Andor

Andor è una serie TV recensita da Orientaserie.it

  • Fantascienza, Avventura
  • (Usa)
trailer

CONSIGLIATO DA ORIENTASERIE

L’Impero continua a espandersi in tutta la Galassia e la sua organizzazione è sempre più capillare: non ci sono solamente gli ormai classici stoormtroopers, tutti bianchi e uguali, a garantire l’ordine, né soltanto i loro ufficiali. Polizia, guardiani, prigioni elettrificate: l’universo mostrato da questa serie sembra amplificare quello conosciuto dagli appassionati della saga di Star Wars. Ma più che aumentare questo universo già vastissimo, Andor lo approfondisce da un lato che non è quello della Forza, chiaro o oscuro che sia. Anzi, l’entità che tiene in equilibrio il destino della galassia non viene nemmeno mai nominata e lo stesso avviene per Jedi e Sith.
Per questo Andor è una serie rivolta non solo ai fan di Star Wars, ma a un pubblico più vasto. Droidi, fucili laser e navicelle spaziali sono le uniche licenze fantascientifiche di una serie che mette l’umano al cuore del racconto: Cassian Andor è un eterno migrante, salvato da un pianeta distrutto e da allora in fuga dall’Impero e da se stesso. Cassian infatti non è un eroe: è un ladro che cerca al tempo stesso di salvare e vendere cara la sua pelle, per sopravvivere in una galassia ostile. Non si è mai potuto permettere una morale, e infatti sbaglia sin dalla prima puntata, attirando le attenzioni dell’Impero su di lui. Ma d’altronde, gli autori sembrano suggerire che non ci possano essere regole di condotta per chi non si è mai sentito parte di qualcosa: solo quando si avvicinerà alla Ribellione, dopo un colpo finito male, Cassian inizierà a chiedersi qual è il suo ruolo nella Storia della Galassia.
La serie, a parte qualche scena di violenza nei limiti del genere, è rivolta a tutti e può anche essere vista in famiglia. Un consiglio: il racconto parte lento, presentando molti personaggi e ambienti, pertanto bisogna avere un po’ di pazienza nelle prime puntate.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ☆
Qualità educativa: ★ ★ ★ ☆

Età cui è rivolta la serie: per tutti.

Presenza di scene sensibili: violenza nei limiti del genere.

Approfondimento

La serie fa da prequel a uno dei film più amati dai fan di Guerre stellari: Rogue One: A Star Wars Story (2016, diretto da Gareth Edwards), primo spin-off della saga ambientata “in una Galassia lontana lontana”. Lo sceneggiatore del film, Tony Gilroy, conosciuto per l’Avvocato del diavolo e per un’altra celebre saga cinematografica – Bourne – è stato chiamato per diventare lo showrunner di Andor nel difficile tentativo di riportare l’atmosfera di Rogue One in una serie tv dedicata a uno dei suoi protagonisti: la spia-soldato della Ribellione Cassian Andor.
Rogue One aveva conquistato il pubblico per la sua distanza dalle ultime produzioni della Lucasfilm, troppo incentrate su duelli con le spade laser e acrobatici usi della Forza, ma soprattutto sul dualismo Jedi/Sith. Da tempo i fan chiedevano una storia che approfondisse l’universo di Star Wars e non i suoi eroi classici. Da qui l’idea vincente di Tony Gilroy nel puntare su un vecchio soggetto di John Knoll, supervisore degli effetti speciali della saga sin dall’ultimo capitolo della trilogia originale (Il ritorno dello Jedi, 1983, diretto da George Lucas) –; una curiosità, Knoll è anche il creatore di Photoshop. Il suo soggetto proponeva la storia dietro al furto dei piani di costruzione della Morte Nera, l’enorme nave spaziale grande quanto una luna capace di distruggere un intero pianeta con il suo raggio distruttore.
Nel film, Cassian Andor arriva a sacrificarsi purché la missione si compia: Tony Gilroy e Diego Luna, che intepreta Cassian anche nella serie e che Gilroy ha interpellato in fase di scrittura, in Andor hanno incentrato lo sviluppo del personaggio domandandosi quale arco di trasformazione potesse avere un ex ladro che deciderà di sacrificarsi per un futuro migliore. Un tema che ritorna anche in altri personaggi della serie: su tutti uno dei fondatori dell’Alleanza Ribelle, Luthen Rael, interpretato ottimamente da Stellan Skarsgård, mentore e al tempo stesso doppio drammaturgico di Cassian, a cui gli autori hanno dato il monologo più emozionante della serie, che parla del costo del sacrificio: “Brucio la mia vita per far sorgere un’alba che so che non vedrò mai”.
La recitazione di Skarsgård è solo una delle ottime prove attoriali offerte dalla serie: Diego Luna tornando nei panni di Cassian Andor dimostra di padroneggiare l’interpretazione del personaggio, mostrandone lati che erano rimasti nascosti in Rogue One. Una citazione la merita anche Andy Serkis, il mutevole attore esperto di recitazione in motion capture, mediante la quale ha potuto vestire i panni di Gollum nella saga del Signore degli Anelli, di King Kong nell’omonimo remake del 2005 e di tanti altri personaggi immaginari resi grazie alla tecnologia. In Andor Serkis recita invece con la sua faccia, come aveva già fatto in un’altra saga di successo (Avengers). Stavolta però Serkis ha potuto interpretare un ruolo molto profondo, quello di un prigioniero a capo del suo reparto ai lavori forzati, mostrando quanto sia difficile abbandonare un mondo conosciuto e a cui si è abituati, anche se si tratta di un carcere.

Claudio F. Benedetti

Temi di discussione

  • Il costo del sacrificio.
  • La morale esiste solo se condivisa?
  • Sposare una causa e abbandonare lo status quo.