Beforeigners

Beforeigners è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • sci-fi, crime, drammatico
  • (Norvegia)

DISPONIBILE SU RAIPLAY LA SECONDA STAGIONE DALL’11 FEBBRAIO

Cosa succederebbe se nel nostro mondo iniziassero ad arrivare persone dalle epoche passate e non avessero più la possibilità di tornare indietro?
Questo è la premessa da cui prende le mosse Beforeigners, serie norvegese che già dal titolo (neologismo tratto dalle parole inglesi “before” e “foreigners”, che si potrebbe tradurre con “stranieri del prima”) catapulta in un mondo sconosciuto ma allo stesso tempo familiare. Perché il fatto che in questo caso i migranti provengano dall’epoca preistorica, da quella vichinga o dal XIX secolo, non cambia la sostanza: sono pur sempre persone che faticano a staccarsi dalla loro lingua e cultura di origine, ma costrette a scendere a compromessi per riuscire ad integrarsi in una società che, nonostante i buoni propositi, non è veramente disposta ad accoglierli.
All’interno di questo variegato contesto, la serie si sviluppa come un classico giallo, in cui ad affiancare un detective “moderno”, c’è Alfhildr, la prima vichinga ammessa in polizia. Le indagini diventano quindi lo strumento per esplorare (spesso, purtroppo, in maniera solo superficiale) un mondo fatto di centri di prima accoglienza sovraffollati, traffici di migranti temporali, manifestazioni di intolleranza e gruppi di supporto per persone che si sentono nate nel secolo sbagliato.
La serie, prodotta dalla divisione europea di HBO e distribuita in Italia su RaiPlay, si avvicina molto più al linguaggio trasgressivo della cable tv americana piuttosto che alla nostra televisione generalista ed è quindi poco adatta al pubblico più giovane.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ☆ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ☆ ☆

Età cui è rivolta la serie: >16

Presenza di scene sensibili: diverse scene con uso di sostanze stupefacenti e alcol, scene a contenuto sessuale (anche esplicito) e di nudo, scene di abusi, utilizzo frequente di turpiloquio

Approfondimento 

Il punto di forza di questa serie risiede certamente nel suo originale mix di generi: il crime che costituisce la spina dorsale di molti prodotti televisivi è ravvivato dalla spiazzante premessa sci-fi, mentre il fulcro principale di interesse è costituito dal dramma a sfondo sociale.
Infatti, è evidente fin dalle prime puntate che ad essere approfondita non sarà l’origine e il funzionamento dei varchi temporali (anche se alcuni sviluppi della trama fanno supporre che ciò potrebbe avvenire nelle stagioni successive), quanto piuttosto le loro conseguenze: il fatto, cioè, che la Oslo contemporanea si vada sempre più riempiendo di discronici (come vengono chiamati i migranti da altre epoche). I parallelismi con i fenomeni migratori che caratterizzano la nostra società sono molteplici e riguardano sia gli aspetti più drammatici, come il fatto che i varchi temporali si aprono sempre in mare, lasciando i discronici in balia delle onde, sia quelli più leggeri, ad esempio il politically correct che impone di chiamare i vichinghi “persone di origine norrena”.
E proprio “di origine norrena” è la protagonista femminile, Alfhildr, fra i primi migranti a essere giunti nel presente e quindi molto più integrata di altri, tanto da essere riuscita a diplomarsi all’Accademia di Polizia. Per potersi iscrivere, però, ha dovuto nascondere il suo passato da guerriera, che continua comunque a ripresentarsi nella sua travolgente irruenza una volta iniziato il lavoro sul campo.
Questo la rende una partner scomoda ma a suo modo affascinante per il collega Lars, uomo pacifico e rassegnato, che lotta con una dipendenza dal calmante usato per aiutare i discronici a superare lo shock del salto temporale. Uno degli aspetti più interessanti del suo personaggio riguarda però la sua situazione familiare: dopo il divorzio, infatti, la moglie si è trovata un compagno del XIX secolo, con cui adesso Lars è costretto a negoziare alcuni aspetti dell’educazione della figlia adolescente.
È un peccato che questo tema, così come molti altri, venga sollevato ma mai veramente approfondito. La sensazione, infatti, è che dopo un inizio molto convincente, la serie abbia difficoltà a gestire le innumerevoli possibilità contenute nella sua originalissima premessa. La seconda metà del racconto, infatti, pur continuando a solleticare lo spettatore con idee sempre nuove, si lascia sfuggire alcune buone occasioni per esplorare a fondo le sue tematiche, appoggiandosi invece su una serie di rappresentazioni più bidimensionali e stereotipate. Ne sono un esempio i tratti che caratterizzano le vichinghe, spesso appiattite sul loro status di donne emancipate, battagliere e libere nei costumi, mentre i cristiani diventano l’incarnazione dell’intolleranza e dell’estremismo religioso.
Sarebbe interessante vedere se la seconda stagione, già uscita su HBO Max e presto disponibile anche su RaiPlay, è stata in grado di introdurre maggiore profondità psicologica all’interno di un’idea narrativa così promettente ed originale.

Giulia Cavazza

Temi di discussione

  • Il rapporto con il “diverso” e le difficoltà di convivenza e di integrazione nelle società occidentali incontrate da chi ha un’identità linguistica e culturale differente;
  • Il complicato processo di costruzione dell’identità all’interno di un mondo sempre più multietnico e caratterizzato da un sostanziale relativismo culturale;
  • La possibilità di farsi rimettere in discussione dal proprio passato e dalla propria eredità storica, in questo caso trattata letteralmente come una presenza viva.