Come uccidono le brave ragazze 2
INTERPRETI: Emma Myers, Zain Iqbal, Asha Banks, Mathew Baynton, Yasmin Al-Khudhairi, Carla Woodcock, Henry Ashton
SCENEGGIATURA: Poppy Cogan, Zia Ahmed, Ajoke Ibironke, Ruby Thomas
PRODUZIONE: BBC, Moonage Pictures
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 2 (12x45')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: teen drama, thriller
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: accenni a scene di violenza e omicidio, uso di sostanze stupefacenti, alcol, aggressioni, rapimenti, violenza sessuale.
Trovate la recensione della stagione precedente qui.
Dopo aver risolto il caso di Andie Bell, Pip Fitz-Amobi è intenzionata a lasciarsi alle spalle gli oscuri e torbidi segreti della cittadina di Little Kilton. Ma quando Jamie Reynolds – fratello del suo amico Connor e testimone chiave nel processo contro lo stupratore Max Hastings – scompare nel nulla, Pip viene nuovamente trascinata in prima linea per occuparsi di questa nuova indagine. Di fronte al disinteresse della polizia locale, la giovane investigatrice decide di riaprire il suo podcast crime, utile arma di denuncia sociale e strumento per lanciare un appello alla comunità e rintracciare Jamie.
Tratta dal secondo romanzo di Holly Jackson, Come uccidono le brave ragazze torna su Netflix con una seconda stagione che, rispetto alla prima, si rivela decisamente sottotono, segnata da un impianto narrativo confusionario. Mentre la prima aveva una struttura più solida e un ritmo serrato, in questo secondo capitolo il limite risiede proprio nell’insieme delle linee narrative frammentarie, che disperdono l’attenzione e la tensione, rendendo il racconto meno incisivo e avvincente. A penalizzare il risultato complessivo è anche una caratterizzazione approssimativa dei personaggi secondari, i quali appaiono troppo piatti e privi di spessore, al punto da essere relegati in secondo piano. Il loro ruolo è quello di semplici comparse funzionali solo alle necessità di una trama che, peraltro, non è esente da buchi di sceneggiatura, rivelazioni improvvise e forzature logiche.
In questo quadro zoppicante, gli aspetti più interessanti e riusciti sono due: l’evoluzione psicologica ed emotiva di Pip, qui alle prese con il peso della verità, e l’esplorazione di alcune tematiche, quali il desiderio di una giustizia che si scontra inevitabilmente con una società cinica, segnata dal fallimento del sistema giudiziario, dall’inerzia delle forze dell’ordine, dal privilegio economico e sociale dei protetti. Il senso di legalità viene meno mentre si fa spazio la consapevolezza che non sempre le cose vanno come sperato. Tutto ciò trascina Pip in un vortice di disperazione che spesso la porta a prendere decisioni sbagliate, commettere errori e mettere in pericolo anche le persone che le stanno attorno e la amano. Questo contrasto amaro tra senso di giustizia e realtà salva parzialmente la stagione, ma non basta a riscattare una scrittura troppo fragile.
Approfondimento
Il limite della seconda stagione di Come uccidono le brave ragazze risiede proprio nella scelta di scindere il racconto in due – anzi tre – linee narrative che, pur incastrandosi per chiudere il cerchio con il passato, finiscono per generare una struttura confusionaria e approssimativa. Da un lato seguiamo il processo contro Max Hastings, accusato di aver drogato e violentato diverse ragazze. Max, ricco e potente, è un pericoloso manipolatore che si diverte a intimidire psicologicamente i potenziali testimoni, coprendosi dietro il potere e la ricchezza di suo padre. Persino sua madre è vittima del suo spietato comportamento. Questa prima linea narrativa accende una luce su quanto sia spesso difficile ottenere giustizia sociale. Dall’altro lato si sviluppa il mistero della scomparsa di Jamie Reynolds. Il suo arco narrativo, tuttavia, non si lega solo al processo di Max ma amplia il raggio di azione, allargando il racconto a un secondo mistero. Questa molteplicità narrativa costringe Pip a destreggiarsi tra la scomparsa di Jamie, la ricerca di giustizia contro Max Hastings e la tensione che le indagini creano nelle sue relazioni personali. A supportarla, difatti, ci sono solo l’amico Connor e il fidanzato Ravi, dolce, premuroso e paziente nel portare avanti una relazione con una persona sempre più consumata dalla sua missione. Sebbene non si percepisca una vera e propria chimica tra i due attori, la loro dinamica aggiunge calore e umanità a una narrazione altrimenti cupa.
Il peso insopportabile della verità
Ma fino a che punto è lecito spingersi? In questa seconda stagione, il carico emotivo di Pip è molto più intenso. Pip comprende che fare i conti con la verità è doloroso e può arrecare sofferenza alle persone che ami di più. Ma, nonostante i sensi di colpa e i fantasmi del passato, non riesce a lasciar perdere. La sua ossessione è alimentata dalla feroce rabbia verso un mondo ingiusto, ma danneggia le sue relazioni e il suo stato mentale. Emma Myers è bravissima nel restituire al suo personaggio questo complesso ritratto psicologico. Pip è ostinata, impulsiva e autodistruttiva e ogni decisione genera danni collaterali devastanti: il suo percorso ferisce profondamente le sue storiche amiche che, esasperate dalla sua testardaggine, decidono di allontanarsi. Pip si ritrova drammaticamente isolata, una figura tragica che lotta da sola contro tutti. La complessità della protagonista viene soffocata da un affollamento di personaggi secondari abbozzati che frammentano il ritmo anziché arricchirlo, lasciando l’impressione di una scrittura frettolosa. Nello specifico la serie fallisce con la maggior parte dei suoi personaggi secondari, a cominciare dalla sue amiche, sprovviste di reali tratti caratteriali: Cara nutre rancore nei confronti di Pip dopo quanto emerso nella prima stagione, mentre Lauren cova astio perché Pip non sopporta il suo ragazzo, Robin, cugino di Max. Persino il personaggio di Connor è ridotto a una macchietta le cui battute risultano poco divertenti. L’unico ruolo secondario interessante è quello della madre di Max, una donna che solo tardivamente aprirà gli occhi sulla reale natura del figlio, dissociandosi da lui e dalle sue azioni.
Il bene non sempre trionfa…
Nonostante l’impianto strutturale debole, la serie non è tuttavia da buttare via e conserva nuclei tematici di forte impatto emotivo, invitando a riflettere sul sistema, sul concetto di potere e sul senso di responsabilità. Il cuore pulsante dello show resta la strenua lotta contro le ingiustizie sociali, unita al coraggio di mettersi in gioco in prima persona quando le istituzioni falliscono. La determinazione di Pip nel non farsi intimorire dalle minacce anonime e dai pericoli reali risuona come un potente inno all’integrità morale. Ma poi c’è l’altro aspetto della medaglia, quello che mostra il lato più cupo e disilluso di un sistema corrotto dove il bene non sempre trionfa. Nel complesso, la serie mostra quanto sia difficile convivere con il peso della verità attraverso una narrazione sicuramente confusionaria ma che non mancherà di appassionare il target di riferimento, quello di giovani adulti, già fan della Jackson, e già in trepidante attesa del terzo capitolo, la cui uscita è stata confermata.
Marianna Ninni
Tematiche educative:
- La ricerca di verità e il senso della giustizia;
- La determinazione nel perseguire un obiettivo senza lasciarsi intimorire dalle minacce;
- Le gravi conseguenze che le nostre scelte possono causare nella vita di altri;
- La difficoltà a convivere con il peso della verità e con il senso dell’ingiustizia.