After life

  • commedia nera
  • (Regno Unito)
trailer

La complessa elaborazione del lutto di un uomo di mezza età, da poco vedovo della moglie, morta prematuramente di cancro. È questo il tema di After Life, serie inglese scritta, prodotta, diretta e interpretata dal comico Ricky Gervais, che qui veste i panni di Tony, redattore del giornale locale della cittadina di Tambury, diretto dal cognato. Un piccolo mondo popolato di personaggi molto ben caratterizzati, impegnati a far ritrovare al protagonista le ragioni per continuare a vivere.
La vita di Tony oscilla costantemente tra una quieta normalità, fatta di un lavoro non troppo impegnativo, frequenti visite al cimitero, quotidiani incontri con il padre ospite di una casa di riposo, lunghe sessioni davanti al computer a guardare video registrati dalla moglie prima di morire, e l’idea ricorrente del suicidio, accarezzata, messa quasi in pratica e poi all’ultimo abbandonata, per impedimenti pratici o ripensamenti repentini.
La miniserie, di cui sono state proposte due stagioni composte da 6 episodi l’una – e di cui è già stata annunciata la terza – non è, a nostro avviso, un prodotto destinato a una visione condivisa in famiglia, per la complessità dei piani narrativi, la delicatezza di alcuni temi e una certa crudezza del linguaggio. Potrebbe invece risultare molto stimolante vederla con i figli adolescenti, per le domande che pone e le possibilità di dialogo che apre.
La storia ha un’evoluzione interessante: da un inizio in cui prevale la disperazione, confermata da alcuni comportamenti del protagonista distruttivi per sé e per gli altri, arriva a un epilogo in cui si apre uno spiraglio, una possibilità di vita felice, da perseguire senza mai negare l’importanza e la continuità del legame indiscusso e tenace con la moglie, anche dopo la morte.

 

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: frequente turpiloquio, allusioni sessuali, ma senza scene esplicite. Consumo di alcool e droga, allusioni al suicidio.

Approfondimento 

Il pregio principale di After Life è certamente il realismo con cui ritrae il percorso del protagonista, senza mai edulcorare la profonda sofferenza che sta attraversando.  Ed è realistica anche l’immagine che ci restituisce del matrimonio, il legame attorno al quale era imperniata completamente la vita di Tony, senza figli, con un affettuoso cane arrivato in casa come regalo per la moglie e un lavoro che non lo ha mai coinvolto troppo, perché il suo desiderio era sempre stato di “tornare a casa da Lisa”. Chi non vorrebbe un matrimonio felice come quello? È proprio questa la prima riflessione che suscita la serie di Ricky Gervais: si tratta di una celebrazione del legame matrimoniale non frequente nelle proposte tv di questi tempi. Abbiamo modo di conoscere Lisa attraverso i numerosi video che Tony guarda, sdraiato tristemente sul divano con il cane accoccolato sul petto, mentre si trattiene a stento dall’inghiottire l’intero flacone di  barbiturici sempre a portata di mano. Episodio dopo episodio, finiamo per affezionarci anche noi a questa figura di donna che dai video appare coraggiosa, di buon carattere, preoccupata di comunicare al marito le ragioni per continuare a vivere anche quando resterà senza di lei. Operazione che fatica molto a riuscire, almeno fino a tutta la prima stagione e buona parte della seconda. Tony infatti  scivola sempre di più in una depressione che non nasconde a nessuno: sembra anzi trovare sollievo nell’esibirla a tutti e nel manifestarsi sgradevole e insultante verso colleghi, amici e conoscenti. Dietro uno humour nero e impietoso, il protagonista  trasmette a tutti coloro che lo circondano il più totale disinteresse e anche una certa ostilità, fino a praticare e favorire scelte totalmente autolesionistiche legate all’abuso di alcol e sostanze psicotrope.
Momenti di relativa serenità sono gli intensi dialoghi al cimitero davanti alla tomba della moglie, con una vedova come lui, che non nega il dolore, ma sembra aver trovato un modo per conviverci. Così emerge chiaramente che l’unico modo per recuperare un minimo di gusto per la vita (“la gente crede che mi manchino le cose che facevo con Lisa, ma nessuno capisce che a me manca il non fare niente con Lisa”) è guardarsi intorno con occhi nuovi e vedere le piccole e grandi necessità delle persone: dalla giovane stagista che muove i primi passi in redazione al cognato in crisi coniugale, dai problemi finanziari del giornale sull’orlo della chiusura alla bizzarra relazione sentimentale dello strambo collega.
I personaggi sono ritratti con grande efficacia, che a volte sfocia nel grottesco, e non di rado anche in una certa gratuita volgarità (ad esempio negli esilaranti colloqui con il disastroso psicoterapeuta che dovrebbe aiutarlo). Ma nel complesso il mondo in cui si snoda la vicenda di Tony ci lascia una preziosa lezione. In assenza di una qualunque prospettiva spirituale – per il protagonista è insindacabile il fatto che dopo la morte non ci sia nulla – sono i piccoli gesti di cura, quella condivisione spicciola della vita, la consolazione inaspettata che lentamente può lasciare spazio al desiderio di riprendere la strada.

Stefania Garassini

Temi di discussione

  • Il legame matrimoniale come condivisione profonda, capace di dare senso a tutta una vita;
  • L’importanza delle relazioni di prossimità, anche quelle più inaspettate, sul lavoro e nel proprio quartiere, come aiuto spicciolo per superare situazioni difficili;
  • L’importanza del ricordo, pur in assenza di una visione religiosa della vita dopo la morte.