Mare fuori

Mare fuori è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • adolescenziale/drammatico
  • (Italia)
trailer

Il titolo è evocativo: per i reclusi nell’Istituto di pena minorile di Napoli (ispirato all’IPM di Nisida) ci dev’essere una seconda possibilità, come quel mare oltre le sbarre. Fuori, però, c’è anche il male commesso e gli esempi spesso deleteri degli adulti. È indispensabile una crescita interiore, la consapevolezza delle cause delle ferite e degli errori, l’assunzione di responsabilità per preparare un futuro altrimenti segnato.
Il racconto è corale, i crudi flashback sui reati commessi ci presentano i detenuti: c’è chi vorrebbe affrancarsi dalla malavita, ma poi ci ricade, chi si è ritrovato a commettere un crimine quasi per gioco e chi, abituato a una vita di malaffare, cerca comunque un’occasione di riscatto. E poi c’è la direttrice che vede nel rispetto delle regole la chiave di ogni riscatto e il comandante del carcere per il quale alla disciplina va aggiunta la fiducia che per questi giovani possa esserci una rinascita. Recitata in napoletano (spesso con sottotitoli) la serie è molto esplicita nella violenza verbale, fisica e psicologica, in una realistica e drammatica rappresentazione sempre sul sottile confine dell’eccesso per provocare emozioni molto forti. Omicidio, stupro e tossicodipendenza fuori dal carcere; vendetta, sopraffazione e legge del branco dietro le sbarre, ma anche pentimento, amicizia, amore e il desiderio di una vita migliore.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆ 
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: Numerose scene di violenza esplicita, comportamenti autolesionistici; un tentativo di suicidio, violenza psicologica. Uso di sostanze stupefacenti. Scene di nudo, masturbazione. Turpiloquio.

Approfondimento

Mare fuori è un progetto che ha riscosso un grande successo sia su Raidue, sia soprattutto sulla piattaforma Raiplay. Il dato significativo è stata la presenza di un pubblico giovane e quindi l’immedesimazione che il racconto ha ottenuto in telespettatori vicini all’età dei protagonisti. Una responsabilità “pesante” che è strettamente legata alla sua dichiarata intenzione valoriale. La critica è unanime nel riconoscere un obiettivo agli antipodi rispetto a una serie come Gomorra, che celebra l’educazione criminale di cupe figure unidimensionali senza mai dubbi e pentimento. Qui, invece, i personaggi reagiscono al male (che pure è molto presente: sia quello commesso, sia quello subito) e cercano di non soccombere a esso; in tal senso sono emblematiche le urla di strazio di alcuni colpevoli dopo il loro gesto efferato. Se alcuni si perdono perché la vendetta o la pervasività del disagio hanno il sopravvento, c’è chi si apre all’amore e a una bellezza prima sconosciuta.
Forse la proporzione fra i piccoli germi di speranza e il dilagare tragico della violenza pare pendere un po’ troppo verso quest’ultima, ma la morte non ha la parola definitiva, anche se nel succedersi della trama delle due stagioni il tasso di violenza non diminuisce. Resta la coesione positiva fra la direttrice, il comandante del carcere e gli educatori, ciascuno con la sua ferita. È evidente la volontà di recupero che le istituzioni mettono in campo per “salvare” non tanto intere generazioni del Paese –  di cui Napoli è emblematico specchio – ma almeno una sola persona.
Nelle intenzioni degli autori c’è il desiderio di dissuadere dalla delinquenza rappresentata, ma la serie richiede comunque qualche cautela per la visione in famiglia. Mare fuori può essere catartico per chi già vive situazioni di disagio profondo, ma può risultare anche eccessivamente dirompente per chi non sperimenti personalmente molte delle problematiche così inquietanti che vengono descritte. In tal senso la serie necessita un accompagnamento e un confronto intergenerazionale per garantire che lo scopo educativo sia pienamente raggiunto. Ci auguriamo poi che la terza stagione annunciata non indulga, come a volte fanno le prime due, nel mostrare eccessivamente il male e il dolore connesso, senza un chiaro e proporzionato giudizio etico, che nelle prime due stagioni  è stato preso in carico non solo dalla sceneggiatura, ma anche dalla regia e da un commento musicale molto evocativo.

Giovanni Capetta

Temi di discussione

  • L’evidenza che la vendetta e tutti i comportamenti violenti, illegali o antisociali hanno sempre delle gravi conseguenze su se stessi e sul prossimo: la scelta del male porta inevitabilmente altro male ed è fallimentare; il perdono, invece, salva.
  • La centralità della responsabilità individuale e l’educazione al rispetto delle regole sono il fondamento della maturità umana e della convivenza civile.
  • Gli adulti e il contesto ambientale hanno un’influenza rilevante sui comportamenti dei minorenni.
  • Ogni valorizzazione dei talenti individuali e delle loro aspirazioni suscita nei giovani autostima e desiderio di redenzione.