Poster della serie TV Widow’s Bay

Widow’s Bay

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Katie Dippold
INTERPRETI: Matthew Rhys, Kate O’Flynn, Kingston Rumi Southwick, Stephen Root, Jeff Hiller, Dale Dickey
SCENEGGIATURA: Katie Dippold e altri
PRODUZIONE: Chum Films, Spooky Tree Productions, Apple Studios
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 1 (10x31-48')
PRIMA MESSA IN ONDA: Apple TV+
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Apple TV+
GENERE: horror, black comedy
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: violenza diffusa; sequenze horror; riferimenti sessuali; uso di droga; turpiloquio.

Tom Loftis è l’intraprendente sindaco di Widow’s Bay, immaginaria località di un’isola al largo del New England: un lembo di terra perlopiù avvolto nel grigiore e nella nebbia. Nonostante questo, Tom sogna testardamente di farne una rinomata attrazione turistica. Contro tutto e contro tutti: non uno dei suoi collaboratori è infatti disposto a sostenerlo. A scoraggiarli e a farli vivere nel loro sfiduciato torpore non è soltanto lo squallore del luogo, ma la convinzione diffusa che l’isola sia afflitta da una maledizione. La secolare cronaca della cittadina è infatti satura di fenomeni paranormali, sinistre morti e macabri retroscena. Il solo a non credervi è Tom. Ma il suo ostinato scetticismo non potrà durare a lungo.
Vincitrice di numerosi Emmy nel 2026, tra cui quello per la Migliore serie comedy e per il Miglior attore protagonista in una serie comedy, Widow’s Bay è un originale abbinamento di commedia e horror: anche se talvolta l’umorismo cede il passo al dramma puro e semplice, la serie riesce a coniugare risata e brivido. Le scomposte reazioni dei suoi personaggi a mostri e spettri, così come certe goffaggini di questi ultimi, rendono il racconto più scherzoso che terrificante. Non per questo la trama rinuncia a essere avvincente: al contrario, il progressivo dissotterrare gli oscuri segreti dell’isola ne fa un thriller in piena regola. Un thriller con più livelli di lettura possibili: primo tra tutti, l’opposizione tra la velleitaria utopia di Tom Loftis e la distopia di una terra così simile alla tana di un demonio.

 

 

 

 

Approfondimento 

 

Nel disegnare il proprio mondo narrativo, Widow’s Bay attinge alle fonti più disparate. Allusioni storico-cronachistiche al triangolo delle Bermuda o al cosiddetto processo alle streghe di Salem (1692) si affiancano a orrorifiche comparse provenienti dal folklore, dalla letteratura e dal cinema, inclusi riferimenti a celebri pellicole come Gli uccelli e Lo squalo, oltre a possibili raffronti con serie televisive come Twin Peaks e Lost
Il che potrebbe far pensare ad un mero riciclo o aggregato di citazioni, unite a un vago intento parodistico. Il vero obiettivo sembra però un altro: quello di servirsi della valenza simbolica dei letali mostri tipici dell’horror per riferirsi – in questo caso – alla fondazione e alla storia degli Stati Uniti. Widow’s Bay non dista infatti dagli insediamenti dei primi migranti giunti dall’Europa, alcuni dei quali (come Cape Cod e Martha’s Vineyard) sono esplicitamente nominati. La stessa cittadina deve la sua esistenza ad un (immaginario) pioniere approdato sull’isola con un pugno di persone in cerca della loro Terra Promessa. Purtroppo per loro, le rive del Nuovo Mondo si sono dimostrate tutt’altro che immuni dalla presenza del maligno. Fuor di metafora: non è tutta gloria quella che ha intessuto l’epopea americana. 

 

Dall’utopia alla distopia

Tuttavia, il punto d’arrivo della serie non è la denuncia storica o la polemica: si tratta semmai di non illudersi di poter edificare un mondo rinnovato a tal punto da sradicare il male una volta per sempre. Che è quanto il sindaco Tom Loftis non si arrende ad accettare: in fondo, la sua diffidenza verso le lugubri credenze soprannaturali dei suoi concittadini è figlia del rifiuto ad ammettere che il male non può essere sconfitto cancellandone l’esistenza. Men che meno cercando di negarla: in fin dei conti, quella di Tom è un’utopia. Col paradossale effetto che la sua illusione rischia di ribaltarsi nel suo distopico contrario, di produrre più danno che beneficio, di alimentare la già tetra condizione di un’isola che non è certo un idillio. 
Non solo, ma il più incredulo degli abitanti di Widow’s Bay si rivela anche il più codardo: la verità è che Tom Loftis è la persona più terrorizzata dalle oscure presenze dell’isola. È anche a questo che si deve la sua pervicacia nel negarle. Ma come può un codardo essere un buon sindaco, un valente leader? Come può essere all’altezza del suo celebrato predecessore, il fondatore di Widow’s Bay? Tom vorrebbe infatti essere un degno erede della storia americana: ma quella storia chiede innanzitutto di essere accettata con realismo, nelle sue grandezze e nelle sue miserie.

 

Come si sconfigge il male?

Oltre ai numerosi riferimenti culturali – che non è indispensabile saper riconoscere –, Widow’s Bay dissemina non pochi dettagli e indizi – già oggetto di suggestive teorie – su possibili rivelazioni future: la serie sembra in effetti obbedire a una precisa e ben congegnata strategia, lasciando presagire intriganti stagioni a venire. 
Tuttavia, fermi restando i suoi pregi narrativi e l’ottima qualità della messinscena, Widow’s Bay appartiene pur sempre al genere horror: il che, sebbene non vi sia eccessiva insistenza sui risvolti più truci, potrebbe comunque scoraggiarne la visione. Fortunatamente, dell’horror si fa un uso (almeno in parte) sapiente, servendosene come raffigurazione di demoni interiori o esteriori, come riflessione sulla possibilità o meno di esorcizzarne l’incubo. 
Il problema che tormenta i maldestri e spauriti personaggi del racconto è proprio quello di infrangere la maledizione che flagella la loro isola. Per disinnescarla, occorre innanzitutto scoprirne la radice, comprenderne la natura. Al fondo di Widow’s Bay fa dunque capolino una domanda: come si affronta il male? Qual è la sua natura profonda? Esiste un modo per combatterlo?

Marco Maderna

Tematiche educative:

  • Accettare con realismo luci e ombre della storia;
  • Cancellare il male dal mondo quale obiettivo primario di ogni utopia;
  • Se e come è davvero possibile combattere il male.

Trailer Widow’s Bay