Poster della serie TV The Capture

The Capture

Qualità generale:
Qualità educativa:
IDEATORE: Ben Chanan
INTERPRETI: Holliday Grainger, Cavan Clerkin, Ginny Holder, Ben Miles, Ron Perlman
SCENEGGIATURA: Ben Chanan, vari
PRODUZIONE: Heyday Television, NBCUniversal International Studios
ANNO DI USCITA:
STAGIONI: 3 (18x56-69’)
PRIMA MESSA IN ONDA: BBC One
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Amazon Prime Video, Apple TV
GENERE: drammatico, giallo, thriller
Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >16
Presenza di scene sensibili: diverse scene di tensione e violenza.

CONSIGLIATO DA ORIENTASERIE

Dopo essere stato assolto per un crimine di guerra commesso in Afghanistan, l’ex caporale Shaun Emery viene accusato di aver rapito e ucciso il suo avvocato, Hannah Roberts. Sui fatti, registrati da una telecamera pubblica, non sembrano esserci dubbi, ma Emery continua a ribadire la propria innocenza. Mente, è vittima di un disturbo post-traumatico da stress o c’è sotto altro? L’ispettore Rachel Carey – incaricata delle indagini – si pone le stesse domande e, dall’essere pienamente convinta della colpevolezza di Emery, comincia a mettere in discussione la validità del filmato, portando lentamente alla luce una complessa cospirazione che coinvolge le stesse forze militari e politiche del Regno Unito.
Composta da tre stagioni, The Capture è un thriller solido e originale, che si interroga sui concetti di verità e menzogna nell’era dell’immagine, suscitando quesiti molto interessanti: possiamo davvero fidarci di quelle che, fino a ieri, erano considerate le prove per eccellenza, ovvero di quello che è sotto gli occhi di tutti? Fino a dove è possibile spingersi in nome della legge? Verità e giustizia procedono sempre di pari passo o per difendere una è possibile abdicare all’altra?

 

 

 

 

Approfondimento 

 

Adrenalinica, spiazzante e, soprattutto, spaventosamente attuale, The Capture è una serie thriller che costruisce la propria forza attorno a una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: e se ciò che vediamo non fosse necessariamente vero? Acclamata dalla critica, la serie britannica utilizza gli strumenti del thriller cospirativo per affrontare uno dei temi più scottanti del presente: la manipolazione delle immagini e la progressiva perdita di fiducia nei confronti di ciò che appare davanti ai nostri occhi. Deepfake, intelligenza artificiale, sorveglianza e manipolazione digitale non sono qui semplici elementi funzionali alla trama, ma diventano il cuore stesso del racconto e il dispositivo attraverso cui mettere in discussione il concetto stesso di verità.

 

Possiamo continuare a fidarci dei nostri occhi?

Fin dal principio, The Capture introduce lo spettatore in un mondo nel quale le immagini, tradizionalmente considerate una delle prove più solide e oggettive a disposizione della giustizia, possono essere alterate, ricostruite e manipolate. Telecamere di sicurezza, filmati, registrazioni e sistemi di sorveglianza, che dovrebbero contribuire a stabilire cosa sia realmente accaduto, diventano invece strumenti potenzialmente ambigui. Nel corso delle tre stagioni, The Capture amplia il discorso, portandolo progressivamente fuori dall’ambito del singolo caso criminale per estenderlo all’intero funzionamento delle istituzioni. La manipolazione delle immagini si infiltra così nei meccanismi della giustizia, nelle forze militari e nei vertici dello Stato, mettendo in discussione non soltanto la possibilità di accertare la verità, ma interrogandosi anche su chi detiene gli strumenti per costruirne una versione alternativa. La tecnologia diventa così una forma di potere: chi controlla le immagini può influenzare ciò che le persone credono di aver visto e, di conseguenza, orientare decisioni, indagini e persino equilibri politici.

 

In un mondo in cui tutto è manipolabile, è ancora possibile trovare la verità?

Al centro della storia c’è una protagonista apparentemente incorruttibile, determinata a fare il proprio lavoro e a perseguire la verità, che si ritrova però progressivamente invischiata in rapporti di forza sempre più complessi e pericolosi. Il suo percorso diventa così anche quello dello spettatore: più la storia procede, più diventa difficile distinguere alleati e nemici, verità e finzione, bianco e nero, in un continuo ribaltamento di prospettiva.
Se la tecnologia mostrata in The Capture può apparire, a prima vista, come un’estremizzazione narrativa, non possiamo non pensare che ciò che vediamo sullo schermo non è affatto distante dalla realtà di oggi. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è sempre più capace di generare immagini, video e voci indistinguibili da quelle reali, la domanda posta dalla serie assume una dimensione concreta: cosa succede quando le prove visive smettono di essere prove certe? Da questo punto di vista, The Capture non racconta soltanto una cospirazione tecnologica, ma una crisi della fiducia. Se nulla è come sembra, se qualsiasi immagine può essere manipolata e qualsiasi versione dei fatti può essere costruita, diventa sempre più difficile capire di chi potersi fidare. Ma, soprattutto, diventa difficile stabilire cosa significhi davvero conoscere la verità.

 

La ricerca della giustizia “giustifica” tutto?

La serie si spinge poi a porre un’ultima, scomoda domanda: in nome della giustizia, cosa è lecito fare? Se manipolare la realtà può servire a ottenere un risultato ritenuto giusto, dove si trova il confine tra necessità e abuso? Il fine giustifica i mezzi? Fino a che punto? E se le istituzioni incaricate di proteggerci possono utilizzare gli stessi strumenti che minacciano la nostra capacità di distinguere il vero dal falso, a chi spetta il controllo di chi detiene questo potere?

Cassandra Albani

Tematiche educative:

  • La manipolazione delle immagini e la progressiva perdita di fiducia in ciò che vediamo con i nostri occhi;
  • Il confine sempre più labile tra verità e funzione nell’era dell’immagine;
  • Il fine giustifica sempre i mezzi? È lecito utilizzare prove costruite artificialmente in nome della giustizia?

Trailer The Capture