L’estate dei segreti perduti (We Were Liars)
INTERPRETI: Emily Alyn Lind, Caitlin FitzGerald, Mamie Gummer, Joseph Zada, David Morse
SCENEGGIATURA: Julie Plec, Carina Adly Mackenzie, altri
PRODUZIONE: Because Magic Whatever, My So-Called Company, Universal Television, Amazon MGM Studios
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (8x51-61’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Amazon Prime Video
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Amazon Prime Video
GENERE: teen drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: alcune scene di tensione; alcune scene a contenuto sessuale, anche esplicito; utilizzo di alcol e droghe; turpiloquio.
I tre cugini Cadence “Cady”, Johnny e Mirren Sinclair e l’amico di infanzia di origini indiane Gat sono soliti trascorrere le loro estati a Beechwood, l’isola privata della famiglia Sinclair al largo della costa del Massachusetts. Qui “i Bugiardi” – come il gruppo ha deciso di chiamarsi – trascorrono giornate apparentemente spensierata tra feste, picnic, gite in barca, barbecue. Durante l’estate numero quindici, però, succede qualcosa: la casa dei nonni Sinclair va misteriosamente a fuoco e Cady viene ritrovata sulla spiaggia con un grave trauma cranico, che cancella il ricordo degli eventi degli ultimi giorni. L’anno dopo, Cady fa ritorno a Beechwood per scoprire la verità su quell’estate. Ma tra mal di testa improvvisi, la ritrosia della famiglia e lo strano comportamento dei Bugiardi, il compito sembra molto più difficile del previsto…
Basato sull’omonimo romanzo di E. Lockart, L’estate dei segreti perduti è un teen drama che affascina mescolando le tematiche tipiche del genere (amore, amicizia, rapporti conflittuali con i genitori…) a scenari spettacolari e sfarzosi. La rappresentazione delle figure adulte, però, risulta estremamente problematica e lascia un retrogusto amaro e desolante difficile da dimenticare.
Approfondimento
L’estate dei segreti perduti si inserisce con decisione nel solco tracciato dai teen drama degli ultimi anni (Riverdale, Tredici, Élite), di cui riprende temi e dinamiche ricorrenti (il gruppo dei pari che si sostituisce agli adulti, un rapporto che evolve lentamente dall’amicizia all’amore, il desiderio – spesso confuso e doloroso – di trovare la propria strada e decidere del proprio futuro) mescolate a una linea mystery che costituisce l’ossatura narrativa della serie: cosa è davvero successo a Cady nell’estate dei suoi sedici anni? Qualcuno le ha fatto del male? Perché, al suo ritorno sull’isola di Beechwood, nessuno sembra volerle dare le risposte che cerca? Il racconto procede così su due binari, alternando la leggerezza apparente delle estati adolescenziali alla tensione di un enigma che si fa sempre più oscuro e disturbante.
Un mondo dorato che mostra tutte le sue crepe
La serie si colloca inoltre nel filone dei teen drama ambientati nel mondo dei ricchi, richiamando esplicitamente titoli come Gossip Girl e The O.C.. I cugini Sinclair sono giovani, belli, biondi, privilegiati e profondamente infelici, intrappolati in un universo dorato che nasconde sotto al tappeto fragilità e crepe profonde. In questo contesto, Gat rappresenta una figura al limite: fin dall’infanzia fa parte di quel mondo ma mai fino in fondo, e il suo sguardo parzialmente disincantato consente alla serie di prendere, a tratti, una distanza critica dall’élite che racconta.
Una rappresentazione molto negativa delle figure adulte
L’elemento più problematico della serie è però la rappresentazione delle figure adulte. Il nonno Harris Sinclair emerge come una figura apertamente razzista e manipolatrice, un patriarca che esercita il proprio potere attraverso il controllo economico e affettivo. Le sue tre figlie – e madri di Cady, Mirren e Johnny – appaiono viziate, incapaci di recidere il legame soffocante con la famiglia d’origine e di prendere decisioni autonome. Il loro primo pensiero è ai soldi e alla posizione sociale, non hanno relazioni stabili e usano i figli come pedine da sacrificare per mantenere l’approvazione paterna e il controllo dei beni di famiglia. In alcuni momenti, sembra quasi di trovarsi di fronte a una serie ambientata nel Medioevo – in cui gli eredi valgono solo per il lustro che possono portare al casato – ma con un’estetica contemporanea. Mentre i padri rimangono sullo sfondo (forse fagocitati dalla massiccia presenza di Harris e dal suo rapporto malato con le figlie), gli episodi sono infarciti di continui scontri madri/figli e frasi infelici, crudeli e persino violente che le prime rivolgono ai secondi (“Non ci sono concessi fallimenti”, “Sei una delusione”, “Devi essere una risorsa”). Ne deriva un senso diffuso di tristezza e disagio.
L’ultimo episodio – oltre a regalare un colpo di scena inaspettato – riesce nel difficilissimo compito di restituire una parziale dignità a questi ragazzi, grazie ad alcuni dialoghi intensi e commoventi che aprono una riflessione autentica sul rapporto tra genitori e figli e sull’idea, fondamentale, che i figli siano “altro” da noi (“Volevo essere perfetta in tutto… anche come figlia di Bess Sinclair. Ma se ci fossimo permessi di essere imperfetti ogni tanto, forse avremmo scoperto come siamo fatti davvero”). Eppure, nonostante questo slancio finale, rimane un’amarezza di fondo: il giudizio morale sugli eventi dell’estate numero quindici viene sospeso, lasciando lo spettatore con una sensazione di incompiutezza. La scelta appare forse coerente con il tono generale della serie (e con la decisione di rilanciarla per una seconda – evitabilissima – stagione), ma non appaga il bisogno di giustizia e di riparazione emotiva che una storia così dolorosa inevitabilmente suscita.
Cassandra Albani
Tematiche educative:
- La fragilità dell’adolescenza e la necessità di punti di riferimento soliti e positivi;
- Privilegio, ricchezza e infelicità;
- Il fallimento del ruolo genitoriale e le ripercussioni che questo ha sui figli.