Heated Rivalry (in corso)
INTERPRETI: Francois Arnoud, Hudson Williams, Connors Storrie e Christina Chang
SCENEGGIATURA: Jacob Tierney
PRODUZIONE: Accent Aigu Entertainment, Bell Media
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (6x44-50’)
PRIMA MESSA IN ONDA: Crave
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: HBO Max
GENERE: sportivo, erotico, romantico
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >18
Presenza di scene sensibili: sesso, linguaggio volgare
Questa recensione è riferita ai primi due episodi della serie. Verrà aggiornata in seguito.
Se il successo di Heated Rivalry, serie tv ispirata alla collana di romanzi dell’autrice canadese Rachel Reid, è ampiamente giustificato in Nord America, dove la serie è ambientata (tra Boston e Montreal) e dove l’hockey sul ghiaccio è uno degli sport nazionali, molto più sorprendente è il seguito che ha avuto in tutti gli altri Paesi in cui è uscita, riuscendo a conquistare in pochi mesi la vetta delle classifiche delle serie tv più viste, soprattutto grazie al tam-tam sui social.
In Italia è presto per parlare di successo perché le prime puntate sono appena state pubblicate su HBO Max, proprio nelle settimane delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, cercando di sfruttare l’entusiasmo collettivo generato attorno allo sport da uno degli eventi internazionali più importanti.
La storia infatti racconta l’attrazione fisica (no, non si può proprio parlare d’amore, almeno non dopo le prime due puntate) tra Shane Hollander e Ilja Rozanov, due giovani campioni della Major league della NHL, la lega professionistica di hockey sul ghiaccio, uno degli sport più aggressivi e fisici, dove in campo finiscono spesso per suonarsele di santa ragione.
In un contesto del genere, competitivo fino alle estreme conseguenze, l’omosessualità si dice sia un tabù, ed è proprio qui che va in scena la vicenda di questi due numeri uno del draft, la cui rivalità rivela fin da subito un’ambiguità morbosa, per trasformarsi poi, senza tanti preamboli, in una travolgente relazione sessuale.
Approfondimento
In un primo momento la serie illuderebbe anche di voler approfondire in qualche modo il tema dell’inclusività (oltre che omosessuali, i due protagonisti sono, per ragioni diverse, anche di origine straniera) ma poi si realizza molto presto, tra malcelate allusioni sessuali e numerose scene erotiche davvero molto esplicite, che si tratta solo di una sorta di patinato e pruriginoso fotoromanzo ad ambientazione sportiva, una scusa per mettere in mostra quasi gratuitamente un po’ di nudità.
In realtà, anche lo sport sembra più che altro un pretesto da romanzo rosa (forse per avere due protagonisti muscolosi?) perchè in fin dei conti anche le possibili conseguenze negative della loro relazione, questo tabù tanto ventilato dell’omosessualità nel mondo dell’hockey, non è che vengano raccontate più di tanto e la posta in gioco non si alza mai (anzi, molti nell’ambiente sembrano aver intuito cosa stia succedendo tra i due, e alla fine sono tutti molto carini e gentili).
Mattatori sul ghiaccio
Fin dalle primissime inquadrature pare di stare in un film di Luca Guadagnino, per la tipologia di personaggi, i temi affrontati ma anche per la confezione, che ricorda molto il tennistico Challengers, nel ritmo del montaggio, la regia quasi da videoclip e la musica elettronica incalzante.
Come in quel film, i due protagonisti sono mattatori assoluti sul campo da gioco così come nella trama, monopolizzando inquadrature e sceneggiatura tra giochi psicologici di dominio e sottomissione, attrazione e respingimenti, movimenti che però qui risultano meno approfonditi e un po’ meccanici da un punto di vista drammaturgico (oltre che un po’ avvilenti per la dignità dei personaggi).
I due protagonisti infatti non hanno grandissima profondità, sembrano scolpiti con l’accetta, con delle rapide e sporadiche finestre aperte sulla loro situazione famigliare, quel tanto che basta per provare a renderli un po’ più simpatici.
Gabriele Cheli
Tematiche educative:
- Il vero significato della parola “amore”;
- Il lato oscuro della competizione.