Chiamatemi Anna

  • adattamento letterario, teen drama, in costume
  • (Canada)
trailer

Chiamatemi Anna (Anne with an “E” in originale) è l’adattamento di Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables), un grande classico della letteratura per ragazzi, scritto nel 1908 dalla canadese Lucy Maud Montgomery. Composta da 3 stagioni, la serie segue le vicende dell’orfana Anna Shirley e la sua vita con i fratelli Marilla e Matthew Cuthbert.
La serie è piuttosto fedele al romanzo originale per quanto riguarda la prima e la terza stagione. La seconda, invece, vira verso tematiche decisamente più moderne. Ci si concentra, in particolare, su un nuovo compagno di scuola di Anna, Cole, che scopre la sua omosessualità e che trova comprensione e rifugio presso un’anziana nobile, che in passato ha dovuto rinunciare al suo amore per un’altra donna, perché ritenuto inaccettabile dalla società. Di certo una questione particolarmente spinosa all’epoca di ambientazione della storia, e che apre a riflessioni più ampie sull’emarginazione, la discriminazione e il bullismo. Tuttavia, la sensazione è che la serie indulga volutamente troppo sul tema, allontanandosi dai personaggi e dalla storia originale, e forzandone la trama. Nella seconda stagione, si affronta anche il tema dell’integrazione dello straniero, attraverso il bel personaggio di Bash, ragazzo afroamericano e amico fraterno di Gilbert, che cerca di affrancarsi dalla condizione di schiavo, affrontando la diffidenza e il sospetto generali. La serie è un buon teen drama per ragazzi, che esplora, tra gli altri, il tema della fantasia e dell’immaginazione, come potenti strumenti di resilienza e di crescita.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ★ ★ (prima e terza stagione), ★ ★ ★ ☆ ☆ (seconda stagione)
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >12

Presenza di scene sensibili: alcune scene drammatiche e di tensione.

Approfondimento

Rispetto al romanzo originale e agli adattamenti finora realizzati (degno di nota l’anime giapponese del maestro Takahata del 1979), Chiamatemi Anna, ha dei toni in parte più cupi e inclini al dramma. Il passato di Anna, prima dell’arrivo dai Cuthbert, è ripercorso, per esempio, attraverso drammatici flashback, che aiutano lo spettatore a comprendere la sfaccettata personalità della ragazzina dai capelli e dalle lentiggini rosse, ma che potrebbero turbare un pubblico troppo giovane.
Sebbene il racconto sia ambientato a fine ‘800, Anna è un’eroina davvero moderna nello spirito, e sogna un futuro dove potersi realizzare umanamente e professionalmente. Definita da molti “bruttina”, Anna cresce con la convinzione di non essere fatta per il matrimonio. Nonostante creda lei stessa che l’amore non le interessi, non è esente in realtà dai suoi turbamenti, ma ciò non le impedisce di sognare una vita in cui possa immaginarsi al tempo stesso una principessa con un vestito con le maniche a sbuffo, come le sue amiche, e una studiosa avida di scoprire il mondo. Nella terza stagione, Anna è più grande e deve fare i conti con i propri sentimenti per Gilbert, il compagno di scuola con cui è sempre stata in conflitto. Il rapporto romantico tra i due è narrato con molta delicatezza, tenerezza e sensibilità.
Anna ha una fervida immaginazione, non smette un attimo di parlare e riesce a trasformare in meglio la vita di chi le sta accanto, in particolare di Matthew e Marilla. Non è raro, tra fine ‘800 e inizio ‘900, ritrovare il tema della trasformazione spirituale di un adulto per opera di un bambino, basti pensare a opere come Heidi (Johanna Spyri, 1880) o Pollyanna (Eleanor H. Porter, 1913).
Tra i personaggi positivi da segnalare, merita una menzione la signorina Stacey, la giovane insegnante del paese, che adotta metodi di insegnamento poco convenzionali, che le attireranno numerose critiche da parte degli adulti, ma che incontreranno invece il favore dei suoi ragazzi, stimolati a esercitare il proprio pensiero critico.
Gli attori principali, che interpretano rispettivamente i personaggi dell’orfana Anna e dei suoi genitori adottivi Marilla e Matthew Cuthbert, sono eccezionali. Le loro personalità vengono scandagliate con verità e passione, restituendo profondità a un romanzo che ha segnato l’infanzia di molte generazioni.
Infine, le immagini della serie, ambientata nell’Isola del Principe Edoardo, in Canada (anche se alcune riprese sono state realizzate in Ontario), sono magnifiche e maestose e rispecchiano l’immaginazione e lo spirito di avventura della protagonista.

Eleonora Fornasari

Temi di discussione

  • La famiglia, non solo biologica, ma anche adottiva, come realtà di amore;
  • La ricerca della propria identità e vocazione;
  • L’esperienza positiva del “diverso”;
  • Il potere della fantasia e dell’immaginazione come strumenti di resilienza e di crescita;
  • L’importanza dell’istruzione e del pensiero critico.

You must be logged in to post a comment.