Bodyguard

  • thriller
  • (Regno Unito)
trailer

Dopo aver sventato un attacco terroristico a un treno, il veterano dell’Afghanistan David Budd, ora agente di polizia, viene promosso a guardia del corpo dello Home Secretary Julia Montague, nota per la sua controversa politica in materia di sicurezza e anti-terrorismo. Non solo Julia non piace a molti britannici (dai comuni cittadini, alle diverse istituzioni, fino agli stessi colleghi di governo), cosa che fa di lei bersaglio immediato di sconosciuti attentatori, ma si fa detestare dallo stesso David, diviso tra l’obbligo di garantirle protezione e il suo trauma bellico, che lui imputa proprio alla politica di guerra di gente come Julia.
Ma l’odio politico non gli preclude un’attrazione personale per lei; e a complicare infinitamente la sua guerra interiore c’è il fatto che non solo Julia, ma la stessa famiglia di lui – il suo brillante intervento sul treno non è stato dimenticato – si trova al centro del mirino…
È bene non andare oltre in questo racconto denso di svolte, numerose e tutte inattese. Tanti sono coloro che vorrebbero Julia Montague rimossa dal suo incarico, se non addirittura morta; vasto dunque è il vortice di minacce e di sospettati (chi è il vero mandante degli attentati?) in cui David e Julia vengono risucchiati.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆ ☆

Età cui è rivolta la serie: >14

Presenza di scene sensibili: un paio di (velate) scene sessuali e una lunga sequenza cruenta nell’episodio 2.

Approfondimento 

Sei episodi sono fin troppo pochi, non solo per una trama complessa qual è quella di Bodyguard, ma forse anche per garantire al pubblico il tempo necessario ad afferrare e meditare i profondi dilemmi morali cui l’autore sottopone i suoi personaggi, David Budd primo tra tutti. Dilemmi che ricalcano la linea tra il dovere civico (o ragion di stato) e le ragioni (o drammi) personali, le seconde delle quali, nel caso di David, sono per di più in contrasto. Da un lato, è in divergenza politica con la donna che è incaricato di proteggere (David ritiene i soldati come lui vittime delle chiacchiere e delle menzogne dei politici); dall’altro, in quanto separato dalla moglie e dai figli per via di effetti post-traumatici tuttora devastanti, trova in Julia quella compagnia umana che non è riuscito a riconquistare. In entrambi i casi, la sua fedeltà agli obblighi di guardia del corpo ne esce compromessa.
A rendere il tema del racconto ancor più impegnativo concorre il fatto che i dilemmi di cui sopra sono calati nel mondo della politica: tanti e tali sono gli attori che compongono lo scacchiere, i fattori di cui tenere conto, le convenienze e le esigenze strategiche, che riconoscere, come si suol dire, “la cosa giusta da fare” è quanto mai arduo.
Detto questo, la sfida lanciata dal creatore Jed Mercurio merita comunque di essere raccolta: il Regno Unito da lui tratteggiato, più che una nazione in guerra con l’esterno (l’attacco al treno che apre il racconto è opera di jihadisti), è una nazione in guerra con sé stessa. Le minacce a Julia Montague provengono non solo dal di fuori, ma dal di dentro: ciascun attore o istituzione sembra convinto di sapere qual è il bene del proprio Paese e per questo si sente autorizzato a eliminare gli altri. Qui, allo scontro ragion di stato/ragioni personali, subentra piuttosto un altro dilemma. Simile, ma più sottile: quello tra visioni di parte e bene comune. Fino a che punto le prime possono concorrere al secondo e quando invece gli diventano d’ostacolo?
Passioni (dolore, rabbia, paura, bisogno d’amore) e visioni di parte: queste le due insidie che, nella visione di Bodyguard, possono giungere a compromettere perfino la vita degli Stati, le prime quando vanno fuori controllo, le seconde quando si traducono in preoccupazione o ansia di convertire tutti al proprio schieramento (o, più semplicemente, di eliminarli).
Eppure, fin da subito Bodyguard suggerisce che la condizione per servire la vita in comune non è, come si potrebbe pensare, saper mettere a tacere le ragioni personali, sacrificare una parte di sé. Nel caso specifico di David Budd, si tratta di un uomo che soffre non perché dà troppo ascolto alla sofferenza che si porta appresso, ma perché non ne presta abbastanza. Si rifiuta di averne cura. E quando una vita manca di quest’attenzione, i suoi tumulti si scatenano altrove, fino ad avere il sopravvento sulla cosa pubblica. Vale a dire proprio là dove David potrebbe, al contrario, eccellere: molto in gamba nel trattare perfino coi terroristi, nell’immedesimarsi nella mente e nell’animo altrui, sa aprire canali di comunicazione ad altri impossibili, qualità che non esita a mettere al servizio di tutti.
Ma, se vuoi avere cura dell’ambiente in cui vivi, abbi innanzitutto cura di te: questo è il guanto di sfida lanciato da Bodyguard.

Marco Maderna

Temi di discussione

  • Il conflitto tra il dramma personale e il dovere civico;
  • Il confine tra le ragioni di partito e quelle del bene comune.

Bodyguard

Bodyguard una serie TV recensita da Orientaserie.it