The Walking Dead

The Walking Dead è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • Horror, post-apocalittico
  • (Usa)
trailer

Una delle più longeve e acclamate serie tv (10 stagioni e un’undicesima, l’ultima, in lavorazione), ambientata in un mondo post-apocalittico in cui una misteriosa malattia trasforma gli uomini in zombie assassini che sbranano ogni forma vivente.
Tratta da un fumetto di Robert Kirkman uscito nel 2003, The Walking Dead potrebbe sembrare a prima vista un prodotto horror destinato ai cultori del genere e certamente non adatto alla visione in famiglia. Ma se si supera questa prima impressione si scopre invece una serie che tratta temi di raro spessore, mantenendo sempre ben chiara la distinzione tra Bene e Male e che racconta una storia dai risvolti profondamente umani, dove a salvare sono le relazioni con gli altri e la capacità di anteporre il bene comune al proprio tornaconto personale. I “buoni”, guidati da Rick Grimes, sono tali perché sanno aiutarsi, restare in gruppo e affrontare i nemici più temibili, che – dopo qualche episodio è molto chiaro – non sono gli zombie, ma gli uomini privi ormai della propria umanità e che si credono legittimati dall’orrore che li circonda a compiere le peggiori atrocità.
La serie non è adatta a un pubblico impressionabile o di età troppo bassa – il tasso di violenza è elevato in ogni stagione -, ma si tratta di uno dei pochi prodotti televisivi che ha il coraggio di porsi domande radicali, dal forte richiamo etico, sul significato del vivere e su cosa renda una vita davvero umana e degna. Per questo può essere vista anche da adolescenti ben preparati e accompagnati da adulti.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ★
Qualità educativa: ★ ★ ★ ★ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: molte scene di violenza in tutte le stagioni. Qualche scena sensuale, mai esplicita.

Approfondimento 

Il vice sceriffo Rick Grimes (Andrew Lincoln) si risveglia ferito in un ospedale abbandonato e lentamente si rende conto che la città di Atlanta è completamente invasa dagli zombie. Così comincia l’epopea di The Walking Dead, sulla rete televisiva americana Amc il 31 ottobre del 2010 e vista da 5,3 milioni di spettatori, risultando l’episodio pilota con più audience  nella storia della rete. In generale, la prima stagione, scritta da Frank Darabont come un unico film in sei puntate, è stata acclamata da critica e pubblico. Il successo della serie è poi continuato e la sua lunga storia è costellata di record di ascolti e di giudizi entusiastici della critica, anche se non sono mancati gli appunti su alcune parti non proprio riuscite e sull’opportunità di tenere in vita uno show così a lungo, in mancanza in alcuni casi di una vera ispirazione. Del resto il mondo della storia originaria si è ampliato con due spin-off (Fear the Walking Dead  e The World Beyond) e con una trilogia di film dedicati alla figura di Rick Grimes in programma per i prossimi anni.
Pur con le sue imperfezioni, e con il suo tasso di violenza a volte davvero eccessivo, The Walking Dead resta una serie di ottimo livello qualitativo e da segnalare perché dotata come poche altre di un respiro epico. Attraverso la storia di Rick Grimes e delle complesse relazioni che si vengono a creare all’interno del suo gruppo, composto da personaggi estremamente complessi e ben delineati, credibili pur nella totale inverosimiglianza della storia in cui sono inseriti, si toccano temi di rara profondità per una serie tv.
Conosciamo Rick come difensore integerrimo della legge, marito (in crisi) e padre. E proprio il rapporto con il figlio Carl – che nel primo episodio ha dieci anni – è uno degli assi portanti della serie. Quali valori è possibile proporre in un mondo in cui la cosa più probabile che ti possa capitare è di venire morso da uno dei milioni di zombie (o walker, camminatori, come vengono chiamati per via del loro vagare continuo e disperato, senza una meta) e diventare come loro? Che senso ha crescere e prima ancora dare la vita (assistiamo a varie gravidanze a parti nel corso delle diverse stagioni) in una situazione del genere? La serie non ha paura di azzardare risposte, senza tralasciare la presenza, mai ridicolizzata, di una dimensione religiosa, con figure come il vecchio Herschel e il pastore Gabriel.
Nel vasto campionario di personaggi che impariamo a conoscere nelle varie stagioni, non manca chi dichiara apertamente la propria omosessualità, anche se mai in modo esibito.
La vita continua ad avere un senso anche in condizioni così estreme, a patto di mantenere intatto quel briciolo di umanità che rimane, alimentandolo, magari anche con gesti che possono sembrare assurdi, come quello di Carl, pronto a mettere a repentaglio la sua stessa vita per salvare uno sconosciuto, che poi si rivelerà essenziale per il gruppo grazie alle sue competenze mediche. La sfida è pensare comunque a un futuro, e costruire in vista di quell’obiettivo. E’ questo che aiuta a opporsi alla barbarie che s’impadronisce degli uomini e li trasforma in efferati aguzzini dei loro simili, in un crescendo di crudeltà, incarnata da personaggi come lo spietato governatore di Woodbury, città modello soltanto all’apparenza, o il folle Negan, l’antagonista più riuscito della serie, una figura quasi shakespeariana, che annega la sua disperazione improvvisandosi capo di una setta di “salvatori” da cui pretende totale asservimento e reprime con inaudita violenza ogni segno di ribellione. Ma sarà proprio lui ad avere un ruolo totalmente inaspettato nelle ultime stagioni della serie, dove a fare la parte dei cattivi sono i “sussurratori”, uomini e donne che vivono come zombie, si mimetizzano nei loro gruppi e perdono così ogni barlume di umanità, privi persino dei nomi propri: i capi si chiamano soltanto Alpha (interpretata magistralmente da Samantha Morton) e Beta, pronti a tutto pur di sopravvivere a modo loro, ormai praticamente indistinguibili dai morti viventi.
La serie si gioca tutta proprio su quell’impalpabile territorio che separa il vivere pienamente dal limitarsi a sopravvivere. Costruire una città, coltivare la terra, organizzare i servizi essenziali, instaurare buone relazioni, preservare il bene comune, trovando magari un posto anche per l’arte o il cinema (un intero episodio è dedicato alla ricerca di un violino Stradivari, smarrito da uno dei protagonisti e un altro al recupero di un vecchio proiettore). Questa impossibile normalità, che viene raggiunta e poi sempre messa in pericolo e distrutta nel corso della serie, è parte della risposta. Tutti i personaggi lottano per non lasciarsi andare all’orrore, anche se non sempre ci riescono. Carol, timorosa moglie maltrattata che si trasforma nel corso delle stagioni in guerriera impavida, deve passare attraverso enormi sofferenze e in più momenti lascia prevalere la rabbia; Michonne, strenua lottatrice, spesso è tentata di cedere alla crudeltà fine a se stessa; Daryl, all’inizio inaffidabile, bizzoso, rimanendo ruvido e scostante diventa un riferimento per il gruppo, anche se non sempre è in grado di evitare la violenza gratuita. Nemmeno Rick lo è. Ma sa bene qual è l’ultimo baluardo di fronte all’abisso, la strada più difficile, ma l’unica sicura. Come egli stesso afferma: “Possa la mia misericordia prevalere sulla mia ira”.

Stefania Garassini

Temi di discussione

  • Che cosa rende una vita autenticamente umana e degna di essere vissuta;
  • Le buone relazioni, l’aiuto reciproco, come valori da preservare, pena l’imbarbarimento e la perdita di umanità;
  • L’importanza di un buon rapporto padre-figlio, grazie al quale anche con i limiti e le imperfezioni, passano valori e modelli di comportamento positivi.

The Walking Dead

The Walking Dead. Una serie TV recensita da Orientaserie.it