Poster della serie TV Boots

Boots

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Andy Parker, dal libro The Pink Marine di Greg Cope White
INTERPRETI: Miles Heizer, Ana Ayora, Liam Oh, Max Parker
SCENEGGIATURA: vari
PRODUZIONE: Act Three Productions, Sony Pictures Television
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (8x40-50')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: militare, teen, comedy drama
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: violenza, turpiloquio, nudo, scene sensuali, scene di tensione.

Tratta dal libro The Pink Marine, Boots utilizza la storia di un giovane protagonista segretamente gay per riflettere in modo più ampio sul significato del diventare uomini, sull’idea di forza e sui modelli di mascolinità che vengono proposti (compresa la mascolinità tossica) – e talvolta imposti – in contesti fortemente strutturati.
Ambientata all’inizio degli anni Novanta, la serie segue Cameron Cope, un adolescente che decide di arruolarsi nei Marines insieme al suo migliore amico Ray nel tentativo di mettersi alla prova e rafforzarsi, dopo anni di bullismo subito. In un’epoca in cui l’omosessualità all’interno del corpo dei Marines è proibita, il suo segreto diventa una fonte di tensione costante, capace di mettere alla prova amicizia, lealtà e senso del dovere.
Boots mostra con realismo la durezza dell’addestramento militare, soffermandosi in particolare sulla pressione psicologica esercitata sui ragazzi. L’emotività è scoraggiata, quando non apertamente repressa, mentre amicizia e solidarietà tra commilitoni sono ammesse solo se incanalate entro regole precise e gerarchie non negoziabili. In questo quadro, la serie riflette sul confine sottile tra disciplina e annullamento dell’individualità.

 

 

 

 

Approfondimento 

 

Accanto alla storia del protagonista si intrecciano quelle dei commilitoni, personaggi secondari, che restituiscono un mosaico di fragilità, paure e ambizioni.
L’addestramento diventa così anche una potente metafora: ogni commilitone porta con sé una propria “guerra” da combattere. C’è chi è segnato da un padre eccessivamente severo, chi dal tradimento di una moglie o da una rabbia che fatica a controllare. Le prove quotidiane, fisiche e psicologiche, non sono solo una preparazione al combattimento reale, ma un confronto forzato con ferite personali che non possono essere lasciate fuori dal campo militare. Anche il rituale collettivo del grido di battaglia – duro, disturbante (“Uccidi!”) – contribuisce a creare un senso di spersonalizzazione che corre lungo la schiena dello spettatore. Non tutti i nodi vengono sciolti, ma la serie suggerisce che certe fratture non possono essere nascoste a lungo: prima o poi emergono e chiedono di essere affrontate.
Accanto ai giovani marines emergono figure adulte di riferimento, come il sergente Sullivan, superiore severo e disilluso, portatore di un passato irrisolto e, a suo modo, mentore di Cameron. Il personaggio incarna una mascolinità rigida, non priva di crepe, e un atteggiamento ambiguo che oscilla tra accanimento e una forma di protezione silenziosa nei confronti del ragazzo.
Tra i personaggi secondari, troviamo anche la figura della madre di Cameron – presente a modo suo, per quanto emotivamente sbilanciata – che, sapendo chi è davvero suo figlio, teme che la sua scelta finisca per distruggerlo.
Pur includendo alcune scene di nudità o di sessualità esplicita, Boots non costruisce il proprio racconto attorno alla provocazione. Cameron, al contrario di altri personaggi, è vergine e inesperto. Il suo percorso è soprattutto interiore e viene rappresentato attraverso una scelta stilistica efficace: il confronto tra una versione più dura e una più fragile di sé, due “doppi” che si alternano sullo schermo nel tentativo di trovare un equilibrio. Un espediente che alleggerisce il tono di un racconto altrimenti molto duro e rende visibile un mondo interiore che non trova spazio nella rigida routine militare.
Il finale lascia intendere la possibilità di una prosecuzione del racconto; tuttavia Boots è stata cancellata dopo forti critiche. Una conclusione prematura per una serie spesso liquidata in modo riduttivo ma che, almeno per quanto visto in questa prima stagine, ambiva più a proporre una riflessione sulle ingiuste dinamiche di discriminazione all’interno di un contesto istituzionale, che a farsi racconto ideologico.
Resta comunque una serie dal tono molto duro, con rappresentazioni di violenza fisica e psicologica che non fanno sconti e che rendono la visione poco adatta a un pubblico sensibile.

Eleonora Fornasari

Tematiche educative:

  • Costruzione dell’identità maschile in contesti fortemente normati e gerarchici;
  • Confine tra formazione, controllo e annullamento della dimensione personale;
  • Valore dei legami tra pari, messi alla prova da regole rigide e segreti personali;
  • Discriminazione e ingiustizia legate all’orientamento sessuale in un contesto istituzionale;
  • Percorso interiore e gestione delle emozioni in ambienti repressivi;
  • Responsabilità educativa delle figure di autorità e impatto sulle giovani generazioni;
  • Scelte individuali e conseguenze, sul piano personale e collettivo.

Trailer Boots