The Witcher

The Witcher è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • fantasy, azione, avventura
  • (Polonia, Usa)
trailer

Nel 2019, poco dopo la conclusione del Trono di Spade, Netflix lanciava con una poderosa campagna di marketing il suo fantasy medievale, The Witcher, di cui è appena uscita la seconda stagione.
Tratto dal ciclo di romanzi dell’autore polacco Andrzej Sapkowski, resi famosi anche dal celebre videogioco, il racconto ha per protagonista un cacciatore di mostri, Geralt di Rivia, che vaga di paese in paese offrendosi di liberare le comunità dalle presenze maligne che le minacciano. Perché questo è quello che fa un witcher: uccide mostri per denaro. Ma la stessa mutazione che gli dà la forza e la resistenza necessaria a portare a termine il suo compito, è quella che lo rende un escluso agli occhi degli altri uomini, in fondo assimilabile ai mostri di cui si deve liberare. Proprio questa condizione intermedia gli permette di cogliere la vera umanità di chi ha di fronte, anche se deformata e ormai irriconoscibile. Perché “un mostro non è solo zanne e artigli. Ma è qualcosa di imperdonabile che ha fatto”.
La storia di Geralt si alterna a quella di Ciri, una giovanissima principessa che fugge dopo la distruzione della sua città, e di Yennefer, una ragazza deforme a cui viene data l’opportunità di diventare una maga. Tre linee che iniziano a convergere fin dal primo episodio, ma che si intrecceranno solo molto avanti, in una maniera piuttosto sorprendente.
The Witcher è una serie poco adatta al pubblico più giovane, per le numerose scene sensibili, ma che, sotto la veste spettacolare e a volte eccessivamente violenta, affronta tematiche interessanti di identità e appartenenza.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ☆ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: numerose scene di violenza e a contenuto sessuale esplicito, linguaggio a tratti scurrile.

Approfondimento 

La prima stagione di The Witcher è perennemente in equilibrio fra speranza e cinismo. Questo in parte è dovuto alla struttura della serie, in cui ad ogni episodio corrisponde una diversa avventura di Geralt, tratte dalle raccolte di racconti di Andrzej Sapkowski che precedono il ciclo dei romanzi veri e propri. Se alcune puntate tendono decisamente verso l’horror, altre si giocano su toni più leggeri e non disdegnano la commedia. Tutto dipende dal “mostro” che Gerald deve affrontare e dalle ragioni che lo muovono: c’è chi obbedisce solo all’istinto, chi è accecato dalla vendetta, chi è legato da una maledizione e chi vuole solo proteggere sé stesso e i suoi cari. Quello che è certo è che le cose raramente sono come sembrano e non sempre il mostro è quello ritenuto tale. Geralt si trova così ad essere assoldato per la forza e la freddezza che lo contraddistinguono in quanto witcher, ma è solo attraverso la comprensione profonda che ha di queste creature, con cui condivide la natura di “diverso”, che può capire di volta in volta qual è la cosa giusta da fare. Nonostante la cupezza e la violenza del mondo in cui si muove, in Geralt rivive quindi l’archetipo del cavaliere errante, pronto a battersi per i più deboli nel tentativo di ripristinare una giustizia che alcune volte è raggiungibile, mentre altre sfugge inesorabilmente.
Gli fa da contraltare il percorso di Yennefer che, da ragazza gobba ed emarginata, vede nel potere (magico ma non solo) un’occasione di riscatto. Se il mondo di Geralt è dominato dalla forza, quello di Yennefer si intreccia con le complesse vicende politiche del Continente, che per il livello di cinismo ricordano da vicino il mondo del Trono di Spade. Ma in questo caso gli intrighi dei potenti sono molto meno integrati alla storia e spesso si riducono a una serie di questioni talmente machiavelliche e verbose che non fanno che rallentare il ritmo del racconto, fino a quando non esplodono in una battaglia oceanica.
Senza spoilerare troppo, possiamo dire che andando verso la seconda stagione diventa molto forte anche il tema della famiglia e della necessità che ognuno ha di entrare in relazione profonda con gli altri. Un tema che è tutt’altro che scontato per dei personaggi la cui identità è costruita intorno al loro essere degli outsider, anche se per motivi diversi (Geralt per la sua natura, Ciri per il suo passato e Yennefer per le sue scelte).
Lo sforzo produttivo, oltre che dall’ottimo cast, traspare dalla ricchezza degli effetti speciali e dalle ambientazioni spettacolari: tutti elementi su cui a volte viene fatto un po’ troppo affidamento per riempire le puntate da un’ora, ma che comunque rimangono fondamentali per portare sullo schermo un genere di intrattenimento in cui l’occhio pretende la sua parte. Inoltre, è un’interessante conferma di una tendenza attuale il fatto che Netflix abbia scelto, per una saga a così alto budget e di ampio respiro (oltre alla serie principale, è già uscito un prequel animato e uno spin-off è atteso per quest’anno), un personaggio che proprio i videogiochi hanno reso famoso in tutto il mondo.

Giulia Cavazza

Temi di discussione

  • L’umanità che si nasconde oltre l’apparenza e che, in alcuni casi, ribalta la percezione di cosa sia un “mostro”;
  • Il rapporto del “diverso” con la comunità, declinato in tutto lo spettro che va dalla discriminazione fino al controllo esercitato grazie a dei poteri straordinari;
  • La famiglia, intesa come scelta e come destino, ma comunque radicata nel bisogno profondo di stabilire relazione durature con gli altri.