La casa di carta

  • drammatico, azione
  • (Spagna)
trailer

Realizzata in Spagna e inizialmente trasmessa dall’emittente televisiva Antena 3, La casa di carta (La casa de papel in lingua originale) è poi passata su Netflix, diventando uno dei titoli di maggior successo del servizio di streaming on demand. La serie racconta le vicende di otto individui (ognuno soprannominato con il nome di una città diversa per mantenere l’anonimato) dai trascorsi difficili, che vengono riuniti da un personaggio misterioso, chiamato il Professore, allo scopo di portare a termine un’impresa mai tentata prima: irrompere nella zecca spagnola e stampare 2400 milioni di euro, per poi fuggire senza colpo ferire. Il piano, pensato nei minimi particolari, presuppone non soltanto il divieto di usare la violenza, ma anche quello di instaurare relazioni personali o sentimentali con gli altri membri della banda, allo scopo di evitare ogni possibile distrazione. Ma le variabili introdotte dal nutrito gruppo di ostaggi tenuti prigionieri e dal coinvolgimento, da parte della polizia, dell’abile negoziatrice Raquel Murillo rischierà di mandare all’aria il piano del Professore…
Questa è la storia che si conclude nelle prime due stagioni de La casa di carta, anche se la trama che occupa le due successive è, sotto molti aspetti (e nonostante qualche cambio di schieramento), pressoché identica: uno dei membri della banda viene catturato e gli altri decidono (anche se non è chiarissima la correlazione) di mettere in piedi un nuovo colpo – questa volta indirizzato alla Banca di Spagna – allo scopo di liberarlo…
Il successo mondiale di un prodotto come La casa di carta si può spiegare in tanti modi: la storia è coinvolgente, le puntate ricche di colpi di scena, i personaggi (veri e propri “antieroi”, come i protagonisti di alcune delle serie di maggior successo degli ultimi anni) abbastanza ben caratterizzati e dotati di un proprio (per quanto discutibile) senso morale… Rimangono però numerose questioni spinose, soprattutto per quanto riguarda la visione della serie da parte di un pubblico di ragazzini e adolescenti (che costituiscono una porzione abbastanza ampia degli spettatori): tra queste, una possibile identificazione a-problematica con i protagonisti e la luce negativa sotto cui vengono presentati quasi tutti i membri delle forze dell’ordine.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆ (prime due stagioni), ★ ★ ★ ☆ ☆ (ultime due stagioni)
Qualità educativa: ★ ★ ☆ ☆ ☆
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16

Presenza di scene sensibili: numerose scene violente e di combattimento, alcune scene a contenuto sessuale, linguaggio crudo e a volte volgare.

Approfondimento

Un gigantesco “giocattolo”. Una sorta di Mission impossible protratta per decine di ore, in cui la tensione è altissima e non cala quasi mai. Un prodotto che sembra concepito apposta per il binge watching, vale a dire la visione consecutiva e senza soste di tutti gli episodi di una serie, allo scopo di vedere “come andrà a finire”. Così si potrebbe definire La casa di carta, il cui successo si basa su alcuni punti di forza che la serie tende a reiterare, come dimostra il fatto che le ultime due stagioni appaiono, sotto molti aspetti, come una copia meno riuscita delle prime due. Al centro della serie c’è una banda costituita da individui (uomini e donne), molto diversi tra loro, con personalità ben distinte e legati (nonostante il divieto esplicito di intraprendere ogni tipo di relazione) da rapporti di amicizia e amore. Ad allargare il novero dei personaggi c’è poi il gruppo degli ostaggi, in cui trova spazio di tutto: dalla segretaria incinta e vulnerabile, al gruppo di liceali con le loro insegnanti, al direttore della zecca, l’insopportabile cialtrone Arturo Romàn…
I membri della banda, per quanto dark heroes (eroi negativi), caratterizzati più da ombre che da luci, non appaiono privi di un loro senso della moralità, per quanto a volte distorto: Nairobi si è unita alla rapina nella speranza di ricongiungersi al figlio che l’è stato sottratto quando era piccolo; Denver compie un atto altruistico nei confronti di una degli ostaggi, il Professore aborrisce qualsiasi forma di violenza… Si tratta, dunque, di personaggi indubbiamente accattivanti, anche simpatici, tutti accomunati da un passato di sofferenza, che ci viene raccontato attraverso i numerosi flashback.
Il fatto, però, di aver cercato di umanizzare così tanto un gruppo di criminali e “rifiuti della società” presuppone, dall’altra parte, la necessità di creare un nemico alla loro altezza, su cui si concentri l’odio dei protagonisti e, di conseguenza, anche quello degli spettatori. Questo nemico viene identificato nelle forze di polizia, i cui membri ci vengono presentati, alternativamente, o come emeriti imbranati (anche allo scopo di fornire momenti di sollievo comico) o come supercattivi (come nel caso del capo della sicurezza del governatore della Banca di Spagna Cesar Gandìa o dell’ispettrice Alicia Sierra nelle ultime due stagioni). I poliziotti più “umani” e in gamba, invece, non possono che finire con empatizzare con i rapinatori, fino a passare dalla loro parte.
Un altro problema evidente emerge quando i rapinatori non giustificano più il loro operato con il desiderio (puramente egoistico, per quanto in parte giustificato dai loro difficili trascorsi) di arricchirsi e di cambiare vita, ma cercano di trasformarlo in una sorta di rivolta contro un sistema sociale e finanziario iniquo. È il caso, ad esempio, dell’inserimento della canzone simbolo della Resistenza partigiana Bella ciao nella seconda stagione o dell’espediente narrativo secondo cui i ladri decidono di stampare il loro denaro e non, semplicemente, di rubarlo, oppure ancora del coinvolgimento attivo della popolazione spagnola a supporto della rapina nel corso della terza e quarta stagione.
Un ulteriore elemento problematico è quello della presenza degli ostaggi (in tutte le stagioni): gli ostaggi sono, per i rapinatori, una sorta di garanzia, indispensabile per poter negoziare con la polizia anche nelle situazioni più disperate. Il patto implicitamente sottoscritto dalla banda e dal Professore è chiaro: nessuno dovrà farsi male, essere ferito né, tantomeno, ucciso. Peccato che, all’atto pratico, rispettare questo accordo non sia così facile: gli ostaggi si organizzano, sfidano i rapinatori, provano a fuggire e, in una situazione di tensione come quella in cui si trovano, è facile innescare la bomba.
Considerati tutti questi elementi, La casa di carta risulta un prodotto da guardare con cautela e con un certo spirito critico, soprattutto se in compagnia dei più giovani. I confini tra Bene e Male sono molto (troppo) labili: personaggi inizialmente cattivi si rivelano buoni, quelli che dovrebbero essere i “buoni” sono in realtà i più malvagi… Insomma, su tutto domina una certa confusione e, soprattutto, si avverte la mancanza di un principio indispensabile all’interno di un prodotto che voglia avere una qualche valenza educativa: ossia il fatto che il male, declinato in qualsiasi forma e accompagnato da qualsiasi giustificazione, presenti sempre un conto da pagare. Conto che ne La casa di carta, al di là del sacrificio di qualche membro della banda, viene continuamente rimandato.

Cassandra Albani

Temi di discussione

  • Le relazioni e le dinamiche umane che possono venire a crearsi in una situazione di tensione;
  • Il dubbio se il denaro, anche in grandi quantità, sia in grado di garantire sicurezza e felicità;
  • Il confine sottile tra volontà individuale ed egoistica e giustificazione sociale;
  • La possibilità di rispettare un proprio codice morale in una situazione sottoposta a continui ribaltamenti e pressioni esterne.