Atypical

  • commedia
  • (Usa)
trailer

Sam Gardner ha 18 anni, ama disegnare e odia i rumori forti, molto spesso fraintende il comportamento delle persone che gli stanno intorno, ma in compenso sa tutto di quello dei pinguini: una situazione piuttosto normale, dato che è affetto da un disturbo che rientra nello spettro dell’autismo. Eppure, nonostante le sue difficoltà relazionali, ha deciso che è arrivato il momento di trovarsi una ragazza.
Questo è l’inizio di Atypical, una delicata e divertentissima dramedy, che racconta le grandi sfide dell’adolescenza dal punto di vista di un ragazzo autistico. E, se da una parte questo permette di immedesimarsi profondamente nella mente di un ragazzo considerato “diverso”, capendo la logica che sta dietro anche ai comportamenti più assurdi, dall’altra consente di trattare temi universali – affettività, scuola, indipendenza, amicizia – con un’ironia e una semplicità altrimenti impossibili. Perché Sam non coglie mai i sottintesi e ha bisogno di fare chiarezza chiamando le cose con il loro nome, almeno con le persone di cui si può fidare: prima di tutto con la sua psicologa, Julia, e con il suo migliore amico Zahid, ma soprattutto con la sua presentissima e affettuosa famiglia. Sono tutti personaggi le cui storie prendono mano a mano più spazio, arrivando a comporre un mosaico su quello che significa vivere con un ragazzo autistico e, più in profondità, essere una famiglia e amarsi nelle reciproche “diversità”.
Per la delicatezza e la profondità con cui vengono trattati i temi fondamentali dell’adolescenza, la serie si presta a una visione in famiglia, soprattutto dai 14 anni. Si tenga presente però che alcune tematiche sollevate nella terza stagione riguardo l’identità di genere sono delicate e richiedono un pubblico più maturo.

Giudizio riassuntivo

Qualità generale: ★ ★ ★ ★ ★
Qualità educativa: ★ ★ ★ ★ ☆

Età cui è rivolta la serie: >14

Presenza di scene sensibili: alcune scene a contenuto sessuale non esplicite.

Approfondimento 

“Sono strano. È quello che dicono tutti. A volte non capisco di cosa parlano le persone e questo mi fa sentire solo anche se c’è altra gente intorno a me”.
Queste sono le prime parole pronunciate da Sam e mostrano con grande chiarezza l’intento della serie: farci vedere il mondo con gli occhi di un ragazzo affetto da autismo. All’inizio questa immedesimazione sembra soprattutto una inesauribile fonte di delicata ironia, perché la realtà di Sam – routinaria, molto limitata nelle relazioni sociali e sempre ricondotta a ferree regole che diligentemente appunta sul suo quaderno – è notevolmente diversa da quella della maggior parte degli adolescenti. Ma più si va avanti e più ci si rende conto che in realtà i problemi che Sam si trova ad affrontare sono gli stessi di tutti noi e il fatto di essere autistico ne modifica forse la modalità di espressione, ma non certo la sostanza.
E se quindi, in un primo momento, sentirlo annunciare a una cena di famiglia che è arrivato il momento di trovarsi una ragazza ci ha fatto sorridere, piano piano ci rendiamo conto che il suo desiderio di amare e di essere amato è uguale a quello di chiunque altro e in un attimo ci ritroviamo a fare il tifo per lui nei suoi improbabili tentativi di corteggiamento. Perché in fondo a chi non è capitato di innamorarsi di una ragazza idealizzata e impossibile, per poi dover imparare a voler bene a una bizzarra ma molto più reale compagna di scuola?
Atypical è una serie che fa ridere e piangere insieme, toccando punte di vera poesia senza mai risultare sdolcinata. Riesce a sostenere una prima stagione in cui la ricerca di Sam è incentrato sulle relazioni affettive (con una particolare attenzione a non ridurle mai alla loro dimensione sessuale, che viene toccata con grande delicatezza) e ad aprirsi in quelle successive su sfide ancora più ardite: l’indipendenza, l’amicizia, il passaggio dal college all’università e la scoperta delle proprie passioni.
Sicuramente questa serie esplora una tematica molto cavalcata da Netflix, quella della “diversità”, ma senza sbandierarla come un valore assoluto, quanto piuttosto declinandola con intelligenza e sensibilità. Sam vorrebbe essere “normale”, ma la sua normalità non può che essere un delicato equilibrio fra lo sforzo di superare i suoi limiti e l’accettazione di quello che è, possibile solo grazie all’amore delle persone che gli stanno intorno.
Proprio per questo motivo grande spazio viene dato alla sua famiglia, di cui non vengono nascosti i limiti (tanti problemi nasceranno proprio dal fatto che la madre ha dedicato tutta la vita a prendersi cura di questo figlio “speciale” dimenticandosi di tutto il resto), ma che rimane un centro sicuro di affetto e di comprensione. Un luogo che vale la pena difendere. E ricostruire quando rischia di sgretolarsi.
La serie non è ancora terminata e dovremo aspettare la quarta e ultima stagione per scoprire il destino dei Gardner, ma per il momento non possiamo fare a meno di annoverarli fra i migliori esempi di commedia familiare presenti su Netflix.

Giulia Cavazza

Temi di discussione

  • L’autismo, sia dal punto di vista di chi lo vive, sia da quello di chi gli sta intorno;
  • L’amore, declinato nelle relazioni affettive fra adolescenti e all’interno del nucleo familiare;
  • La famiglia, come centro affettivo in cui essere accettati e accolti nonostante le proprie fragilità;
  • La crescita, la conquista dell’indipendenza, la scoperta delle proprie passioni e della propria strada nel mondo.