. Insieme ad Anna dai capelli rossi, un altro prodotto da segnalare è l’adattamento de La piccola principessa (1905), della prolifica Frances Hodgson Burnett, autrice anglo-americana molto famosa in Giappone. Come altri romanzi della Burnett, che ricordiamo soprattutto per Il piccolo lord e Il giardino segreto, anche questo parla di un’orfanella alle prese con un brusco cambio di fortuna – anzi, due: la principesca Sara Crewe passa dalle stelle alle stalle quando il padre muore, dopo averla iscritta a una scuola prestigiosa dove la ragazza resterà come sguattera, per poi finire in gloria grazie all’intervento di un benefattore. Un intreccio alla Cenerentola, cui rimanda anche la morale dell’opera, e cioè che la vera nobiltà non sta nel sangue blu ma nella bontà d’animo della protagonista. Usando la struttura della fiaba come canovaccio, Kurokawa Fumio (regista di molte altre trasposizioni targate Nippon) crea un dramma in costume che ha tutti gli ingredienti del romanzo d’appendice, eppure non manca di doloroso realismo. Da un lato, l’aggiunta di nuovi personaggi dà alle peripezie di Sara un sapore mélo, cosa che implica anche una recrudescenza nella rappresentazione dei cattivi. Dall’altro, tanta violenza risulta plausibile se consideriamo lo scenario di riferimento, e cioè la Londra vittoriana, dove lo sfruttamento minorile è la norma, così come le disuguaglianze sociali. Ed è questo affresco impietoso, sorretto da una sceneggiatura impeccabile, a rendere Lovely Sara una serie appassionante, di cui però si consiglia la visione accompagnata da un adulto, che aiuti a coglierne la portata critica, e i valori di fondo.

 

 

Approfondimento

Il progetto alla base dell’anime

Correva l’anno 1985, e la popolarità del World Masterpiece Theater (il progetto, fortemente voluto dalla Nippon Animation, di realizzare anime di qualità rivisitando i capolavori mondiali della letteratura per ragazzi) era in calo. Le serie della Nippon vendevano bene all’estero, dove “animazione” era spesso sinonimo di “prodotto per bambini”, ma in Giappone, dove il pubblico era più vasto e smaliziato, la formula del WMT rischiava di suonare antiquata. Da dieci anni questi adattamenti offrivano uno spettacolo per tutta la famiglia, con ritmi distesi e personaggi psicologicamente credibili, descritti nella loro quotidianità. Ma nei primi anni Ottanta, mentre la bolla economica cresceva, e con lei il mito di un nuovo Giappone, la Nippon mise in piedi una squadra diversa dal solito, affiancando animatori esperti come Mori Yasuji, che fu maestro di Takahata e Miyazaki, a professionisti provenienti dall’industria del cinema. Tra loro c’era Nakanishi Ryuzo, sceneggiatore con all’attivo una quindicina tra film d’azione e yakuza, genere cinematografico incentrato sulla mafia giapponese. Questo spiega almeno in parte la drammaticità di Lovely Sara, che sviluppa in modo avvincente una trama spesso edulcorata dagli adattamenti.

Personaggi a tutto tondo

Un altro punto a favore della serie è la caratterizzazione dei personaggi, e in particolare di quelli negativi, come la direttrice del collegio di Sara: avida e calcolatrice, Miss Minchin è una cattiva indimenticabile, ma anche una vittima del sistema, cosa che ci viene rivelata nelle ultime puntate. Al suo opposto c’è Sara, che non risponde mai alla violenza con la violenza—questo il significato di essere “principesse”—sostenendosi con la forza della gentilezza, della generosità, dell’immaginazione. Siccome un’eroina stoica funziona bene sulla carta, ma sullo schermo può apparire passiva, il regista sposta il fuoco del racconto su un tema che il romanzo mostra in nuce: l’invidia. È questo sentimento ad aizzare Miss Minchin e Lavinia, vera e propria “bulla” che perseguita Sara a scuola, spingendo gli spettatori a tifare per la protagonista.

La tematica del perdono

La serie alza ulteriormente la posta in gioco nella sua scelta di presentare Sara come cristiana, connotazione di cui il libro è privo e che in parte modifica il senso della storia. Nel finale di Lovely Sara, la ragazza arriva a perdonare le sue aguzzine – perdono a cui non si accompagna la certezza di un pentimento, perché purtroppo i “cattivi” esistono davvero, e non è detto che cambino idea.

Maria Chiara Oltolini

Temi di discussione

  • Il tema del bullismo come doppia forma di violenza: da parte degli aggressori e di chi assiste senza fare nulla. L’esempio sono le compagne di Sara, che (a parte rare eccezioni) non intervengono quando la protagonista viene maltrattata;
  • L’effetto che un mondo orientato al solo profitto economico può avere su individui fragili e senza una guida. Miss Minchin viene trasformata da un ambiente sociale spietato in una donna fredda e opportunista;
  • Il contrasto tra perdono e giustizia. Nella realtà, non sempre una redenzione è possibile, se il colpevole non si pente per il male commesso.