Beef – Lo scontro
INTERPRETI: Steven Yeun, Ali Wong, Joseph Lee, Young Mazino, Maria Bello (stagione 1) – Carey Mulligan, Oscar Isaac, Cailee Spaeny, Charles Melton, Youn Yuh-jung (stagione 2)
SCENEGGIATURA: Lee Sung Jin
PRODUZIONE: A24, Bugsy Bell Productions, Universal Remote, Buji Productions, Domo Arigato Productions, Celadon Pictures
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 2 (18x30-54')
PRIMA MESSA IN ONDA: Netflix
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Netflix
GENERE: black comedy
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: violenza diffusa; scene a contenuto sessuale e di nudo; riferimenti sessuali; alcune sequenze di consumo di droga; alcune sequenze con dettagli chirurgici; turpiloquio.
Beef è una serie antologica: ogni stagione racconta una differente storia. Nella prima, lo squattrinato Daniel Cho e l’affermata imprenditrice Amy Lau, dopo un futile litigio al volante, sprofondano in un sempre più esasperato ciclo di ritorsioni. Da uno sciocco bisticcio stradale a un giuramento di rivalità eterna: è così che due perfetti sconosciuti – ciascuno infelice a suo modo – ritrovano una (nefasta) ragione per vivere.
Nella seconda, i coniugi Lindsay Crane e Josh Martin, proprietari di un sontuoso country club, vengono sorpresi durante una lite furibonda dai loro giovani dipendenti Ashley e Austin. Mentre marito e moglie tentano di fingere che nulla sia successo, i due decidono di ricattarli. È solo l’inizio di una vorticosa girandola di minacce e raggiri, messa in moto da persone intimamente sole, che si avvantaggiano le une delle altre, non sapendo in che altro modo arrangiarsi a vivere.
Beef è una tragicomica indagine sulle radici del male: per quanto il casus belli o certe dispettose ripicche possano essere risibili, la loro (rimossa) origine è amaramente malinconica e dolente, le loro conseguenze persino brutali. Esiste un modo per spezzare questa inarrestabile catena di (auto)distruzione?
Approfondimento
«Beef» è un’espressione gergale dalle molte accezioni: può significare «lite» o «lagnanza», ma anche «energia» o «vigore». Essere coinvolti in un «beef» significa «avercela con qualcuno», avere un conto in sospeso. Un «beef» è dunque un rancore irrisolto, che può paradossalmente infondere nuova forza, ma al prezzo di innescare una lotta e perfino – eventualità inclusa nella polisemia del termine – di uccidere.
Daniel ed Amy
Delle due stagioni, la prima è la più efficace (e la più drastica) nell’identificare sorgente ed effetti di quello che non è un generico e passeggero scontro, ma una logica dello scontro: uno schema di comportamento ricorrente e apparentemente irreversibile, destinato soltanto a degenerare. Se l’innesco è meschino, l’amarezza che alberga in Daniel ed Amy non lo è affatto. L’obiettivo di Beef è infatti quello di smascherare quanto può celarsi dietro irritazioni, mugugni e brontolii apparentemente irrilevanti, in realtà esito di uno stratificarsi di delusioni, di una lunga serie di rospi ingoiati, di un’infelicità di lunga data. Più si ci si sforza di inghiottirla, più quella si trasforma in un ordigno esplosivo.
Per quanto umoristico, il racconto è eloquente: per Daniel ed Amy lo scontro è necessario a convogliare il proprio risentimento, a riprendere a vivere, a rivolgere contro qualcun altro un’arma che altrimenti verrebbe puntata contro di sé. Come in una parodistica love story al contrario, Daniel ed Amy si promettono non eterno amore, ma fedeltà nell’odio. E l’odio può essere un legame non meno potente dell’amore stesso: come si scelgono i propri amici, così è possibile designare anche i propri avversari.
Lindsay e Josh
La storia di Lindsay e Josh, non meno movimentata della precedente, sembra tuttavia meno puntuale nella sua diagnosi, meno lucida nel mostrare l’assurdo di certe controversie e dei loro spropositati effetti collaterali (ad eccezione della sfuriata coniugale d’esordio). Ma forse si tratta soltanto di un’analisi più sottile: i protagonisti sono infatti tanto stremati quanto lo sono Daniel ed Amy. La loro miseria interiore è altrettanto evidente.
Ogni relazione è ridotta a uno strumento funzionale a sé soltanto. Lindsay e Josh – e così Ashley ed Austin – non si conoscono per davvero: ognuno ha una vita segreta (spesso online). A dispetto dell’apparenza esteriore, nel loro mondo si vive soli, agendo in base al presupposto che contare su qualcun altro non è possibile. L’unica strategia plausibile sono la sfiducia, la manipolazione e l’imbroglio perenne, l’eterna competizione per la sopravvivenza. In fondo, la diffusa sete di carriera e di denaro non sembra disgiunta dall’esigenza di guadagnare sicurezza per sé e per il proprio futuro, dato che – a dispetto di certe pubbliche dichiarazioni – non è contemplata la possibilità di trovare vero aiuto.
Tutta la vita è dolore?
In più occasioni, Beef giunge a toccare profondità esistenziali. Il grido che abita i personaggi sembra avere risonanza cosmica, attraversare la realtà tutta intera. Per quanto ironica, la serie non nasconde infatti la sua tetra provocazione: tutta la vita è dolore? Forse. Forse no. Quel che è certo è che il dolore non manca; e in questo non c’è differenza tra il ricco e il povero, tra la persona di successo e l’ultima ruota del carro. Tanto un Daniel Cho quanto una Amy Lau possono essere intenti a raccogliere i frantumi di una vita in pezzi. Una benestante come Lindsay Crane può essere sorridentemente disperata quanto una venditrice di bibite come Ashley.
E di tanto esausto dolore e tanta afflizione, Beef prova ad esplorare un’ulteriore fonte, al di là della sofferta biografia personale: forse il male ha a che fare con qualche mistero che risale all’origine del mondo. Forse è dovuto all’indisponibilità dell’essere umano ad accogliere la vita così come essa gli si presenta. Forse altro ancora.
Beef è una singolare – volutamente grottesca – commistione di riferimenti culturali (che non è indispensabile saper decifrare) e di registri. Dal faceto all’adrenalinico, dallo scanzonato al feroce, è attraversato da un sottotesto che si può a tutti gli effetti definire horror. A differenziarlo dal racconto horror in senso stretto è il fatto che il letale mostro contro cui combattere non è un mostro in senso letterale: sono gli esseri umani a svolgere il ruolo dei mostri. Ed è la sofferenza che ruggisce in loro a renderli tali: questa è la bestia che Beef si propone di abbattere.
Marco Maderna
Tematiche educative:
- L’origine della logica dello scontro;
- Lo scontro come modalità di vita e di sopravvivenza;
- La sofferenza e l’infelicità interiori quali radice nascosta del male inflitto agli altri.