The West Wing


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: Aaron Sorkin, John Wells
INTERPRETI: Martin Sheen, John Spencer, Bradley Whitford, Richard Schiff, Allison Janney, Rob Lowe
SCENEGGIATURA: Aaron Sorkin
PRODUZIONE: Warner Bros. Television
ANNO DI USCITA: 1999-2006
STAGIONI: 7 (154x42')
PRIMA MESSA IN ONDA: NBC (Usa)
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Dvd
GENERE: dramma politico

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: nessuna

CONSIGLIATO DA ORIENTASERIE

Fine anni Novanta. Il Presidente democratico Josiah Bartlet (Martin Sheen) è alla Casa Bianca da un anno e mezzo. La sua amministrazione è ancora in fase di rodaggio. I sondaggi per le elezioni di midterm destano preoccupazione. Lo staff, operativo nell’ “Ala Ovest” del titolo, ha un alto profilo morale, ottime intenzioni, ma non basta. Si può essere più efficaci, si possono fare meno errori, si deve dare ancora di più per la causa.
Sono le circostanze d’avvio della serie che è punto di riferimento obbligato nel racconto della politica. Genere che The West Wing – Tutti gli uomini del Presidente ha inaugurato, vincendo la sfida di portare in prima serata su un network generalista un argomento complesso, per un pubblico più sofisticato della media. Poco noto in Italia, il titolo ha fatto epoca in Usa ed è una pietra miliare nella storia della serialità. Ha consacrato il suo autore Aaron Sorkin come uno dei più importanti sceneggiatori contemporanei (in televisione, tra i suoi titoli, spicca The Newsroom; al cinema, il legal drama Codice d’Onore, un Oscar per The Social Network, il film biografico Steve Jobs).
Sorkin ricorda che l’ispirazione fu duplice. Da una parte, la voglia di raccontare, insieme con le fatiche lavorative dei membri di uno staff presidenziale, anche la loro umanità più ordinaria. “Mi colpiva il pensiero che questi super professionisti con grandissimo potere si ritrovano poi ad affrontare anche questioni molto prosaiche, come lo scoprire durante un viaggio diplomatico di aver dimenticato il dentifricio”. Di qui l’intento di dare ai protagonisti l’animo di persone comuni, che hanno accettato la responsabilità della politica ad altissimo livello, ma che hanno preservato una mentalità concreta e solidale, da semplice cittadino.
La seconda ispirazione, il riscontro che i politici venivano fino ad allora rappresentati soprattutto in due modi: machiavellici, oppure stupidi. Di contro, Sorkin disegna eroi. Uomini e donne per bene, non perfetti, consapevoli dei propri limiti, ma non frenati da questi.
Conseguente la scelta di incentrare la serie su un tema preciso: la forza dell’ideale. The West Wing riflette sul nodo che è il cuore stesso di ogni racconto della politica: la scelta se accondiscendere al compromesso, accontentarsi, o se buttare il cuore oltre l’ostacolo perché i valori trionfino.

Approfondimento 

Dalla vena di scrittura positiva scaturisce la concezione del cast, immaginato come la corte di un buon re che con i suoi cavalieri si batte perché la giustizia nel regno rimanga e aumenti. Il Presidente Josiah Bartlet, autorevole, genuino eppure scaltro; il navigato capo dello staff Leo McGarry, con il suo vice, il battagliero Josh Lyman; poi il pignolo e suscettibile Direttore delle Comunicazioni Toby Ziegler, con il suo vice Sam Seaborg, idealista e sensibile. Con loro, i volti femminili dell’amministrazione: la decisa first lady Abigail Bartlet, la zelante portavoce C.J. Cregg, la pragmatica consulente Mandy Hampton. Infine, coloro che sono più diretta espressione della gente comune: lo stagista puro di cuore Charlie Young, la servizievole assistente Donatella Moss, l’anziana Signora Landigham, segretaria personale del Presidente. Così Sorkin commenta la rosa dei personaggi: “C’è una grande tradizione narrativa vecchia di migliaia di anni, raccontare storie di re e dei loro palazzi, ed è quello che in realtà voglio fare”. Ancora: “Mi piace scrivere di eroi che non vestono cappa e spada”.

La politica, tra impegno pubblico e risvolti personali

Come e più che nelle altre serie dedicate ad un ambiente professionale (ospedali, distretti di polizia, studi legali…), The West Wing riesce a mettere in primo piano il risvolto personale delle vertenze tecniche che impegnano la squadra (crisi internazionali, nomina di magistrati della Corte Suprema, leggi di bilancio…). Basta una battuta nel finale per redimere una puntata ostica. Un collaboratore ricorda al Presidente che un tempo non parlavano così tanto di avversari… I cavilli su cui si erano fin lì scervellati per bloccare un emendamento ostile si trasformano in premessa per uno spiazzante elogio della politica improntata ai valori.

Una scrittura sapiente, che mescola buoni sentimenti e tono pungente

I nostri di solito ce la fanno (anche se non è così in una delle puntate più belle, quella dedicata alla pena di morte – la quattordicesima della prima stagione). Il tono è incoraggiante, can do, motivational. C’è il gusto di lasciare che i buoni sentimenti abbiano la meglio con platealità (il coinvolgente inizio della seconda stagione, con il team che si ricompatta dopo un attentato, ricordando gli inizi della campagna elettorale, cioè della loro amicizia). Non si scade nel sentimentalismo grazie allo humor dello sceneggiatore che dota i personaggi, eccezionalmente competenti, di sarcasmo verso gli antagonisti e di understatement autoironico. I dialoghi di Sorkin, briosi e puntuti, sovrabbondanti, sono diventati famosi con The West Wing. Caratteristiche le camminate dei membri dello staff che, davanti alla macchina da presa, discutono avanzando nei corridoi della Casa Bianca. Quando l’autore, dopo quattro stagioni, lascerà la produzione, non sarà più lo stesso.
La retorica filoamericana e la celebrazione del messianismo Usa possono far storcere il naso a chi non ama le superpotenze. Chi non ha simpatie progressiste troverà tantissimo da criticare, visto che la serie è schieratissima su posizioni liberal in tutte le materie possibili (interruzione di gravidanza, immigrazione, ecc.). Ma la qualità è alta.
Gli anni sono passati. The West Wing si vede ancora volentieri. Ritmo, investimento produttivo senza risparmio (il set che ricostruisce gli interni della Casa Bianca), grandi attori (Sheen su tutti). Hai la sensazione che qui Hollywood abbia voluto dare il meglio di sé per raccontare il proprio Paese e la sua istituzione simbolo.

Paolo Braga

Temi di discussione

  • Il dilemma tra la fedeltà ai valori e il compromesso;
  • Il ruolo degli Stati Uniti come superpotenza;
  • Il confronto tra le posizioni progressiste e quelle conservatrici.