Poster della serie TV Abbott Elementary

Abbott Elementary

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Quinta Brunson
INTERPRETI: Quinta Brunson, Sheryl Lee Ralph, Janelle James, Tyler James Williams, Chris Perfetti, Lisa Ann Walter
SCENEGGIATURA: Quinta Brunson, Morgan Murphy, Brian Rubenstein, Brittani Nichols, Jordan Temple, Kate Peterman e altri
PRODUZIONE: Delicious Non-Sequitur, Fifth Chance, 20th Television, Warner Bros. Television
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 4 (71x22-44')
PRIMA MESSA IN ONDA: ABC
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Disney+
GENERE: commedia
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: riferimenti a omosessualità; riferimenti sessuali; riferimenti ad uso di droga; occasionale turpiloquio

Janine Teagues è una baldanzosa insegnante della scuola elementare pubblica Willard Abbott di Philadelphia. L’istituto è in perenne sofferenza a causa della mancanza di fondi, dell’ingovernabilità di diversi alunni (e dei loro genitori), nonché dell’irresponsabile e vanitosa Ava Coleman, probabilmente la peggior dirigente scolastica d’America. Per quanto ingenua e combinaguai, Janine ama davvero il suo lavoro e i suoi allievi. Perciò non vuole saperne di arrendersi: nel cercare l’aiuto dei colleghi Barbara, Jakob, Gregory e Melissa, farà di tutto per garantire ai bambini della scuola la migliore istruzione che possano avere.
Abbott Elementary è una classica sit-com: la sua comicità ha come prima sorgente le spiccate stravaganze e le macroscopiche carenze dei suoi personaggi, nessuno escluso. Al netto di alcune sequenze fin troppo surreali, l’obiettivo è mostrare come ogni insegnante sia apprendista a sua volta. E come la sua professione, lungi dall’essere la semplice esecuzione di una mansione burocratica, somigli in tutto e per tutto ad una vera e propria chiamata.

 

 

 

 

Approfondimento 

 

Per Janine, insegnare è il lavoro più bello del mondo. Tuttavia, il suo ostinato affanno a dare il meglio di sé (e a cercare il meglio negli altri) nasconde il tentativo di rendersi amabile. Il che insidia la nobiltà dei suoi sforzi, già compromessi dal suo impulso a strafare, tanto da provocare più danno che rimedio. Sappiamo però che la sua testardaggine non è semplice ansia di approvazione, ma una sincera premura per i suoi allievi. Nonché la speranza di fare del personale scolastico una squadra affiatata, se non una vera e propria famiglia.
Difatti, è anche grazie a lei se le aule possono farsi teatro di un’avventura, se è possibile non cadere nello sconforto: del resto, la Willard Abbott è uno scafo nella tempesta, che non fa che imbarcare acqua. Come afferma la saggia collega Barbara: «Siamo amministratori, assistenti sociali, psicologi, siamo una seconda famiglia. Cavolo, a volte siamo perfino la prima! Perché? Di sicuro non è per i soldi». A concluderne il pensiero è Melissa: «Noi lo facciamo perché è una chiamata». Parole che potrebbero essere pronunciate anche da Janine.
E in cui è racchiuso il cuore di Abbott Elementary: non appena una scuola, ma un presidio di umanità, in una società satura di risentimento e di malessere. Malessere di cui la scuola è cassa di risonanza, dato il suo ripercuotersi sulla disciplina degli alunni, oltre all’istinto di certi genitori di servirsi degli insegnanti come bersagli polemici di comodo.
Al di sotto del registro comico, la serie cerca dunque di farsi partecipe dell’operato quotidiano dei docenti e di affrontare le malcelate sofferenze delle famiglie. E, grazie alla solarità della protagonista, tenta di ribaltare il punto di vista su uno scenario, a prima vista, irrecuperabile; su un prodigarsi in apparenza ingrato e senza senso. Là dove altri sognerebbero di essere altrove, Janine Teagues è determinata a restare.

 

Il maestro è l’allievo

Se, da un lato, il docente è descritto come un prezioso punto di riferimento, dall’altro non è esente dal dover seguire un percorso a sua volta: insegnando, si impara.
Non a caso, in più occasioni, Janine e colleghi scivolano in attitudini poco professionali, se non del tutto puerili, fino alla sensazionale inversione dei ruoli tra adulto e bambino. Di norma, si tratta di uno spiritoso espediente narrativo, per evidenziare la necessità che il maestro non tradisca il proprio compito e rinforzi la sua autorevolezza, mondando la propria strategia educativa. Altre volte, però, le ragioni della commedia prendono il sopravvento.
Tutt’altra faccenda è invece lo spassoso personaggio della direttrice Ava, l’anti-Janine per eccellenza, più preoccupata di atteggiarsi ad influencer che di amministrare il personale. Tanto Janine è sollecita, quanto Ava è desolantemente disfunzionale: gli attriti tra le due sono tra i momenti più esilaranti della serie. Tuttavia, se Ava è una deliberata esagerazione caricaturale, talvolta anche gli altri personaggi sfiorano l’eccesso. Il che rischia di compromettere qualunque riflessione reale sull’esperienza dell’insegnamento, riducendo tutto a puro scherzo.

 

Tolleranza o fratellanza?

Non mancano inoltre alcuni stralci (o interi episodi) dedicati ai rapporti extra-professionali tra colleghi, di fatto privi di attinenza con l’istruzione, specialmente quando ambientati al di fuori dell’istituto. La stessa Willard Abbott talora appare ridotta a puro fondale scenografico.
Oltre a questo, Abbott Elementary tradisce alcuni segnali d’incertezza: è quanto accade nel suo arrischiarsi in controversie (perlopiù innescate dai genitori) su inclusione, discriminazione e razzismo (il personale e gli allievi della scuola sono a maggioranza afroamericana). A volte, la serie osa prendere posizione, ad esempio nel mostrare la pretestuosità di certe polemiche o, più semplicemente, l’infondatezza dei timori che le generano. Altre volte, sembra preoccupata soltanto di cavarsi d’impaccio, di non scontentare né offendere nessuno: di promuovere un quieto vivere al riparo dalla discussione. Cioè una convivenza senza relazione vera, una tolleranza senza fratellanza. Il che contrasta con altre circostanze, in cui, al contrario, si intravedono tracce di scambio reciproco e di inviti al ripensamento.

 

Una casa per tutti

È evidente che Janine e colleghi sono impegnati nel più che encomiabile sforzo di costruire una casa per tutti: ma cosa davvero occorra per erigerla, quale ne sia il sia reale fondamento, gli autori non sembrano troppo convinti di saperlo. Il che rischia di far implodere l’intero edificio educativo: difatti, se è chiaro che educare è una missione entusiasmante e di vitale importanza, cosa «educare» davvero significhi potrebbe, in ultima analisi, risultare un presupposto imprecisato. L’incertezza sui pilastri del vivere in comune potrebbe derivare da un’incertezza su quelli della singola persona.
Per questa ed altre ragioni, è più che probabile che certi risvolti narrativi o tematici facciano discutere. Ma potrebbe trattarsi di dibattiti salutari: del resto, non c’è società al mondo che non debba confrontarsi col problema dell’educazione. C’è sempre qualche Abbott Elementary da costruire.

 

Marco Maderna

 

Tematiche educative:

  • La scuola non soltanto come luogo di istruzione, ma come fondamento della società;
  • L’insegnante come apprendista;
  • Le condizioni per una società che abbia spazio per tutti.

Trailer Abbott Elementary