Chernobyl


Qualità generale:
Qualità educativa:


IDEATORE: Craig Mazin
INTERPRETI: Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson
SCENEGGIATURA: Craig Mazin
PRODUZIONE: HBO, Sky UK
ANNO DI USCITA: 2019
STAGIONI: 1 (5x60-72')
PRIMA MESSA IN ONDA: HBO
DOVE SI PUÒ VEDERE ORA: Now Tv, Sky
GENERE: dramma storico-apocalittico

Età cui è rivolta la serie (secondo noi): >14
Presenza di scene sensibili: scene di grande sofferenza e cruda malattia; una scena di nudo (in contesto non erotico).

CONSIGLIATO DA ORIENTASERIE

L’ampiezza del racconto seriale per esplorare un evento articolato, personaggi molteplici, l’evolversi di situazioni che attivano diversi ambienti sociali. La misura comunque circoscritta della miniserie – una gittata corta di 5 puntate, ancora parente dell’estensione di un film – per mantenere la trama compatta su un tema importante. Con queste prerogative, Chernobyl regala il potente affresco di una tragedia immane delle cui proporzioni lo spettatore, pur forse memore dell’episodio del reattore esploso nel 1986 in un’allora ignota cittadina ucraina, non aveva consapevolezza. Televisione al suo meglio, ancorché con atmosfere ansiogene che rendono la serie non adatta a un pubblico di età inferiore ai 14 anni. Per il rigore e l’impegno civile della ricostruzione, oltre che per la qualità artistica complessiva, non è del tutto fuori luogo accostare questa produzione ad un capolavoro del cinema come Schindler’s List. Anche in Chernobyl la vicenda reale di un uomo, lo scienziato Valery Legasov, che da una posizione di collusione con un regime – il comunismo sovietico – ne sfida progressivamente dall’interno i meccanismi. Responsabile di guidare l’intervento di messa in sicurezza della centrale maledetta, Legasov lotta per convincere le autorità delle effettive, bibliche proporzioni dell’incidente. Si batte perché siano intraprese ardite, commoventi operazioni che escludano il precipitare ulteriore della situazione, una catastrofe umanitaria intercontinentale. Soprattutto, mette a repentaglio tutto quello che ha per capire e denunciare le ragioni di un disastro che non è una disgrazia. Quel potere che vorrebbe il mondo sapesse il meno possibile durante l’emergenza è, infatti, lo stesso che l’ha favorita, che si è rifiutato a lungo di riconoscerla, che non se ne vuole assumere la colpa.

 

 

Approfondimento

Come reso chiaro, già nei primissimi istanti, dalla voce over del protagonista, il tema di Chernobyl è il valore della verità, o, meglio, il costo della menzogna. Per lo sceneggiatore  Craig Mazin la vicenda del reattore esploso – la sistematica omertà sovietica tanto negli anni antecedenti l’evento, quanto durante l’emergenza – è emblematica del fatto che la verità prima o poi viene a galla e chiede il conto. Le persone innocenti che finiscono per pagarlo “sono” esse stesse la verità. In effetti, la serie non racconta solo il coraggio di Legasov. Onora anche lo spirito di solidarietà di un popolo che, con il sacrificio, ha inverato quel tanto di ideale che c’era nell’ideologia dei suoi governanti: i vigili del fuoco, i minatori, i tecnici, i militari che, in un gigantesco sforzo collettivo, hanno dato la vita per fermare la devastazione nucleare.

Da antagonista a paladino: quando è in gioco la nostra coscienza

Chernobyl è anche una storia d’amicizia. Quella tra il personaggio principale e i due che lo affiancano. Il vicepresidente del Consiglio Boris Ščerbina e la fisica nucleare Ulana Khomyuk. Ščerbina è l’uomo che fu posto a sovrintendere alle decisioni di Legasov, ma anche a trovare i mezzi per concretizzarle. Da avversario del personaggio principale ne diventa paladino, accompagnandolo nella dolorosa constatazione del volto vero e amaro dell’apparato. Ulana è inventata dallo sceneggiatore per rappresentare quei membri della comunità scientifica che lavorarono insieme a Legasov, dalla sua parte. La donna, per la competenza e la capacità intellettuale, più degli altri capisce il protagonista e ne è il mentore: colei che ha accesso alla sua coscienza, avverte quando sta cedendo al compromesso, lo pungola perché quanto è giusto sia fatto, mette l’amico davanti al dilemma sul tipo di persona che intende diventare.

Sono gli eroi che fanno la storia

Si apprezza l’abilità narrativa considerando i generi che la serie attraversa senza abbandonare la sua traccia tematica: il genere apocalittico (è davvero esploso il nucleo?), il thriller (la verità “invisibile” delle radiazioni, come un mostro sfuggente e ubiquo che ha la voce sinistra dei rilevatori usati per misurarlo), l’investigazione (cosa è accaduto quella notte? Chi e cosa è stato nascosto da decenni?), il legal (il processo, nell’ultimo episodio, con la testimonianza sofferta di Legasov). Ma Chernobyl è in primo luogo un dramma. Contando su attori magnifici, entra nella psicologia delle scelte difficili. Quando Legasov, nel pieno della tempesta, in un albergo, rispondendo alla domanda di una signora incontrata per caso, tace sulle radiazioni, obbedisce ad un mandato di riservatezza ricevuto dall’alto. All’istante, però, accusa dentro di sé il peso della menzogna. Noi lo sentiamo con lui. E con lui sentiamo nel sottotesto dei dialoghi in apparenza distesi (bellissimi) con il capo del KGB la morsa di un potere feroce.
Sono gli eroi che fanno la storia. È la lezione che ci si porta a casa da questa serie.

Paolo Braga

Temi di discussione

  • La responsabilità di chi occupa posizioni di potere;
  • Il coraggio della verità;
  • La solidarietà nella cittadinanza.