L’Attacco dei Giganti

L’Attacco dei Giganti è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • horror, apocalittico, guerra
  • (Giappone)
trailer

Seid ihr das Essen? Nein, wir sind der Jäger! (“Voi siete cibo? No, noi siamo i cacciatori”). Recita così la sigla della prima stagione di L’Attacco dei Giganti (Attack on Titan, AoT), serie animata giapponese che ha avuto enorme successo in tutto il mondo, tanto da piazzarsi, secondo un recente sondaggio, in cima alle classifiche degli show più popolari negli USA, superando top-tier locali come Il Trono di Spade o The Mandalorian.

Ambientata in un universo alternativo che ricorda vagamente la Germania medievale (da cui l’uso frequente del tedesco nelle canzoni e nei nomi dei personaggi), ma anche, per storia e cultura, lo stesso Giappone, AoT ruota attorno a un’inquietante premessa: cosa succederebbe se venissimo invasi dai titani, mostruosi giganti il cui unico scopo è divorarci? A chiederselo è Eren Jaeger (“Eren il cacciatore”), un ragazzo impulsivo e con un forte senso della giustizia che non sopporta l’idea di passare la vita come “un animale in cattività”, senza mai uscire dai confini del suo distretto. Infatti, gli esseri umani hanno costruito una città-stato circondata da alte mura, che da oltre cento anni sono servite a proteggerli dai giganti. Nessuno sa però quanto durerà questa tregua, né da dove vengano i misteriosi nemici…

Finché, nell’episodio pilota, i titani attaccano il paese di Eren, decimandone gli abitanti. Il dolore per le perdite subite, e l’umiliazione di sentirsi alla mercé di una razza crudele, fortificano in lui il desiderio di entrare nel Corpo di ricerca, la fazione dell’esercito coinvolta nelle missioni più pericolose: quelle che affrontano i giganti nei territori esterni, per contenerne l’avanzata e ottenere informazioni sul loro conto. È l’inizio di un viaggio che vedrà Eren affiancato dagli amici di sempre – la fortissima Mikasa e l’esile ma intelligente Armin – e da nuovi compagni di brigata, in una lotta all’ultimo sangue per sterminare i titani. Tante le domande sollevate dalla trama, che da un lato tiene accesa la curiosità degli spettatori per un mondo complesso, puntualmente descritto nei minimi particolari, dall’altro esplora sentimenti come l’angoscia e la frustrazione per un costante pericolo (non a caso, molti hanno recuperato la serie durante il lockdown), affrontando temi di rilievo – dagli orrori della guerra all’ipocrisia di ogni fondamentalismo – con il rischio, per chi fruisce l’opera a un livello più superficiale, di assuefare alla violenza di cui il genere umano si dichiara intriso.  

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: numerose scene di violenza e crudeltà efferata.

Approfondimento 

AoT è una serie che ha segnato un’epoca. Parliamo non solo dell’anime, ma anche dell’omonimo manga che la serie traspone fedelmente, serializzato per oltre dieci anni da Kodansha – uno dei colossi dell’industria editoriale nipponica – con un totale di oltre cento milioni di copie vendute. Non sorprende che un’opera così popolare abbia generato una pletora di prodotti derivati, tra cui romanzi, film dal vero – è in cantiere un progetto made in Hollywood – e statue dei personaggi più amati in varie città dell’Arcipelago.

Dietro non ci sono solo abili strategie di marketing, ma anche una storia che funziona, scritta dall’esordiente Iseyama Hajime (classe 1986), poco più che ventenne quando iniziò AoT, e certamente vicino alle ansie delle generazioni nate a cavallo del Duemila. Sulla falsariga di violenti survival come Battle Royale e The Hunger Games, la saga di Iseyama segue le avventure di giovani addestrati per uccidere in uno scenario distopico e brutale, fondendo allusioni bibliche e mitologiche (dal concetto di castigo divino alle guerre tra titani della cosmogonia ellenica), con echi dalla storia recente.

Evidenti sono i rimandi al razzismo nazista e alla questione mediorientale, mentre risultano forse meno immediati – tranne che per il pubblico nipponico – i parallelismi con il Giappone di tardo Ottocento, quando il Paese si aprì all’Occidente dopo un isolamento durato tre secoli, e con la sua politica imperialista all’alba del conflitto mondiale. Questi spunti fanno da supporto a un intreccio di rivelazione che, mistero dopo mistero (chi sono veramente i titani? Cosa si nasconde nel mondo esterno?), interpella gli spettatori su un tema centrale: quello del rapporto tra libertà e oppressione, da cui deriva una lotta per la sopravvivenza di darwiniana memoria.

Se la struttura del plot è classica – cosa che ha contribuito alla rapida ascesa del manga, al netto del disegno ancora acerbo del fumettista – più sperimentale appare invece lo stile del racconto, ricco di flash-back, ellissi, digressioni e cambi di focalizzazione, con esiti anche ridondanti sul ritmo dell’anime (la prima stagione è effettivamente molto lenta), ma in grado, nei momenti migliori, di stupire ed entusiasmare il pubblico, creando atmosfere di forte pathos.

In particolare, uno degli aspetti più riusciti di AoT riguarda il trattamento dei personaggi secondari, tanti e tutti individualmente caratterizzati: il capitano Levi, soldato infallibile dal passato oscuro; il comandante Erwin Smith, combattuto tra sete di verità e istinto di protezione verso i suoi uomini; Jean, che passa da recluta nullafacente a leader coraggioso… È facile affezionarsi a questo cast corale, dove hanno uguale diritto di cittadinanza voci diversissime sugli eventi narrati, appannando di fatto i confini tra buoni e cattivi, mentre spicca l’assenza di un protagonista altrettanto empatico, che faccia venire davvero voglia di tifare per lui. Al contrario, Eren ci viene da subito presentato come antieroe irascibile e scostante, certamente pieno di emozioni (soprattutto negative, come ci si aspetta dall’adolescente arrabbiato che è), ma i cui reali piani restano sconosciuti fino alla fine.

Ben servito da animazioni spettacolari (spesso realizzate con ritmi di lavoro estenuanti, per star dietro alle uscite del fumetto) e da musiche epiche, AoT è un horror complessivamente ben scritto e, a suo modo, filosofico, che non mancherà di appassionare il pubblico giovane e farlo riflettere in modo non banale su argomenti interessanti. Allo stesso tempo, l’ambiguità di prospettive incarnate dai personaggi, e la cupa visio mundi del protagonista – in un mondo “crudele e bellissimo”, dove l’uomo non impara dai suoi errori, si può solo combattere o morire – rendono difficile capire da che parte stare, mancando all’opera il coraggio di condannare chiaramente il militarismo aggressivo di cui in molte nazioni è ancora fresco il ricordo.

Maria Chiara Oltolini

Temi di discussione

  • Quanto sono diversi da noi i nostri “nemici”? AoT ripropone da svariate angolazioni il tema della guerra – che vale come metafora per qualsiasi contrasto umano – ricordandoci come dietro a ogni avversario ci sia una persona, fatta di storie, desideri, debolezze;
  • L’uomo ha da sempre avuto la tentazione di ergersi al livello di una divinità, con risultati tragici: nella serie, l’esempio sono i giganti e la loro soggiacente visione cannibalica dell’Altro;
  • La necessità di riconoscere, aldilà delle differenze di credo e politica, dei fratelli nei popoli vicini e lontani, nella consapevolezza che non serve essere individui eccezionali per essere degni di rispetto, ma siamo tutti ugualmente “speciali” in quanto esseri umani;
  • Il tema della ricerca della verità e le deformazioni della propaganda, contrapponendo l’aggressione cieca di chi si sente in dovere di imporre le sue idee, al sacrificio silenzioso, spesso non spettacolare, di chi offre la vita per gli altri.